di Umberto Gambino
Cari lettori, care lettrici, avete deciso di andare al Vinitaly 2018 e avete un solo giorno a disposizione? Non sapete quali vini assaggiare e cercate una guida sicura per degustare il meglio del meglio dell’Italia del vino? Niente paura, come tutti gli anni, puntuale, c’è la guida di Wining pronta a darvi una mano: al calice dovete pensarci voi!

“Missione possibile”: seguite i nostri consigli e organizzate un piccolo giro d’Italia enologico alla scoperta dei vini da “non perdere” fra quelli noti e dei vini che vale la pena scoprire, al di fuori dai soliti schemi.

Perciò, bando alle scalette ultra precise e ai programmi, che al Vinitaly non vengono mai rispettati, ecco i 26 ottimi vini ai quali potete dedicare un giorno della vostra trasferta veronese. Parola di Wining.

Seguiamo un ordine di servizio da perfetto sommelier e cominciamo con le bollicine.

Partiamo da un Prosecco Superiore DOCG di una sottodenominazione pregiata: un Valdobbiadene Superiore di Cartizze Dry dell’azienda Le Colture di Cesare Ruggeri, a Santo Stefano nel Trevigiano: effervescenza e morbidezza del sorso racchiusa da profumi di albicocca e pesca. Un bel metodo Martinotti che esalta il perlage fine e persistente. (Pad. 7 – E5)

Ecco gli spumanti Metodo Classico, non più esclusivo appannaggio delle consuete zone tradizionali.

Ce n’è uno che è entrato nel mio cuore: il Trento Doc Riserva Brut Letrari, frutto del lavoro e della passione di Lucia Letrari, enologa e autentico motore dell’azienda: millesimato, 36 mesi sui lieviti, da Chardonnay e Pinot nero, si esprime su toni lievi di vaniglia, nocciole, mela, mandarino, spezie che si risolvono in un gusto vivace, intenso, quanto mai persistente: una delizia per il palato. (Pad. 3 – E4)

Trasferitevi poi in Oltrepò Pavese, con il Metodo Classico Millesimato 1865 di Conte Vistarino, integralmente da uve Pinot nero, la specialità della Tenuta Rocca de’ Giorgi  zona. Dorato, dal perlage continuo, molto profumato e di struttura. (Palaexpo – E2)

In terra di Franciacorta c’è l’imbarazzo della scelta: ovunque andiate, cascate bene, anzi benissimo. Optiamo per un’azienda che secondo noi merita di essere più conosciuta, rispetto ai soliti grandi nomi: è Lantieri de Paratico, dalla quale apprezziamo il Franciacorta DOCG Dosaggio zero Riserva Origines Lantieri, un metodo classico al 75% da Chardonnay e al 25% da Pinot nero, 60 mesi sui lieviti, profumato agli agrumi e sinuoso, finisce in bocca dritto come una spada. (Palaexpo – A17)

Ci spostiamo al Nord-Est, in provincia di Gorizia, con un altro luminoso esempio di Metodo Classico: il Rosé de Noirs Dosage Zero di Villa Parens, prodotto con uve Pinot Nero, rimane 36 mesi sui lieviti prima della sboccatura: soffice, molto fine, freschissimo, uno spumante “al femminile”. (Pad. 6 – C9)

Al Sud, anzi molto al Sud, in Sicilia, assolutamente da bere un Metodo Classico Etneo: il Gaudensius. Etna DOC Bianco di Firriato, un Blanc de Noir tratto dal vitigno Nerello Mascalese della tenuta di Cavanera: decisamente minerale, sapido, speziato, agrumato, che al gusto esprime tutta la profondità del vulcano. (Pad. 2 – 82/E-88/F)

Eccoci ai vini bianchi.

Pensate già a un vino profumatissimo? Non potete che andare molto al Nord, in Alto Adige. Propongo un classico per gli appassionati: Colterenzio Sauvignon Lafoa, molto speziato, tra timo, salvia e frutti tropicali a profusioni, freschissimo, intenso e avvolgente. (Pad. 6 –C3)

A questo punto lo avrete capito: ci piacciono vini che non passano inosservati. Non si può che puntare sulle Marche e sul Verdicchio: più precisamente il Verdicchio dei Castelli di Jesi Podium di Garofoli, un Classico Superiore che esprime tutto lo charme, l’eleganza, la vivacità del bianco italiano più conosciuto all’estero. (Pad 7 – E7)

Una regione troppo spesso (a torto) trascurata è il Lazio: possiamo garantirvi che anno dopo anno sta facendo (piccoli) passi avanti. Assaggiate perciò (e non resterete delusi) il Frascati Superiore DOCG di Eremo Tuscolano, un bianco che conserva e dona nel calice tutta la sapidità e la mineralità del terreno di origine vulcanica da cui provengono le uve.

