di Sara Vani

“In Lazio Veritas”, recita lo slogan sul padiglione dedicato. Lasciatemi essere campanilista per una volta. Va bene, non sono romana, ma la città eterna mi ha adottato ormai da quasi nove anni ed è arrivato il momento di parlare dei vini del Lazio. Ma invece di dedicarmi ad appassionanti degustazioni, abbandono l’esercizio dei sensi per un po’ perché voglio cercare di fare chiarezza sull’argomento delle nuove denominazioni. Approfitto della disponibilità di Massimo Roscia, scrittore ed enogastronomo, che mi accompagna e mi indica sapientemente con chi confrontarmi in questo viaggio alla scoperta dell’attuale situazione territoriale delle certificazioni della nostra regione dopo l’ingresso delle recenti DOCG Frascati (suddivisa in Frascati Superiore e Cannellino), IGT Costa Etrusco Romana, DOC Roma e DOC Roma Classico.lazio-1
La prima persona che incontro è Vladimiro Benvenuti,  agronomo della Provincia di Roma, che ha curato la nuova carta geografica Vini DOC della provincia romana insieme a Giulia Scudieri. Una carta che mi va di segnalare per la completezza e l’organicità delle informazioni, che riguardano anche le DOCG e le DOC di ultima creazione, facilmente consultabile sul sito della provincia. Gli chiedo come è nata l’idea di una DOC Roma, anzi due, e perché. Lui mi racconta che l’intuizione è venuta ad un gruppo di persone un paio di anni fa durante una riunione col Presidente Zingaretti che aveva convocato i produttori della Provincia per comunicare loro la creazione dell’Enoteca della Provincia Romana (situata nello storico Palazzo Valentini, di fronte alla colonna ed al Foro di Traiano). In quell’occasione un produttore propose un marchio identificativo di tutta la provincia e partì l’idea della Doc Roma. Una volta avviato l’iter per la redazione del disciplinare, il riconoscimento è arrivato il 2 agosto 2011: la Doc Roma comprende gran parte del territorio della provincia, mentre la Doc Roma Classico comprende una piccola fascia del Comune, immediatamente esterna al Grande Raccordo Anulare. Ma quale sarebbe il vantaggio delle nuove Doc? “La provincia di Roma ha molte Doc minori che nessuno conosce, tanto meno il mercato internazionale e con questo nome, la Doc Roma sarebbe conosciuta nel mondo e farebbe da volano alle altre realtà minori. La Doc Roma Classico, di contro,  annovera sicuramente pochi produttori e gli altri hanno criticato questa suddivisione, non cogliendone l’intento che è in realtà quello di valorizzare il “vino di Roma”. Nel percorso della creazione delle due Doc, i più favorevoli si sono dimostrati i produttori che ora rientrano nella IGT Lazio. Il disciplinare realizzato è molto rigido, il prodotto che ne uscirà sarà assolutamente di qualità”.

 

