di Jenny Gomez

worlds-03 Decanter, Gambero Rosso, Herald Tribune, Slow Food, Vanity Fair, L’Espresso, Radio 24, New York Times, Wining.itEbbene sì! Anche noi eravamo a  Pescara  alla cerimonia di premiazione del concorso giornalistico internazionale “Words of Wine-Parole di Vino”,  promosso dal Consorzio di Tutela dei Vini d’Abruzzo. I più blasonati critici enogastronomici, italiani e stranieri, si sono dati appuntamento in Abruzzo per un Press Tour di 2 giorni conclusosi con una importante cerimonia, condotta da Gioacchino Bonsignore, caporedattore della  rubrica “Gusto Tg5”, e Franco Maria Ricci, uno dei due personaggi del mondo del vino più chiacchierati del momento. Ma non ne parliamo in questa sede. Troppe cose da raccontare. Bello esserci laddove puoi incontrarti faccia a faccia con professionisti che vengono consideri dei veri “miti”.

Fa specie chiedere a uno di loro di mettersi cortesemente a favore di luce per uno scatto fotografico e sentirsi dire: “Mi faccio fotografare senza problemi, ma io non sono un personaggio”.  A riprova che “la semplicità è la forma della vera grandezza”, direbbe De Santis. Il giornalista in questione è Marco Sabellico del Gambero Rosso, artefice della più bella degustazione guidata che mi sia mai capitata di seguire al Vinitaly. Ma lui è convinto di essere un giornalista “normale”. Andare dietro le quinte in queste occasioni serve a fare incontri simili, serve a scoprire fatti e persone. Come un affabile Davide Oldani, The Chef La5, che in tv sembra il “solito” chef, invece di persona si dimostra  molto competente e riservato. Giri l’angolo e trovi l’austera Mrs Arkell della Bbc che ti sorride; vedi arrivare Francesco Paolo Valentini e signora, che vorrebbero sedersi tra il pubblico e non in prima fila, e vedi un frettoloso Bruno Vespa, presente per ricevere il premio “Abruzzese Doc”. Lo ritira e si scusa perché deve andare via. Abbandona la cerimonia a causa di impegni.


Se volessimo descrivere l’evento, paragonandolo a un vino, sarebbe un austero blend, dal bel colore rosso granato, con lacrime e archetti fitti che sembrano sfidare la forza di gravità. Al naso tripudio di profumi, tanti quanti i protagonisti: (iniziando dagli ospiti stranieri) Julie Arkell BBC, Sunday Times Wine Club e The Daily Telegraph, Uk; Marisa D’Vari e Gilbert Winfield,  Decanter  Usa e Uk rispettivamente; Lindsay Oram, Wine Clubs  Uk;  Eleonora Scholes, Vinnaya Karta  Meinger’s Wine Russia; Chaim Helfgott,  Fine Wine investment manager, Israele; Thomas Rydberg, Vinbladet, Ekstra Blade  Danimarca; Emy Kameyama presidente AIS Giappone; Costanze Reuscher, Die welt Germania; Chris Warde Jones,  New York Times e Vanity fair, Uk; Susan Hulme, AWE inspiring wine news, Uk; Julian Hitner, The successful Collector Canada. Per l’Italia: Davide Paolini, Il Gastronauta Radio24; Marco Sabellico, Gambero Rosso; Davide Oldani, The Chef La5; Marco Bolasco, Slow Food; Enzo Vizzari, direttore guide L’Espresso; Giovanni Mantovani, direttore Verona Fiere-Vinitaly; Cristina Lazzati, direttore Gdo Week; Fulvio Collovati, giornalista enogastronomico Odeon Tv e Bruno Vespa, Rai1.

Con un bouquet così assortito, ritornando agli odori, è facile che qualche nota prevalga sulle altre. Si sa, i blend sono sempre una sfida. Ed ecco spiccare “Sua Maestà”  Mrs. Arkell. L’arcinota “lady di ferro” del giornalismo enogastronomico ha relazionato per mezz’ora in merito alle leve di marketing e le dinamiche di mercato del vino in ambito europeo, con la precisione che la contraddistingue, ma eccedendo decisamente nei tempi. Di tenore opposto la relazione, in un ottimo italiano, fatta dalla nipponica Emy Kameyama, breve ed esaustiva. La Kameyama, avvolta in uno splendido kimono, ha spostato l’attenzione dai volumi d’affari, agli aspetti culturali da considerare per raggiungere con successo un determinato mercato, nella fattispecie quello giapponese. “In apparenza l’abbinamento vino italiano-cibo giapponese sembra difficile, invece non lo è – ha spiegato Emy – basta capire la base della nostra cucina, che non è sinonimo esclusivamente di sushi. Amiamo il contrasto dolce-salato e abbiamo tante salse fermentate che ben si abbinano a vini secchi strutturati. I nostri vini sono tendenzialmente dolci. Quando ho iniziato a proporre i vini abruzzesi ho scoperto la loro versatilità e quanto sono apprezzati nel nostro paese. Il Giappone ha un consumo procapite di vino molto modesto – ha concluso Emy – importiamo vino dalla Francia, dal Cile e dall’Italia. Siamo un mercato da scoprire, il giusto modo per farlo è entrare in sintonia con la nostra tradizione culinaria”. Questo lieve e duraturo profumo d’Oriente, si mischia ad altre note altrettanto piacevoli, rappresentate dagli argomenti esposti dai restanti relatori, prevalentemente incentrati sulla necessità di comunicare secondo lo schema trivalente vino-territorio-emozione.

