di Michela Pierallini

Ho fame. Buon segno, è un indice di buona salute. Evidentemente sto sempre molto bene, a giudicare dai miei numerosi spuntini. Questa però è l’ora di pranzo e sono al Castello di San Salvatore in occasionevinovilla3-4 di Vino in Villa, il festival internazionale del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG organizzato dal Consorzio di Tutela. Ho finito le mie degustazioni in solitaria e mi metto alla ricerca di qualcosa di buono da mangiare. Attraverso le sale completamente vuote al piano inferiore, salgo la scala e arrivo al piano superiore dove vedo una lunga fila di persone con il piatto in mano. Scelgo di iniziare dal dessert, almeno sono sicura di riuscire a mettere qualcosa sotto i denti. Gelée di Conegliano Valdobbiadene DOCG con fragole fresche ghiacciate. Bellissimo l’effetto cromatico e molto carini i fiori. Ti perdi nella coppetta e vivi una primavera che fuori dalla finestra non c’è. Riesco ad arrivare alla faraona marinata su misticanza e piselli freschi. L’odore è molto intenso e ho paura che possa interferire con le mie degustazioni, invece in bocca si rivela un piatto ben equilibrato nei sapori, che ben si sposa con il prosecco.
Col Vetoraz, a S. Stefano di Valdobbiadene. Questo prosecco lo conosco bene ma lo bevo sempre volentieri perché lo trovo meraviglioso. Il brut è leggermente agrumato e regala al naso profumi di pesca e gelsomino. Accarezza il palato con un perlage fine e delicato. Una donna di classe con un filo di perle al collo, che scendono fino a sfiorare il seno.
La Tordera, a Vidor. Bevo il brut, che sarebbe più giusto chiamare extra-brut, considerando il residuo zuccherino di 4,5 g/L. Gradevole al naso, con i suoi profumi di frutti bianchi a pezzettini e piacevole in bocca, con la sua mineralità e il perlage leggero.
Le Colture, a S. Stefano di Valdobbiadene. Azienda a conduzione familiare, assaggio il brut. Profumi puliti e ben riconoscibili di fiori bianchi e agrumi. Mi ritrovo a dondolare sull’altalena in un grande parco verde. In bocca è delicato ed ha un perlage fine. Molto versatile negli abbinamenti. Mi sembra perfetto anche per stuzzicare l’appetito, come aperitivo.
Scendo di nuovo al piano inferiore ed entro nella sala, dove i produttori sono pronti per farti vivere un sogno con i loro vini.
Marco è uno dei quattro fratelli che lavorano con il padre nell’azienda di famiglia “Col del Sas” Spagnol a Vidor. “Il “Rive di Solighetto” brut è fatto con le uve di un unico vigneto” mi spiega. Mi colpisce una nota di balsamico, quasi di mentolo e Marco mi dice che capita al vino ottenuto da glera di collina ormai avanti con gli anni. Il vino forse è imbottigliato da poco perché è ancora un po’ scomposto ma se gli diamo il tempo di assestarsi sono certa che sarà un eccellente prosecco.