Anche Roberto Rotelli, Presidente della Strada del vino dei Castelli Romani e titolare dell’azienda Casale Mattia, punta su questo progetto: “La Doc Roma è un’opportunità importante per le zone che ricadono in Doc poco conosciute e riconoscibili. Attualmente bisogna puntare sulla rivalutazione dei nomi perché i vini di qualità ci sono e i produttori hanno fatto grandi investimenti. La materia prima che negli anni ’70 era scemata, si sta ricreando. Bisogna far conoscere di nuovo i vini di questo territorio, riproporre la sua immagine di qualità. Il vino deve rappresentare la provincia e certamente non ci siamo riusciti con la IGT Lazio. Intanto l’assessorato ha già cominciato a creare eventi per la promozione della nuova Doc, cercando di rivalutare insieme ai vini anche i prodotti agroalimentari tipici e certificati del Lazio e anche la Regione deve puntare sul marketing”. Maria Cristina Ciaffi, funzionario della direzione regionale Agricoltura e Presidente della Strada del Vino Terre Etrusco Romane, spiega: “Questa zona ricade nella Doc Cerveteri e nella IGT Lazio. La Strada voleva e vuole utilizzare le denominazioni di qualità: perciò il primo obiettivo è quello di cercare di identificare il territorio con il traguardo della IGT Costa Etrusco Romana, traguardo raggiunto nel settembre 2011. Una denominazione fortemente voluta”.
Le chiedo se ed in che modo nella sua zona i produttori pensano di utilizzare la Doc Roma. “Ovviamente abbiamo manifestato ampio consenso anche alla  Doc Roma poiché il termine Roma è molto più conosciuto. Per la provincia infatti penso che andrà pian piano a sparire l’utilizzo della IGT Lazio, che sembrava più una denominazione “di rimedio”, nel senso che i produttori tendevano ad inserirvi i vigneti che non sapevano come collocare altrimenti. Le vigne della nostra zona sono caratterizzate dalla vicinanza del mare, quindi i vini che si producono hanno effettivamente caratteristiche differenti e peculiari”.  Nel disciplinare della denominazione IGT Costa Etrusco Romana, ad esempio, sono stati introdotti nuovi vitigni come il Vermentino, con possibilità di vinificarlo in purezza, cosa che la Doc Cerveteri non consente. Sono state anche introdotte importanti novità in termini di incremento delle densità d’impianto e di riduzioni della resa. Conclude Maria Cristina: “Di certo la IGT Costa Etrusco romana punterà sui vini bianchi e la Doc Roma sui rossi”.
La prima parola che sento utilizzare da Mauro De Angelis, dell’Azienda Principe Pallavicini e Presidente del Consorzio di Tutela denominazione Frascati quando gli chiedo di esprimere la sua opinione in merito alle nuove Doc Roma, è “agricoltore”. “Sì, voglio  sottolineare il concetto di agricoltore, perché le cantine produttrici di vino altro non fanno che trasformare il lavoro degli agricoltori!”. E per lui, gli agricoltori hanno una chance in più con le nuove Doc: hanno due disciplinari che mettono il Lazio di fronte ad una viticoltura attuale e moderna. “La ristrutturazione avviene con fatica, ma ora il produttore potrà decidere di investire su un disciplinare abbastanza coraggioso rispetto a qualche anno fa. L’operazione dovrà però essere monitorata con la dovuta tracciabilità, serissima e immediata, perché il rischio di perdere credibilità è dietro l’angolo. Ci vuole sin dall’inizio grande attenzione sulla effettiva provenienza del vino. La mia preoccupazione è che questo strumento, che ha una sua logica, non parta con la dovuta attenzione e trasparenza da parte degli organi preposti al controllo della certificazione, anche perché il costo della tracciabilità grava su tutta la filiera: noi paghiamo una quota per essere tracciati”.
Un appunto preciso alla nuova Doc De Angelis lo fa quando lamenta che non prevede l’imbottigliamento in zona di produzione: “Questa è una carenza di tutela per i produttori, le cisterne viaggiano con vini “vergini” e il rischio che diventino Doc Roma strada facendo c’è.  E’ già successo con il Frascati, che infatti ha ottenuto con grande determinazione l’obbligatorietà dell’imbottigliamento in zona di produzione, a parte quattro cantine che comunque, per prassi, imbottigliano all’origine”. E io aggiungo che non a caso nel sito del Consorzio Frascati il consumatore può raccogliere tutte le notizie necessarie a tracciare l’esatta provenienza della bottiglia acquistata. Il Consorzio nasce come Associazione a metà degli anni ’50: è stato il primo Consorzio ufficialmente riconosciuto e la DOC Frascati è stata la prima, nata nel 1966. “Il primo successo del Frascati”, continua De Angelis,“era la rappresentazione del terroir, mentre oggi la sua riscoperta si deve imporre per la qualità. La nuova DOCG è la riverticalizzazione del prodotto: la Doc Frascati ha assunto le caratteristiche attuali del Frascati DOCG, che diventa tipologia a sé stante, come il Cannellino. Ci dobbiamo impegnare affinchè dalla prossima vendemmia la DOCG sia il miglior Frascati mai prodotto, ad un prezzo più alto. Questo perché un prezzo non gratificante rovina l’immagine del prodotto. E l’occasione di utilizzare la Doc Roma quando, per esempio, non è possibile inserire un prodotto nella nostra Docg, va difesa grazie ad una perfetta tracciabilità a tutela del produttore”. Insomma, gli “agricoltori” del Frascati non dovrebbero temere la Doc Roma, che in teoria potrebbe togliere loro solo una piccolissima parte di prodotto: l’importante è essere competitivi nella qualità. Fondamentale sarà la comunicazione e la promozione che, per non gravare ulteriormente sui produttori, come specifica De Angelis, dovrebbe essere incentivata dalle Istituzioni.

Fabrizio Cavalieri, presidente dell’Associazione Vigne del Lazio e Mirko Celani, Brand Ambassador di Casale del Giglio, manifestano invece il timore che la nuova Doc Roma abbia dimensioni territoriali troppo grandi in un’area ancora impreparata e sperano che non venga invece utilizzata per una lotta al ribasso dei prezzi, come è successo in passato per altre denominazioni. Puntualizza Mirko Celani: “Dobbiamo ricordarci che il consumatore ricerca la credibilità del prodotto e del suo territorio, molto più che la denominazione indicata in etichetta. Dobbiamo lavorare per recuperare il gap che si è formato tra l’effettiva qualità del prodotto vino e la percezione della sua credibilità”.
Sono voci talvolta discordanti quelle che ho raccolto in questo mio “viaggio” nel Lazio. L’attenzione è rivolta specialmente alla Doc Roma, la sfida è al via, ora è compito dei produttori cogliere – se vogliono –  l’opportunità: per rivendicare i loro vini con la nuova denominazione sono tenuti a denunciare i relativi vigneti nello schedario viticolo annualmente e, per partire, con  la vendemmia 2012, entro aprile. Staremo a vedere.
www.provinciaroma.it
www.consorziofrascati.it
www.stradavinicastelli.it
www.terreetruscoromane.it

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A proposito dell'autore

Anche Wining ha il suo "wine advocate". Avvocato civilista di professione, sommelier eno-reporter per smisurato amore. Folgorata da un colpo di fulmine in Piemonte, 13 anni fa un calice di Barbaresco ha messo fine alla mia precedente vita da finta astemia. Non potevo che diventare sommelier Ais. La mia bruciante passione cresce poi con le bollicine, specialmente lo Champagne, per il quale ho un noto debole e che cerco di comunicare divulgando la sua cultura. Come ogni storia sentimentale destinata a durare nel tempo, l'innamoramento per il vino si é consolidato in un grande Amore, al quale ho dedicato anche la mia attivitá di degustatrice per la Guida Vinibuoni d'Italia del Touring. Proprio lí incrocio Umberto Gambino. Il resto é storia. Wining é il "luogo" dove posso raccontare la mia curiositá, le emozioni, le storie che rendono speciale il vino e chi lo fa, il tutto condito dal sorriso alla vita che mi contraddistingue e col quale cerco di farmi perdonare i ritardi redazionali che Umberto sopporta! Forse perché sono stata la prima a battezzare tutte noi... le sue Wining's Angels

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