Procediamo con l’analisi sensoriale. È il turno del palato. Se “Words of Wine” fosse un vino,  in bocca sarebbe decisamente opulento, robusto, quasi masticabile, dalla persistenza infinita, infatti, la cerimonia è durata circa 4 ore. Da un vino così ci si aspettano grandi cose, qualche scia insolita, un retrogusto intrigante. Eccoci accontentati! Prima di consegnare i premi e in seguito all’ennesima lode alle potenzialità del vino abruzzese, chiede la parola Enzo Vizzari, L’Espresso. “Ho ascoltato con attenzione, sono orgoglioso di partecipare a questa iniziativa. Se tanti giornalisti, italiani e stranieri,  hanno deciso di seguire questo evento è perché l’Abruzzo e i suoi vini lo meritano. Ma in queste tre ore è emerso che il vino abruzzese è una scoperta per tanti, in Italia e all’estero. Se fossi abruzzese sarei triste e preoccupato. Perché se una regione come la vostra, sotto il profilo turistico ed enogastronomico, viene scoperta solo adesso, ci sono delle responsabilità ben precise e qualcuno si deve interrogare”. Un brillantissimo Giocchino Bonsignore, nei cui panni non avrei voluto trovarmi, con guizzo invidiabile, buttandola sulla battuta e guardando le prime file – le autorità, per intenderci – ha invitato a riflettere in merito. D’altronde,  quando si è alle prese con un sorso impegnativo, quando si ha a che fare con un vino complesso, ma solo abbastanza armonico, la cosa migliore è prendersi del tempo e meditare.

Il premio giornalistico “Words of Wine”  ha saputo regalare emozioni, ha dato il giusto rilievo  ai produttori abruzzesi e ha posto l’accento sulla necessità di recuperare in fretta il tempo perduto. Trovando le giuste strategie di marketing, valorizzando le risorse del territorio, potenziando i servizi a supporto del comparto vitivinicolo e coinvolgendo gli operatori del settore, tra cui i giornalisti.  Come dimostrato, il supporto di  Wining a questa nobile causa non è mai venuto meno.

 

I VINCITORI DI “WORDS OF WINE – PAROLE DI VINO”

– Categoria stampa italiana ed estera – Vini rossi

Luciano Ferraro (Corriere della sera)

Vini bianchi: Paolo Massobrio (La Stampa)

-Categoria stampa specializzata

Daniele Maestri (Bibenda)

-Categoria online  

Italia: Alessio Noè ( Gambero Rosso.it )

Estero: Giancarlo Politi (Flash art on line)

-Categoria Radio

Radio 24, Voci D’Impresa. Premio ritirato dalla caporedattrice Radio 24 Maria Piera Ceci

– Categoria televisione

Italia: La7, Fuori di gusto. Premio ritirato da Tinto conduttore del programma insieme a Fede.

Estero: Class CNBC Bloomberg

-Categoria fotografia e documentari

Linea Verde (RAI). Premio ritirato da Rosaria Rumbo responsabile del programma.

-Premio speciale “Abruzzese DOC”. Bruno Vespa

Ai vincitori del premio è stato consegnato “Il Calice” opera realizzata appositamente per “Words of Wine” dallo scultore abruzzese Ettore Spalletti. Uno degli artisti italiani più stimati all’estero. Ha esposto al Guggenheim Museum di New York, all Musee d’art Moderne di Parigi, quattro volte alla Biennale di Venezia e al Museum Of Modern Art di New York.

 

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A proposito dell'autore

Jenny Gomez

Jenny Viant Gomez, ma preferisco Jenny Gomez. Sono cubana, da 20 anni in Italia, laureata, giornalista freelance per scelta, sposata, sommelier, gourmet, figlia unica, ottimista ponderata, superattenta osservatrice e di poche parole. Amo viaggiare, ballare e frequentare bella gente (per me la categoria include persone di qualsiasi ceto sociale allegre, sagge, schiette e poco inclini alla recita...). Sono sempre alla ricerca di nuove cose da fare. Grosso difetto: se mi innamoro di un progetto mi ci dedico in toto. Colori preferiti bianco e nero. Detesto la maleducazione, la musica a palla e le richieste di amicizia su Facebook da sconosciuti o, peggio ancora, da persone che incrocio spesso e a stento salutano. Adoro le scarpe, le borse, lo Champagne, la sincerità disarmante dei bambini e degli alticci. Credo molto nella solidarietà, nelle affinità e poco nell'amicizia (ho solo 3 vere amiche, ma ne troverò delle altre, sono sicura). Tratto distintivo: sorriso stampato abbagliante e antistress. Scusate, continuerei, ma ho sforato di una riga...

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