di Marina Alaimo Acino Ebbro
E’ sempre un piacere ascoltare Raffaele Moccia, raccontare i suoi vini e le vigne in bilico tra due crateri: Agnano ed Astroni. Potremmo dire che sia quasi una scuola di vita la sua dedizione totale al territorio e la serenità profonda che trasmette parola dopo parola, quella di chi vive in totale pace con se stesso e con gli altri. La degustazione da me guidata si è svolta in occasione di Markus Wine Experience, un programma che prevede una serie di incontri e degustazioni presso il ristorante Markus di Maurizio De Riggi a San Paolo Bel Sito in provincia di Napoli.

L’azienda di Raffaele rientra tra le vigne metropolitane di Napoli, le seconde dopo Vienna per estensione in Europa. E proprio i dieci ettari di Moccia, compresi in un unico corpo, hanno permesso a Napoli di vantare questo primato. Agnano è infatti un quartiere della città: è anche un vulcano, uno dei più di quaranta crateri che si estendono sul territorio della DOC dei Campi Flegrei, i campi ardenti.

Sono tanti i valori racchiusi tra i filari di Agnanum che rendono unico questo luogo e straordinari i vini qui prodotti. Raffaele si è lungamente lasciato andare nel suo racconto che preserva, tra le altre cose uniche e rare, la memoria delle tecniche specifiche, indispensabili per condurre la vigna ed il linguaggio ricco di termini dialettali strettamente legati all’attività vitivinicola locale. E’ uno dei pochi “vutecari”, praticamente una sorta di ingegneri della vigna, specializzati nel progettare, costruire e manutenzionare le terrazze vitate in questo areale con esigenze specifiche dettate dalla natura del suolo costituito in superficie da un alto strato di cenere, quindi molto friabile e polveroso.

“Vutecaro” prende origine da “vuteca”, la “curva” che rappresenta la forma geometrica seguita dagli stretti terrazzamenti. Tra i dieci ettari si custodisce un ampio vigneto storico con piante che sfiorano i 200 anni. Le viti sono tutte a piede franco, grazie al suolo vulcanico, molto sciolto, che impedisce alla fillossera di abitarlo. Come detto in apertura, le vuteche sono in bilico tra due crateri: Agnano, completamente ingoiato dal cemento e posto frontalmente; e alle spalle Astroni che accoglie un folto bosco incantato, ente parco ed Oasi del WWF.

Maurizio De Riggi, Raffaele Moccia e Marina Alaimo

Raffaele spende tutto il tempo nel suo vigneto: perciò occasioni come questa degustazione sono rare e preziose. Lui è stato tra i primi ad investire sulla longevità della Falanghina – il vitigno principe dei Campi Flegrei e ci è riuscito con risultati sorprendenti.

Iniziamo questa mini verticale il millesimo 2008, elegante, profondo, sottile, luminoso in tutti i suoi aspetti. Dorato nel colore e brillante, apre su sottili note tostate che lentamente degradano cedendo con grazia il passo al bergamotto, lo zafferano e la salvia. Il sorso avvolge e intriga, conferma l’eleganza espressa al naso, ha un andamento morbido, sinuoso, la freschezza è integra e dà ritmo insieme alle note saline di chiusura. 

Vini Agnanum

Notevole l’annata 2012: sa mantenere alta l’attenzione sorso dopo sorso. Appena balsamico in apertura, ha carattere solare, intenso, elegante nei toni del mandarino, della grafite e lavanda. Il sorso è ricco, ben sostenuto dalla freschezza che conferisce vivacità nella giusta misura. A questo punto le aspettative sono alte per la prossima annata, la 2016, che non delude, anzi, sa entusiasmare. Dichiara un temperamento giovane, pur rimanendo in piena sintonia con gli assaggi precedenti. E’ intenso nei profumi che vanno dai toni floreali agli agrumi, decisa la vena minerale, poi ancora mandorla. All’assaggio è polposo e vibrante per la freschezza spinta –  proprio un bel vino.

Non poteva non essere in degustazione il Piedirosso, una delle migliori espressioni di questo vitigno che finalmente vive un momento felice.
Il Piedirosso 2015 centra in pieno il terroir dove questo vitigno si esprime al meglio. E’ ampio nei profumi, elegante nei sentori di viola, è prugna e ciliegia, grafite e sottile sulle note di liquirizia. Succoso e vibrante in bocca, sottile, croccante, appena tannico, si fa bere e ribere con avidità.

Zeppola di San Pietro

Spaghetto 3.0

Fassone in primavera

Ai vini di Raffaele Moccia lo chef Maurizio De Riggi ha abbinato questi piatti: zeppola di San Pietro, ispirata al tradizionale dolce napoletano dedicato a San Giuseppe, qui in versione salata e con prodotti del mare; fassone in primavera; spaghetto 3.0 con tre tipologie di spaghetto monograno; scarpetta con ragù di scottona e parmigiano reggiano.