Perlage, di Soligo, è l’unica cantina della DOCG Conegliano Valdobbiadene che produce vini biologici da moltissimi anni. Vedo un brut dal nome “Animae” e non posso fare a meno di assaggiarlo. Contiene appena 8 mg/L di anidride solforosa e un residuo zuccherino di 4 g/L. Il naso coglie profumi di uva, frutta matura e crosta di pane, in bocca è coerente, armonioso e persistente. Credo che gli abbinamenti siano del tutto soggettivi. A me viene in mente un bel plaid a quadrettoni, buttato sull’erba di un prato e via col pane e salame! Starebbe bene anche con un piatto di crostacei, o pesce alla griglia.
Nani Rizzi è una piccola cantina a Guia, condotta da Denis Spagnol. Buono il brut millesimato, dove l’uva glera è integrata con perera e bianchetta. Profumi floreali di acacia appena fiorita e fruttati di mela golden e pezzettoni di pesca gialla. In bocca è coerente e veramente delizioso. Il dry è glera al 100%. Fruttato e floreale tornano, in veste elegante e raffinata. Questa volta abbandono il plaid nel prato per una terrazza vista mare, al tramonto.
Montesel si trova a 1 km da casa mia, a Colfosco, e prima di oggi non avevo mai assaggiato questi vini. Scherzi del destino. Renzo e la moglie Vania si occupano, insieme, della piccola azienda e dalla bontà dei loro vini mi sembra che ci sia un ottimo affiatamento. Persone alla mano, simpatiche, che riescono a trasmettere ai loro vini tutta la loro spontaneità. Alla domanda di Renzo di indovinare il residuo zuccherino del brut, prendo un bel granchio. Tutto è così ben equilibrato che non avrei mai detto 13! Degusto tutti i vini, dei quali mi piacciono anche i nomi, Riva dei Fiori e Vigne del Paradiso, ma non ve li racconto, meritano di essere bevuti.
Marchiori, piccola azienda di Farra di Soligo, due fratelli, Giuseppe e Umberto e una sorella raggiante e piena d’energia, Sara. Qui mi fermo più del solito e mi faccio anche scattare una foto. E’ impressionante come una smemorata come me, dopo un anno si ricordi ancora i nomi dei ragazzi, i nomi dei vini, il disegno in etichetta e anche com’è strutturata la brochure. Hanno colpito nel segno! Questo è un fantastico mix di cuore, anima, creatività, impegno e collaborazione. Il tutto amalgamato e spalmato su una buona dose di rispetto, per il creato e per il prossimo. E’ naturale che il loro prosecco sia buono, entusiasmante, perché è così che lo producono, con entusiasmo. Ho fatto molte domande e preso appunti ma non scriverò niente. Consiglio vivamente una visita in azienda, ed è quello che farò presto anch’io, per immergersi nella totalità del pro-feeling.
Marcello Lucchetta, piccola realtà di Conegliano. Idem come sopra. Una famiglia al servizio dei vigneti. I due fratelli Marco e Alessandro che seguono insieme l’intera filiera e si scambiano informazioni e aiuto. Marco è attivo anche all’interno del consorzio e anche nel LAVIPE, Laboratorio Viticolo Permanente di cui non posso fare a meno di parlare, in un articolo dedicato. E’ incoraggiante vedere ragazzi giovani che si riuniscono per scambiarsi idee su come migliorare il loro territorio, che studiano per cercare molecole alternative che non siano nocive per l’ambiente in cui vivono, che impegnano il loro tempo per un bene comune. Ecco perché non parlo dei sentori fruttati di questi vini, perché c’è qualcosa di più importante alle spalle e v’invito a fare personalmente le degustazioni.
Lo so, sto cambiando strada e le mie note degustative sembrano rivolte all’animo umano anziché al vino che ho nel bicchiere. Non c’è forse questo alla base di tutto? Chi meglio di un produttore rispettoso e di buon cuore, con competenza e conoscenza delle tecniche di vigneto e di cantina, ovviamente, può dare al suo vino un’impronta tale da far vibrare le corde di chi lo beve? I descrittori del prosecco sono molti e possono variare, ma dopo un po’ di schede compilate, si rischia la ripetizione. Ho scelto di tenere questo stile di degustazione, molto personale, perché è nato spontaneamente. Senza volere mi sono accorta che nella mia moleskine le pagine si sono arricchite di vocaboli diversi, prima leggevo mela, pera, glicine e acacia, ora leggo rispetto, evoluzione, ritorno alle origini, collaborazione. Nessuna parola esclude l’altra, vorrei solo riuscire a tenerle tutte insieme.
L’ultimo prosecco prima che qualcuno mi chiuda dentro il Castello, poiché ho oltrepassato l’orario di chiusura, è quello della cantina Angelo Bortolin, gestita da Desiderio insieme alle sorelle Paola e Cristina. Ancora un esempio di collaborazione e soprattutto di quanto riesca a fare una famiglia se resta unita. Desiderio è un ragazzo spiritoso pieno d’idee e spirito d’iniziativa. I suoi vini sono come lui, freschi, energici, briosi, ma allo stesso tempo sanno essere eleganti e raffinati. Consiglio spassionato è di berli. Il brut si apre con note floreali e fruttate, una primavera sulla spiaggia deserta, passeggiando a piedi nudi. In bocca è coerente e armonioso, un pareo di seta turchese che scivola giù, sulle conchiglie bianche.
E ora, senza pareo ma con gli stivali e il cappellino da pompiere, torno al parcheggio, questa volta a piedi, per godere della pioggia che scende e trasforma i profumi dei giardini. Un po’ d’acqua dopo tanto vino ci vuole!
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A proposito dell'autore

Sono Michela, cos'altro posso dire? Se volete conoscere qualcosa di me, leggete i miei articoli, tra una riga e l'altra si capiscono molte cose. Scrivo perché ho bisogno di esternare le mie emozioni, di condividere le mie esperienze e di far conoscere le prelibatezze che mi entusiasmano. Sono una consulente di immagine e comunicazione per le aziende del settore enogastronomico. Mi prendo cura di tutto ciò che riguarda il web. In realtà sul web io mi diverto e faccio incontri strepitosi, come quello con Umberto Gambino che mi ospita su wining.it.Studi di agraria ed enologia alle spalle mi aiutano a comprendere la materia, il master in Reiki Usui mi permette di entrare in empatia con l'Anima del mondo. E' così che me la godo. Del vino apprezzo le vibrazioni positive e la storia che racconta, del cibo mi entusiasma il suo percorso, e l'armonia del gusto. Mi piace ridere e dire quello che penso. Ho finito. P.S. L'ho scritto che sono una toscanaccia? Ecco, ora l'ho scritto

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