di Michela Pierallini
Lunedì 26 marzo 2012
vinitaly-01Che giorno sarà domani? Ah sì è martedì. Quando sono al Vinitaly, perdo sempre la cognizione del tempo. Entro in fiera il primo giorno, vivo una full immersion di incontri e di degustazioni ed esco l’ultimo giorno come se fossi stata frullata insieme a tre banane e cinque pere. Quest’anno però è particolare perché, a differenza dei precedenti, non rappresento nessuna azienda in nessuno stand e posso muovermi liberamente fra un padiglione e l’altro. Vinitaly è una fiera che suscita, a ragion d’essere, chiacchiere a non finire su molteplici fronti. Io, che sono monotematica e quindi noiosa, continuo a prediligere e a cercare il lato umano, fondamentale protagonista del vino. Sono attratta da molte sfumature dell’uomo, la stravaganza, la determinazione, la riservatezza, purché sincere.

Sono partita armata di penna e moleskine ma senza degustazioni in programma. Mi piace seguire il mio intuito all’ultimo momento e anche affidarmi al consiglio di qualche buon amico. Come Nicodemo Iaconi, responsabile commerciale di diverse aziende nazionali, che mi ha suggerito i vini dell’azienda Chiusa Grande di Pescara, in Abruzzo.Vai, vai ad assaggiare i vini di Franco D’Eusanio” mi ha detto “è un vinosofo, sono convinto che resterai contenta”. E così è stato. Mi piace quando incontro qualcuno che esce dagli schemi, che manifesta la propria essenza in qualche forma d’arte, che può essere la musica, il disegno, la danza e, in questo caso, il vino. Sento che abbracciamo un vocabolario comune, Franco ed io, con le parole “sofia”, follia, biologico, emozione, ma, soprattutto, con la parola evocare. La degustazione è un momento d’intimità con il “mio” vino. Mi lascio corteggiare, sedurre, chiudo gli occhi per esserci, per viaggiare nei ricordi del passato o nell’ignoto del futuro. Il Pecorino ha profumi esotici, in bocca è seducente, morbido e sensuale. Mi afferra per mano e insieme corriamo verso le onde del mare.

