di Jenny Gomez  

 Parliamo delle Virtù teramane, legate indissolubilmente alle altre virtù: quelle teologali e cardinali. Di primo acchito potrebbe sembrare troppo ambizioso come accostamento, in fondo stiamo per parlare di una levirtu-17sorta di minestra, ma trattasi di un’espressione della civiltà contadina. Allora, è chiaro che oltre al fatto prettamente culinario ci sono ingredienti importanti dal valore socio-antropologico.  Vuole la leggenda che le Virtù dovessero essere cucinate da sette vergini per ben sette ore, sette come le virtù cristiane, e che dovessero contenere sette tipi di legumi, sette tipi di pasta e sette tipi di erbe. La leggenda intrecciata con il pragmatismo agreste si traduce nella necessità che avevano i contadini di ripulire la dispensa dagli avanzi dell’inverno, per fare spazio a nuove provviste. Legumi secchi, pasta di varie tipologie, resti del maiale e altro ancora venivano conditi con le primizie dell’orto. Il tutto si mangiava in famiglia, con amici, si offriva ai meno fortunati, si offriva anche alla terra e agli animali.  Era un modo per salutare l’arrivo della bella stagione, senza sprecare nulla e all’insegna della ritualità.

Ed e così che a Teramo, da secoli, ogni 1° maggio si replica il leggendario rito delle Virtù. Si preparano a casa e nei ristoranti, anche da asporto. È normale vedere fuori dai ristoranti lunghe file di persone munite di pentole. È una festa che si attende con ansia, perché è un momento di condivisione delle tradizioni e dei valori, anche quello dell’amicizia. Come dimostra la terza edizione del concorso  “Virtu’ & Cerasuolo” promosso dall’Associazione Culturale Giovanna Lamolinara. Associazione fondata in onore di Giovanna dagli amici che, non rassegnandosi alla sua scomparsa,  hanno deciso di ricordarla proseguendo il suo lavoro di sommelier ed esperta di enogastronomia.
Con “Virtu’ & Cerasuolo”, i promotori dell’iniziativa Antonietta Mazzeo e Peppino Forcella dell’Ais Teramo, hanno trovato un bel modo per proporre il piatto simbolo della città. Presso il ristorante ITigli” dell’HotelAbruzzi hanno accolto tanti ospiti,  una giuria severa composta  da chef ed esperti di enogastronomia e sei concorrenti non professioniste. Ciascuna ovviamente ha interpretato il piatto in maniera diversa, aggiungendo tocchi originali, come la crosta di formaggio. Da disciplinare bisogna cuocere separatamente tutti gli ingredienti e poi amalgamarli senza che prevalga un sapore sull’altro. È necessario provvedere alla cottura di tante varietà di legumi secchi, legumi freschi, verdure, ortaggi, erbe aromatiche, ossi di maiale, orecchie, cotenna, carne di manzo, pasta fresca all’uovo e pasta fresca (acqua e farina). Ci si stanca solo a leggere, immaginiamo a prepararle…
Non va trascurato un altro dettaglio, non sembrerebbe, ma è un piatto delicato e soggetto a rapide alterazioni. Preparare le Virtù con molto anticipo o conservarle a lungo, e in maniera non adeguata,   potrebbe determinare il deperimento degli ingredienti, con il conseguente rischio per la salute.  È un lavoraccio! Ma tanta fatica è ripagata dalla piacevolezza che sanno esprimere una volta messe nel piatto, servite fumanti e in generose porzioni sprigionano tutti gli odori della campagna.. Ma un  pasto con le Virtù diventa ancora più ghiotto se è preceduto da un antipasto a base di pecorino di Farindola (di cui in passato vi ho raccontato tutti i segreti) e un calice di Montonico  Santapupa La Quercia.
Il Montonico è un vitigno autoctono dell’entroterra teramano (Bisenti e parte di Cermignano).  Regala un vino piacevolissimo, dalla gradazione alcolica bassa, giallo tendente al verdolino, al naso note semplici. In abbinamento con la chicca casearia di Farindola prevale quest’ultima e nonostante ciò risulta ugualmente gradevole. È un tipo di  vino in cui la temperatura di servizio gioca veramente un ruolo decisivo nella percezione del ventaglio organolettico. Immaginate la bottiglia che trasuda. Perfetto! Il Montonico Santapupa freddo al punto giusto scende che è una meraviglia.
Ma ritorniamo alle Virtù, passando da un altro vino, con la premessa che 
non sono facili da abbinare le Virtù. Sembrano destinate all’abbinamento per valorizzazione, si comportano da prima donna se accompagnate al Cerasuolo. Per l’occasione il Clivis di Cantina Colonnella.È un piatto “megalomane” in cui si ritrovano quasi tutte le caratteristiche che compongono il mosaico sensoriale di un cibo, abbinarci un vino diventa un rompicapo. Così un relatore dell’Ais ha  tentato di spiegare ai commensali, scheda grafica di abbinamento vino-cibo alla mano. Ma l’argomento non è di immediato  approccio – si sa – soprattutto in pochi minuti durante una cena conviviale.
Nel tentativo di trovare la bottiglia giusta, non ci resta che attendere il prossimo 1° maggio, per rendere omaggio con le Virtù a un valore di cui spesso dubitiamo, ma che per fortuna esiste: l’amicizia.

 

Links:
www.facebook.com/vinoe.am
www.te.camcom.it/upload/file/1007/503832/FILENAME/DISCIPLINARE.pdf
www.vinilaquercia.it
www.cantinacolonnella.it
www.pecorinodifarindola.it