Dalla piccola Valle d’Aosta provate il Petite Arvine de La Source del vulcanico Stefano Celi: un bianco fine, ampio, potente e armonico, che esprime bene le potenzialità della viticoltura di montagna. (Pad. 12 – A3-C3)

Ok, siamo in tema di sapidità. Facciamo un volo ideale oltre il mare per apprezzare quella del Vermentino di Gallura Canayli Vendemmia Tardiva, prodotto dalla Cantina di Gallura, cooperativa diretta dal bravo Dino Addis: un bianco fruttato, fresco, sapidissimo, rotondo e intenso. Quel che si definirebbe “un vino solare”. (Pad. 12 – B2)

Un bianco che non delude mai lo trovate nel padiglione Campania: è il, Fiano di Avellino DOCG Ventidue (annata 2015 possibilmente) di Villa Raiano. Note di timo e rosmarino, agrumi e spezie. Sorso avvolgente, fresco e lungo davvero. Una vera delizia. (Pad. B)

Due suggerimenti giusti per i vini rosati, una tipologia da non trascurare.

Il classico vino jolly lo trovate in Puglia. Da assaggiare, con gusto, il Salento Igt Rosato Calafuria di Tormaresca, da uve Negroamaro. (Pad. 7 – D2)

Che dire poi dei profumatissimi e meno “tinti” Chiaretto? Dalle rive del Lago di Garda ecco un pimpante Bardolino Chiaretto Monte del Frà. Qualità/Prezzo e piacevolezza dei sensi. (Pad. 5 – A2)

I vini rossi

Scrivi Piemonte e ti viene subito in mente Nebbiolo (e Barolo e Barbaresco). Sono numerosissimi i Barolo di qualità elevatissima a disposizione degli appassionati. Io ne ho scelto uno che mi ha impressionato più degli altri: il Barolo Ravera Vietti 2013, un autentico fuoriclasse. Bouquet di gran classe, elegante, fine e intenso al tempo stesso, profondissimo, ancora giovane ma con prime note evolute che cominciano a farsi strada nel calice. A proposito di emozioni … (Pad. 10 – B4)

Da qualche anno ci piace un rosso ligure in cui mare e monti si integrano alla perfezione.  Siamo in Liguria, estremo Ponente, con il Rossese di Dolceacqua Superiore Posaù Maccario Dringenberg 2016. Tra sentori freschi di violetta, pepe rosa e ciliegia, in bocca è piacevole, fresco, con tannini setosi. Si sente proprio che è un vino minerale. E non stanca mai! (Pad. 12 – A4-B4)

Un Classico dei vini italiani famosi all’estero è il Chianti Classico (gioco di parole voluto!). Fra i tanti buonissimi, la scelta è per il Chianti Classico Riserva Le Vigne di Istine, il cuore autentico del rosso toscano che si mostra senza pudore, fra note di incenso, more, violetta e balsamiche, fluente col suo sorso morbido, fine, dai tannini levigati. (Pad. 8 – B8/B9-18)

D’obbligo – ve lo consigliamo vivamente – è il Brunello di Montalcino 2013 della Tenuta Le Potazzine, un’autentica gioiello dell’enologia che, per noi di Wining, è come un adottato speciale. Fresco al naso e al sorso, con la sua componente speziata, è un Brunello “maschile” dall’eleganza femminile. Piace e convince anno dopo anno. Ed è ancora relativamente giovane. (Pad. 9 – A7) 

Ci spostiamo un po’ più a Sud per degustare quell’autentico nettare d’uva che è il Montepulciano d’Abruzzo. Preferiamo il Colline Teramane DOCG Neromoro della Fattoria Bruno Nicodemi, premiato fra l’altro con la corona di Vinibuoni d’Italia. Un cru che unisce profumi, struttura, equilibrio, finezza e persistenza. Se vi piacciono i vini corposi, questo fa davvero per voi!  (Pad. 12 – E4-12)

Dalla “regione che non c’è”, ma che c’è eccome, non dimenticate di bere un buon calice di Tintilia. Parlo del Molise e di un bravo e intraprendente vigneron, Claudio Cipressi, che con il suo Macchiarossa ha saputo coniugare tipicità del vitigno e modernità di gusto: la giusta equazione che trova il favore di sempre più estimatori. (Pad. 11 – F5-H5)

