di Alessia Canarino
Mentre le vicende politiche in Italia, ci dividono, creando malumori e acredine, chi pensa a rinsaldare il nostro patriottismo sotto il tricolore? L’Associazione Italiana Sommelier, delegazione di Murgia, ha fornito la risposta e la cura a queste divisioni, riunendo l’Italia enologica sotto un’unica bandiera, con la quinta edizione della manifestazione “Vitigni e Vini, Fratelli d’Italia” che si è svolta a Castellana Grotte (BA) lo scorso 18 ottobre.

Pur sottolineando le differenze da regione a regione dei vari vitigni autoctoni, l’Ais Murgia ha unito oltre un centinaio di aziende, più o meno conosciute al grande pubblico, che come prerogativa hanno nella gamma, almeno un vino prodotto da vitigni autoctoni minori.

Quindi, lasciando da parte Nebbiolo, Sangiovese, Fiano, ecco entrare in scena per questa interessante degustazione, da Nord a Sud, isole incluse, Maceratino, Tuchì, Bovale … tutti vitigni autoctoni, alcuni quasi estinti, che però rappresentano un bagaglio enologico di pregio per i tanti produttori italiani e per i partecipanti all’evento che hanno avuto la fortuna di assaggiare delle chicche, non sempre facilmente reperibili.

Molti di questi vitigni nascondono storie originali, conservate insieme alle poche barbatelle recuperate dall’espianto, come la Cococciola, il Groppello, il Cornalin, tutti appartenenti al gruppo dei cosiddetti vitigni minori. Alcuni importati, come la Vitovska dalla Slovenia, altri incroci, come il Rebo (da Merlot e Teroldego), ma tutti caratterizzati da una ben distinta personalità.

Ed ecco i dieci migliori assaggi, suddivisi per regione, di vini in purezza dai vitigni meno conosciuti:

LOMBARDIA
Podere Selva Capuzza – Campo del Soglio San Martino della Battaglia DOC – Tuchì 100%

Il nome del vitigno lascia poco spazio ai dubbi, il tuchì non è altro che il tocai, il cui nome è stato cambiato per distinguerlo dal Tokaij ungherese, come successo con il Friulano. Contribuisce per l’80% alla DOC San Martino della Battaglia ed è sempre stato considerato, localmente, il vitigno del cuore, un’uva minore da proteggere e tutelare, da qui il nome vezzeggiativo Tuchì. Nel calice ha un colore dorato brillante, che al naso si esprime con note agrumate e di zafferano, con una bella consistenza e pienezza al palato.

VENETO
Erminio Miotti, Gruajo vino rosso – Gruajo 100%
Unico produttore ad allevare ancora pochissimi filari, meno di un ettaro di uva Gruajo, le cui testimonianze risalgono al Settecento, quando veniva chiamato cruvaio ovvero crudo, a causa della sua  caratteristica di maturazione irregolare dei grappoli. Da sempre considerata un’uva minore, tanto da essere allevata all’interno dei filari, nascosta da altre viti e a causa della scarsissima disponibilità mai iscritta al Registro Nazionale, pertanto consentita  solo per la produzione di semplice vino rosso. Dal colore granato, al naso ha sentori di piccoli frutti scuri e sottobosco, rimarcati al palato da una buona struttura e sentori leggermente selvatici.

 

EMILIA
Poderi Morini, Savignone Ravenna rosso IGT – Centesimino 100%
Anche chiamato Sovignone rosso, per le sue caratteristiche aromatiche che ricordano la persistenza olfattiva del Sauvignon blanc, il Centesimino non ha nulla da condividere con il Sauvignon rouge, ma mostra particolare versatilità nell’utilizzo, dalla vinificazione in acciaio, all’appassimento per la produzione di vini dolci. Si dice sia sopravvissuto alla fillossera, perché allevato in un giardino nobiliare circondato da mura. Di certo una fortuna, goderne ancora. Vivace al colore e al naso, con sentori di melograno e frutti rossi, in bocca il tannino è vellutato e ben equilibrato, con una lunga persistenza.

