di Umberto Gambino

Personalmente è stato un Vinitaly intenso, profumato, a tratti aromatico, con grandi tratti “vulcanici” e minerali a tutto tondo, da diverse regioni d’Italia. La conferma di quanto mai vivace sia la realtà enologica in continuo divenire della nostra Italia, isole (molto) comprese.

Per questa volta, a Verona, ho tralasciato le “corazzate” del vino del nostro Paese, di cui si parla spesso e sempre in tutto il mondo web e social, puntando su un Giro d’Italia nel calice volutamente alternativo.

Ecco i 12 assaggi scelti e consigliati da Wining, dal Vinitaly  

San Michele Appiano – Appius 2013
Se cercate un vino bianco dai profumi intensi, addirittura esplosivi, bene: lo avete trovato!  Da uve Chardonnay, Sauvignon, Pinot Bianco e Pinot Grigio in piccole percentuali, è il mix di quattro uve sapientemente lavorate dal mago dei vitigni sudtirolesi, Hans Terzer che ha coronato il desiderio di produrre il “vino dei suoi sogni”. Il risultato è un bianco, Happius, che spicca per il suo bouquet di kiwi, lime, papaya, punteggiate da sambuco e vaniglia. Il sorso è altrettanto intenso, avvolgente, ampio: scivola come una piuma morbida, rotonda, polposa, dalla struttura minerale evidente, allungandosi in una scia finale di pompelmo rosa e zenzero. Altro punto di forza, la sua longevità.

Il passaggio iper-profumato in Alto Adige prosegue.

Hoefstatter – Vigna Pirchschrait 2007 dedicato a Konrad Oberhofer 
Presentato dal wine maker Martin Foradori, è il bianco d’elezione dedicato al nonno materno di Martin: Konrad Oberhofer appunto: è un Gewurztraminer da sballo, che si giova di un’evoluzione di 10 anni sui lieviti fini in botti di acciaio da 500 litri: giallo dorato nel calice diffonde frutta gialla matura, mela cotogna, zucchero filato, nocciole. Il sapore è avvolgente, lungo, con una piacevole nota di frutta dolce nel finale. “E’ il metodo scelto – spiega Martin – per far sviluppare al Gewurztraminer grande intensità di aromi senza far perdere la sua freschezza”. Pirchschrait è una porzione della famosa vigna Kolbenhof. Un cru al 100%.

Ci spostiamo in una grande isola.

Antonella Corda – Nuragus di Cagliari 2017
Vicina di postazione ad Emanuela c’è Antonella Corda. Giovane e dinamica vignaiola, dalle terre di Serdiana (Cagliari), Antonella è nipote di Antonio Argiolas: insieme al marito trentino Christian Puecher, rappresenta il connubio perfetto del matrimonio d’amore e di vino fra due regioni molto diverse, lontane eppur vicine. La coppia, sposata da un anno, si è incontrata e conosciuta alla Fondazione Mach di Trento. 
Il vino Nuragus, nato dall’omonima uva bianca autoctona, rischiava di scomparire: 30.000 bottiglie in tutto, prima vendemmia nel 2016. Le vigne sono allevate su terreni calcarei. Si offre delicato, aromatico, fra lavanda, spezie, timo, salvia, fiori di gelsomino e pera. Sorso corposo, elegante, nettamente minerale, con un pizzico evidente di pietra focaia. Potrebbe somigliare, alla cieca, a un Grillo siciliano. Altro bel vino territoriale.

Ancarani – Romagna Albana Secco Santa Lusa 2015
Al desk FIVI troviamo anche la romagnola Rita Babini che, con Claudio Ancarani è contitolare della piccola cantina di Oriolo dei Fichi (Faenza). Confermo la mia personale soddisfazione nell’assaggiare questo mirabile esempio di Albana di Romagna secco incentrato sul floreale, delicatamente speziato e con tinte aromatiche. Si sorseggia apprezzandone freschezza, sapidità e frutto, ben calibrati. Matura sulle fecce per 3 mesi, poi va in affinamento per 12 mesi nelle vasche di cemento.

Monte Tondo – Casette Foscarin Soave Classico 2016 
Dal territorio vulcanico (ci piace davvero tanto il vulcano!) ecco questo Soave intenso, profumato e profondo frutto del 90% di Garganega e di un 10% di Trebbiano di Soave. La denominazione “Classico” indica l’area più classica di produzione del Soave.
Note di ananas, papaya, frutto della passione e fiori gialli. Palato solleticato delicatamente, rotondo, polposo, ovviamente minerale e persistente. Nel finale una leggera nota di vaniglia a chiudere il cerchio. 
Note tecniche. Dopo la fermentazione in acciaio, il vino rimane in tonneaux e barrique di 3° e 4° passaggio per 6-8 mesi. Poi viene travasato in serbatoi d’acciaio per 4.5 mesi, infine ulteriore permanenza in bottiglia per altri 6 mesi prima della vendita.