E se vi piacciono i rossi strutturati e tannici, ma piacevoli da bere, la proposta giusta viene dal Sagrantino di Montefalco, autentico vino e vitigno bandiera dell’Umbria. Dall’Anteprima di pochi mesi fa, sono ancora netti i ricordi del Sagrantino 2014 DOCG di Bocale, un rosso tonico e vibrante, dai tannini perfetti e dal sorso appagante. Un vero piacere per i sensi. (Pad. 2 – A9-4)

Bene! Palato stanco? Naso confuso dal ventaglio di odori? O più semplicemente, avete le caviglie a pezzi. Fate una pausa di mezz’ora, sedetevi e concentratevi. Siamo al rush finale e ne vale davvero la pena.

Perciò, pronti a degustare ultimo rosso da non mancare assolutamente: un rappresentante dei vini etnei. Fra i vini del vulcano siciliano (rossi, ma anche bianchi) c’è davvero l’imbarazzo della scelta: c’è qualità assoluta, in miglioramento costante; c’è profondità di gusto e profumi. Espressione di un territorio unico al mondo. Andate a bere il Vigna Vico di Tenute Bosco, un Etna Rosso DOC da uve che provengono dalle vigne di Nerello mascalese al 90% e Nerello cappuccio al 10%, coltivate a piede franco (pre-fillossera) a Contrada Santo Spirito di Passopisciaro, a 700 metri di altitudine. Se pensate a un rosso davvero minerale, questo fa per voi. (Pad. 2 – 12°)

Quattro passiti (e non solo)

Dulcis in fundo, per chiudere alla grande la giornata, quattro proposte molto diverse.

Un classico è l’Albana di Romagna DOCG Scacco Matto della Fattoria Zerbina, l’azienda romagnola di Maria Cristina Geminiani. Un vino passito che trae ispirazione dai migliori Sauternes francesi e che, tranquillamente, li supera. Berlo, anno dopo anno, è un caleidoscopio di emozioni sensoriali. Sfrutta le potenzialità benefiche della muffa nobile esaltando note di scorza d’arancia, miele di acacia, albicocca e una punta di fumé, per un sorso strutturato, lunghissimo senza perdere mai il filo dell’eleganza. (Pad. 7 – E3)   

Poi andiamo dritti al Sud. Non perdete L’Autentica della Cantina del Notaio, un bianco dolce da uve Moscato e Malvasia della Basilicata, ricco di profumi agrumati, floreali e di frutta secca, suadente, calibrato e morbidissimo al palato. (Pad. 8 – E1)

In Calabria un passito da bere sempre (non solo al Vinitaly) è il Moscato Passito di Saracena di Cantine Viola (annata 2016 e precedenti): tutto da uve autoctone come il Moscatello di saracena, la Guarnaccia, la Malvasia e l’Adduroca. Sa di fichi secchi, albicocca essiccata, caramello, miele di acacia, chicchi di caffè. E’ intenso, molto fresco, dolce e ben concentrato. Nel calice ritrovate tutto il calore di Calabria.   (Pad. 12 – A5-D5-E6)

Per concludere il giro enologico d’Italia torniamo in Sicilia, all’estremo Ovest. Arriva da Marsala Francesco Intorcia Heritage. Fra le diverse tipologie dello storico vino siciliano, scegliete il Marsala Vintage 1980 Ambra dolce, vecchio di 35 anni prima dell’imbottigliamento: le sue note balsamiche, di miele, di scorza d’arancia candita, di rutta tropicale e tostate, e il suo gusto non eccessivamente dolce, in grande equilibrio (nonostante i 18% alcol) resteranno scolpiti nella vostra memoria. Dopo, nulla sarà più come prima, nella vostra concezione del vino. (Pad. 2 – 31B)

Se poi volete trovare tutta la qualità possibile in un solo stand, se siete stanchi e non avete voglia di camminare ancora, la soluzione c’è. Fermatevi per un’oretta al padiglione 12 C2 Enoteca Italia di Vinibuoni d’Italia Touring. Qui trovate oltre 800 tipologie di vini da vitigni autoctoni provenienti da tutte le regioni d’Italia, incluso un vasto assortimento di spumanti metodo classico.

Raccomandazione d’obbligo: fate prima un buon allenamento e poi scarpe da trekking. Perché al Vinitaly si cammina parecchio!

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