Lo “Chateau Garage” di Zymé

Quando ho sentito pronunciare il termine “Chateau Garage” mi si sono rizzate le orecchie e non ho potuto fare a meno di accendere la mia telecamera e piazzarmi davanti a Celestino Gaspari, cuore pulsante di Zymé, una azienda della Valpolicella che, se ancora non conoscete, dovete conoscere.

Un percorso lungo, una esperienza che ha portato Celestino alla decisione di realizzare un prodotto senza compromessi, un vino ottenuto mettendo a frutto la migliore uva disponibile e la sua esperienza.

Garganega, Trebbiano toscano, Sauvignon Blanc, Chardonnay, Corvina, Corvinone, Rondinella, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Syraz, Teroldego, Croatina, Oseleta, Sangiovese, Marzemino…  Arlequin , questo è il nome della “risultante” di questo percorso.

Tante uve quali espressione di un territorio, ma anche e soprattutto espressione del desiderio di lavorare nel pieno rispetto della terra e nella ricerca di simbiosi tra uomo e natura, ed è per questo che nel raccontare il suo vino Celestino parla di pigiatura a piedi, fermentazione a temperature naturali e lieviti indigeni.  Uomo-vite-terra-sole-acqua sono indubbiamente i cinque elementi necessari per la produzione del vino, ma mai come in questo caso l’elemento uomo è determinante e il nome Zymè – in greco “lievito” – rappresenta al meglio la “smania” di Celestino nella ricerca di nuove rotte.

E’ dalla sua presentazione in Svizzera che nasce la definizione di Chateau Garage. Un po’ come Steve Jobs per il suo Mac e per una produzione nata in garage, appunto. Ma la vena di Zymè non si esaurisce con Arlequin e, come Steve, anche Celestino Gaspari dal garage di partenza è riuscito a dare corpo alle sue idee.

E’ un percorso strano, per me, quello che Celestino mi propone. Dal suo “From black to white”, un IGT Veneto nel quale la rondinella , solitamente rossa, viene usata nella sua versione bianca passando per Valpolicella Superiore, Oseleta, Amarone e Kairos.  Un percorso inaspettato, fatto di un naso che percepisce variazioni diverse dal solito, da vitigni che non conoscevo, di blend che dimostrano ancora una volta lo spirito da alchimista di Celestino Gaspari. Un uomo attento alla terra, all’ecosostenibilità, ma soprattutto  a non abbandonare le sue idee, ad esempio non interrompendo quel filo conduttore che partito da Arlequin mi ritrovo ancora nella essenza del Kairos e, non ultimo, nella sua etichetta.

“Uomo-vite-terra-sole-acqua”, questi i cinque elementi, che io sostituirei senza ombra di dubbio con “Celestino-vite-terra-sole-acqua” ????

www.Zyme.it

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