di Marina Alaimo
Vitematta, quanto mi piace questa idea della follia associata ad un progetto di rinascita e rivincita di un territorio che finalmente rialza la testa e prende coscienza del fatto che nulla è impossibile. Siamo a Casal di Principe, dove i casalesi sono i suoi abitanti e non un clan di camorristi come siamo abituati a pensare sull’eco di una stampa pressante sul tema. E non a torto, in quanto per decenni questa famiglia ha tenuto sotto scacco l’intera area dominandola con ferocia.
L’areale Aversano a Nord di Napoli, invece, è terra di antica tradizione agricola di altissima qualità. La definizione “Terra dei fuochi”, scellerata e crudele, se da un lato ha raccontato il disagio dovuto al fatto che di frequente si desse fuoco ai tanti, troppi rifiuti abbandonati per le strade meno frequentate, dall’altra ha infamato indistintamente tutti gli abitanti che vivono sul territorio.
Oggi, percorrendo le grandi vie di scorrimento automobilistico, il paesaggio è tornato a verdeggiare, la campagna rivive un momento felice, almeno dal punto di vista estetico. La popolazione ha riacquisito fiducia ed è tornata ad investire nel settore agricolo in un territorio particolarmente vocato per la fertilità dei suoli vulcanici e per il clima mite. Nonostante questa rinascita rurale sia una gioia per gli occhi, e non solo, non leggiamo titoloni sui giornali che raccontano questo fenomeno positivo così come li abbiamo letti quando hanno echeggiato in maniera assordante il marchio “Terra dei fuochi”.

Proprio su un terreno confiscato alla camorra, tra i comuni di Casal di Principe e Santa Maria La Fossa, la Cooperativa Sociale Eureka Onlus ha piantato la vite, l’Asprinio che qui è di casa da almeno 2000 anni. Il metodo di allevamento è per lo più a spalliera, ma si è scelto anche di reimpiantare la bellissima alberata aversana di origine etrusca che da sempre caratterizza il paesaggio. Un bellissimo progetto di rinascita che ridà fiducia e speranza all’intera comunità. Proprio in questi giorni, nell’antico cortile nel centro storico di Casal di Principe, Vitematta ha presentato i due spumanti: Il Principe metodo classico 2016, e il Brut metodo Martinotti. A seguire la piccola azienda è l’enologo Gianluca Tommaselli ed i risultati dei vini nei calici sono molto interessanti.VITEMATTA BRUT
Questo è il secondo anno che la cantina vinifica e l’entusiasmo di quanti sono venuti per conoscere da vicino le bollicine da Asprinio di Aversa è stato davvero vibrante. Il sindaco Renato Natale. al momento dei saluti, in maniera del tutto informale, ha dichiarato che questa deve essere “la Terra dell’Asprinio”: il vino di antica fama deve riacquisire e ridare al territorio l’identità perduta.
A questo punto, la speranza e l’entusiasmo che hanno accompagnato il brindisi con le bollicine di Asprinio Vitematta sia contagioso e coinvolga tutti in maniera virale tanto da vedere espandersi presto i filari di questo vitigno, cugino stretto del Greco di Tufo. E sì, sarebbe proprio una bella storia se la vite riprendesse il suo dominio del tutto naturale: la piacevolezza dell’Asprinio con la sua freschezza decisa sa essere coinvolgente, ha tutte le carte in mano per riuscire a vincere la partita. Così Vitematta ha già calato il suo poker, senza mai barare.

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