E ridiamo e corriamo, spogliandoci delle vesti che coprono inutilmente i nostri corpi. Un tuffo nell’acqua salata sulla pelle nuda e dopo, sdraiati sulla sabbia, ad asciugarsi al sole. Il pecorino è un vino della “sofia” perché prodotto da vitigno autoctono mentre quelli da vitigni internazionali sono chiamati vini della follia. Per mantenere un certo equilibrio, dopo la sofia devo bere un po’ di follia e scelgo il Pinot grigio 2011. Odora di buono, di fiori gialli, sento anche qui un leggero frutto esotico. In bocca è coerente, tornano i profumi con leggiadria e sensualità. I ciliegi sono completamente bianchi, i rami nascosti dai fiori, tutti in fila, in mezzo a un prato coperto d’erba verde smeraldo. C’è un piccolo muretto in pietra e sopra, seduta in un vestito di lino rosa che svolazza al vento, una ragazza con un sorriso fresco e genuino, e negli occhi l’emozione di chi sta per abbracciare il primo amore.
Il Trebbiano d’Abruzzo è minerale, leggermente speziato e sapido. Al naso ancora profumi lievemente esotici e di banana, quasi un filo conduttore di tutti i vini bianchi, a mio parere. Il Perla Nera è Montepulciano d’Abruzzo in purezza. Non c’è neanche bisogno di avvicinare il naso perché i profumi escono dal bicchiere già mentre si versa il vino. Sembra che siano davvero impazienti di uscire dalla bottiglia dove sono chiusi dal 2006. Il vino è esuberante, cosciente, consapevole di sé, quasi potente. “E’ la passione, il tormento, quell’amore impossibile da avere” così Franco D’Eusanio descrive il Perla Nera, con musica e poesia. In bocca si sente tutta l’esuberanza che si era già presentata al naso, ma per me il tannino è ancora un po’ scomposto e lo lascerei in bottiglia ancora qualche mese. Prima di salutare e ringraziare il produttore chiedo il suo segno zodiacale e lui come risponde? Mi legge la mano e c’indovina pure, dicendo che sono idealista e sognatrice!
Ora sarà difficile tornare con i piedi per terra, dopo tutti questi viaggi sensuali e per non perdermi mi dirigo verso il padiglione della Toscana, a casa mia. Il Gruppo Matura ha portato al Vinitaly moltissime aziende, vedo che c’è un tavolino libero con bottiglie di vini a me familiari, come il Sangiovese, e chiedo di poter fare una degustazione. Sono fortunata come sempre. La Fattoria di Piazzano, a Empoli, in provincia di Firenze, è di Rolando e Ilaria Bettarini, fratello e sorella che lavorano insieme i 34 ettari di vigneti di proprietà.
Sono incuriosita dal Colorino vinificato in purezza e, nonostante il 2010 sia fresco d’imbottigliamento e abbia bisogno di affinamento, si capisce subito che è un grande vino. Ilaria mi racconta che in azienda vivono tutto secondo natura e cercano di stare molto attenti alla parte viticola. In vigna si segue la “lotta integrata”. L’uva che entra in cantina dev’essere pulita e perfetta perché è vinificata in vasche di cemento senza controllo di temperatura e usando soltanto lieviti indigeni. I suoi figli e la bambina di Rolando sono abituati a correre liberamente nei vigneti e a giocare con tutto quello che trovano, con la terra, con i fiori, con l’erba, senza problemi. Il Colorino sprigiona profumi caldissimi. E pensare che una volta era usato soltanto per integrare il colore scarico del Sangiovese. Ne sono prodotte al momento 4000 bottiglie ma l’idea è di aumentare il numero perché la richiesta, soprattutto in America, è in continua crescita. Ilaria abbina al Colorino un’arista alla fiorentina mentre Rolando una pasta al ragù. A quest’ora e a stomaco vuoto sono d’accordo con entrambi.
Voglio assolutamente bere il Sangiovese in purezza 2008, lo voglio! Lo riconosco, nei profumi familiari di viola mammola e primule, fragole e ciliegie, si esprime in tutta la sua identità, lasciata libera. Per essere in bottiglia dal 2008 è fresco, lascia una bella bocca, ha il profumo e il gusto di casa sua, si sente che l’uva è cresciuta serenamente nella quiete della campagna. Sono proprio una goduriosa, ma una fiorentina alla brace ora mi ci “garberebbe”. Dovrei degustare invece bevo, deglutisco e bevo ancora. Ho scoperto l’unico difetto di questo vino, crea dipendenza! Finisco con un Syrah 2009 che esula completamente dagli altri vini. I profumi sono proprio diversi, si sentono le spezie, la vaniglia e in bocca è morbido e dolce. Si beve anche come aperitivo, non importa avere un piatto davanti. Non è vero che ho finito, ho barato.. chiedo ancora un sorso di quel meraviglioso sangiovese per sentirmi accompagnata nel mio prossimo viaggio, sempre in Toscana, ma in un altro padiglione.

www.chiusagrande.com
www.fattoriadipiazzano.it
www.matura.net   

 

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A proposito dell'autore

Sono Michela, cos'altro posso dire? Se volete conoscere qualcosa di me, leggete i miei articoli, tra una riga e l'altra si capiscono molte cose. Scrivo perché ho bisogno di esternare le mie emozioni, di condividere le mie esperienze e di far conoscere le prelibatezze che mi entusiasmano. Sono una consulente di immagine e comunicazione per le aziende del settore enogastronomico. Mi prendo cura di tutto ciò che riguarda il web. In realtà sul web io mi diverto e faccio incontri strepitosi, come quello con Umberto Gambino che mi ospita su wining.it.Studi di agraria ed enologia alle spalle mi aiutano a comprendere la materia, il master in Reiki Usui mi permette di entrare in empatia con l'Anima del mondo. E' così che me la godo. Del vino apprezzo le vibrazioni positive e la storia che racconta, del cibo mi entusiasma il suo percorso, e l'armonia del gusto. Mi piace ridere e dire quello che penso. Ho finito. P.S. L'ho scritto che sono una toscanaccia? Ecco, ora l'ho scritto

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