MARCHE     
Fontezoppa, Ribona Colli Maceratesi DOC – Maceratino 100%
Un vitigno, che potrebbe essere definito neutro, ma che ha forti legami con il Greco, tanto da essere spesso confuso con esso. Chiamato anche Verdicchio marino o Ribona, è un vitigno che contribuisce alla DOC Colli Maceratesi. Il vino si presenta di un bel colore paglierino vivace ed al naso si esprime con note di fiori gialli, buccia di arancia e pesca gialla. Al palato, il sorso è piacevole e minerale.

Terracruda, Marche IGT – Garofanata 100%
Vitigno autoctono a lungo rimasto confinato nella provincia di Ancona, attualmente diffuso anche tra Pesaro ed Urbino. Il suo nome lo deve ad una spiccata aromaticità, che si constata già dagli acini dell’uva e che ricorda quella del Moscato. Ed effettivamente, oltre alla brillantezza e alla vivacità di colore simile a quella del moscato, al naso ha note fruttate di litchi e pesca bianca, mentre al  palato i sentori fruttati e vagamente minerali chiudono con un leggero residuo zuccherino, che rendono il sorso vagamente abboccato.

LAZIO
Azienda Agricola Monti Cecubi, Abbuoto Filari San Raffaele IGT – Abbuoto 100%
Vitigno a bacca rossa, citato addirittura da Orazio, che se ne serve per le feste e lo elogia per la sua capacità di invecchiamento, l’abbuoto o vino cecubo è un vitigno che nel Lazio ha trovato la sua dimora d’eccellenza. Il suo nome, dal greco, era anche Dracontion, ovvero serpente, per la caratteristica dei grappoli di arrampicarsi lungo la vite. Un vino pieno, corposo, che già dal colore impenetrabile svela il suo carattere nerboruto. I sentori di piccola frutta scura sono ben amalgamati ad una fitta trama tannica, che col tempo tenderà a levigarsi.

PUGLIA
Cantine Imperatore, Quarto colore Orange Wine Puglia IGT – Pampanuto 100%

Considerato un clone del Verdeca, il Pampanuto è un vitigno a bacca bianca a lungo utilizzato nei blend con altri vitigni autoctoni pugliesi, in particolare il Bombino bianco, entrambi molto diffusi nell’alta Murgia. E’ un vino generalmente considerato delicato e di pronta beva, ma Cantine Imperatore lo propone in una versione originale, di orange wine, con una macerazione su bucce di tre settimane in acciaio e una settimana in botte. Il “quarto colore” in effetti è un oro ramato, con un bouquet floreale che spazia dalla zagara ai fiori d’arancio, all’acacia, ma che al palato rimarca una bella salinità che si contrappone felicemente ad un’elegante sensazione vellutata.

Pirro Varone, Vigne Rare Salento rosso IGT – Grisola 100%
Diffuso soprattutto nella Puglia meridionale, la Grisola, probabilmente non è altro che una varietà di Barbera. Si tratta di un vitigno molto antico, a lungo trascurato e poi riscoperto e reimpiantato nel territorio di Manduria. La relazione con la Barbera è evidente dal colore violaceo, quasi purpureo e dai sentori di frutta scura, marasca e lampone. Al palato si mostra elegante, agile e ben equilibrato.

SARDEGNA
Quartomoro, Memorie di Vite BVL Isola dei Nuraghi IGT – Bovale 100%
Varietà antica, probabilmente di origine spagnola e differente geneticamente dalla varietà Bovale grande, condivide molte caratteristiche con il mourvedre. Dopo l’introduzione nel quattordicesimo secolo, ha trovato la sua area di elezione nel Cagliaritano. Ha colore rubino violaceo, con note al naso di viola e frutta scura matura. Al palato è caratterizzato da tannini fermi e vellutati, che sicuramente gioveranno di qualche anno di affinamento.

Orro, Spinarba Nieddera Valle del Tirso IGT – Nieddera 100%
Siamo nella Valle del Tirso, nei pressi di Oristano, dove all’ombra della più celebre Vernaccia, viene allevata questa varietà antichissima, probabilmente di origine fenicia, il cui nome lo deve al suo colore scurissimo, niedda-vera, molto scura, appunto. Colore rubino intenso, con sentori leggermente erbacei, dal peperone al bosso, mentre al sorso si esprime con pienezza ed equilibrio.