A Varramista, la prossima volta ci voglio venire in vespa!

Per quelli della mia età, Pontedera fa rima con “Piaggio”. O meglio, se proprio vogliamo dirla tutta, fa rima con “Vespa”. Venire a Pontedera, per me, è stato un po’ come rivivere quei momenti nei quali l’obiettivo adolescenziale era il “vespino” prima e il “vespone 125” poi.

Però si cresce, e dai motori si passa ad altro.

Qualche oretta di auto passata in piacevole compagnia e ci siamo. Un cancello ci separa da quella che si annuncia essere una tenuta di quelle che lasciano il segno. Siamo a Varramista, a Montopoli Val d’Arno, un’azienda che di cose da raccontare ne ha molte, ma siamo pronti per raccogliere ogni singolo dettaglio di questi racconti.

L’accoglienza di Francesca Frediani, direttore commerciale di Varramista da circa un ventennio, è di quelle che ti fanno subito sentire a casa. La tenuta invece è di quelle che fanno in modo che la tua mandibola, di fronte a tanta bellezza, ceda inevitabilmente alla forza di gravità.

Una proprietà di 390 ettari dei quali 200 di bosco e 8 di vigneto. Siamo circondati dal verde dei prati, dei pascoli, delle vigne, e non solo. Al centro si erge la Villa, una costruzione del 1598, acquistata negli anni 50 dalla Famiglia Piaggio. Ma è stata la visione di Giovanni Alberto Agnelli, agli inizi degli anni ’90 a “disegnare” (passatemi questo termine improprio) quello che oggi Varramista rappresenta.

Con chiunque parli il racconto è sempre lo stesso, quello di un “Giovannino” che amava uscire e vivere il territorio e condividere le sue passioni, non ultima quella per il Syrah. Una presenza talmente forte da farne sentire la mancanza. Una presenza che ancora si sente frequentando questa azienda seppur per due soli giorni.

Si, è vero, vengo rapito dal verde e dal contesto, e le parole tendono a virare verso quelle sensazioni, ma siamo qui per prendere contatto con una realtà produttiva di queste sorprendenti Terre di Pisa che Claudia Marinelli continua a farci conoscere.

In programma c’è una verticale di quindici annate, poi diventate diciassette, di Varramista IGT Rosso.

Il verde, l’accoglienza, il clima che si respira ti fanno sentire a casa. Mi sento un po’ meno a casa quando varco il salone che verrà utilizzato per la degustazione. Sontuoso, oserei dire. Sapere inoltre che la Villa viene aperta solo in rare occasioni, e che questa verticale è una di quelle “rare occasioni”, potrebbe lasciar intendere che si tratterà di un evento estremamente formale… e invece no, vivo questa esperienza in modo confortevole, smanioso di scoprire fino in fondo tutto il vino che mi stanno versando nei calici.

17 annate, e la sorpresa di trovare Federico Staderini, che ho già avuto modo di conoscere e apprezzare, a guidare la degustazione.  Cominciamo bene.

Oltre ai 5 ettari di vigneti di Capalbio, qui a Montopoli Val d’Arno i vitigni presenti in azienda sono il syrah, il sangiovese e il merlot per una produzione media annua che si attesta fra le 35.000 e le 45.000 bottiglie a seconda dell’andamento climatico.

Varramista Igt rosso, inizialmente pensato in blend con Sangiovese e Merlot, diventa Syrah in purezza dal 2003. “Mano e Pazienza”, sono questi i criteri fondanti che permettono a questo vino di evolversi – come dice Federico – da “scorbutico” a elegante.
A noi di Wining.it piacciono i racconti, e quello di Federico lo trovate qui di seguito

E’ stato intrigante farsi accompagnare in questo percorso, iniziando dalla scommessa del Syrah nelle Terre di Pisa, per passare poi a quei “”giri di boa” che hanno connotato sempre di più il Varramista IGT Rosso. Una evoluzione continua, accompagnata da competenza tecnica, ma anche da amore per questa terra e questa azienda.

Non è mia abitudine soffermarmi sulle note degustative di tutto ciò che è passato nel mio calice. C’è chi sa farlo meglio di me, e poi come al solito mi piace raccontare le emozioni. Vado via da Varramista con uno stato d’animo che spazia tra il confort e la sensazione di aver vissuto due giorni con gente che conoscevo da anni. Due giorni passati in un posto incredibile reso “a portata di mano” dall’energia e dall’accoglienza di Claudia Marinelli e – senza fare torto a Michela Bulleri, direttore generale dell’Azienda e agli enologi Luca Collecchi e Daniele Galli (Capalbio)– di Francesca Frediani, la quale è a mio avviso vero motore di questa azienda, alla quale lascio con piacere la parola.

PS. Occhio, che la prossima volta voglio venire in vespa!

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Maurizio Gabriele

Maurizio Gabriele

Fondamentalmente un curioso. Programmatore e sistemista pentito, decide di virare in modo netto verso il mondo della comunicazione, caratterizzato da progetti decisamente più stimolanti. Attratto dalla cucina sia come forma di espressione che di nutrimento e, inevitabilmente, dal vino. Sommelier dal 2018. In giurie internazionali dal 2020. Writer per passione. Entusiasta per scelta di vita.

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