Per i vini rossi, rotta decisa verso Sud, in Campania.

Cantine Olivella – Lacryma Christi del Vesuvio Rosso 2016 Lacrimanero
Da uve Piedirosso 50%, Aglianico 20% e Olivella 30%. Frutta rossa netta come la ciliegia ben avvolte da note vulcaniche e sulfuree. E’ un rosso leggero, scorrevole, ma di personalità, fresco, morbido, tannico e vibrante e di buona persistenza. Un esempio di rosso campano alternativo al solito Aglianico, dall’ottimo rapporto qualità/presso.  

Casa Setaro – Lacryma Christi del Vesuvio Rosso Munazei 2016
Da uve Piedirosso in purezza. Naso molto speziato e minerale, quasi sulfureo, poi mostra la sua faccia selvaggia, di erbe, muschio, rovi. Al palato risulta concentrato, rotondo, polposo, fresco, fortemente e armonico, dai tanni pronunciati ma levigati. Buona persistenza. Vulcanico, come il terreno da cui nasce. Affinamento in acciaio, poi 3 mesi di bottiglia.

Puntatina in Basilicata dove incontriamo, nell’area FIVI, una vecchia (e giovane) conoscenza: 

Vigne Mastrodomenico – Aglianico del Vulture Likos 2015
Trovo Emanuela Matrodomenico, vignaiola della nuova generazione, ancorata – insieme al padre Donato – allo stile puro e tradizionale dell’Aglianico del Vulture.  Perciò torno a parlare con piacere di questa piccola, dinamica realtà della Basilicata. Degusto un rosso che esprime intattala nota mediterranea, anche un po’ selvatica del Vulture, con profumi speziati e una vena fumé che non guasta affatto. In bocca è ancora giovane ma di sicura prospettiva: intenso, fine, giustamente tannico, profondo e lungo. Un Aglianico che è la perfetta fotografia del territorio, anticamente vulcanico.
Affinamento in barrique di secondo passaggio per un anno, poi il vino riposa per un altro anno in acciaio prima di essere imbottigliato.

Sempre a Sud: Puglia e Calabria

Varvaglione – Papale Linea Oro 2015 – Primitivo di Manduria 
Marzia Varvaglione, giovane Donna del Vino pugliese, con mamma, papà e tutta la famiglia a coccolarla, propone i vini in abbinamento a piccole, gustose proposte gastronomiche del territorio. Chef Felice Sgarra del Ristorante Umami di Andria. Una squisitezza assoluta per i sensi e il palato.
Questo Primitivo prende il nome dal territorio dalle quali crescono le uve, su piante vecchie di 40 anni coltivate ad alberello per l’appunto in Contrada Papale, in pieno Salento. Al naso fiori rossi delicati, spezie, frutta rossa come le more, in un bouquet intenso e fine. Al sorso è muscolare ma con stile: sapidità e freschezza notevoli, ben bilanciato nonostante l’alcol, in considerazione dell’annata. Un Primitivo molto femminile, che carezza e seduce.
Affinamento in tonneau francese per 10 mesi più altri due mesi in barrique americana.

Scala Cantina e Vigneti – Cirò Rosso Classico Superiore Riserva 2013 Durì
Rosso rubino, con riflessi violacei. Al naso spiccano la speziatura, le tinte balsamiche, di rosmarino, e chiodi di garofano, poi di incenso, alloro, timo e citronella. In bocca denota freschezza, sapidità, intensità, tannini presenti ma fini, vivacità del sorso che è avvolgente e lungo. Un Cirò a regola d’arte.
Un anno di affinamento in vasche di cemento, più 6-12 mesi in botti di rovere di Slavonia e un mese di bottiglia.

Non potevano mancare gli spumanti  

Pizzolato – Brut Nature Metodo Classico biologico
Della cantina di Villorba (TV), famosa per i suoi Prosecco, ho degustato un freschissimo Metodo Classico nato dall’unione di uve Chardonnay e Incrocio Manzoni, coltivate in regime biologico, anzi “vegano”, senza aggiunta di componenti di origine animale.
Pesca, albicocca, salvia, anice stellato, miele millefiori, fiori di gelsomino, lieve tocco di lieviti. In bocca si assapora fresco e morbido, apprezzandone la delicatezza che richiama subito un altro sorso. Il giusto abbinamento per aperitivi discretamente impegnativi.  
Nasce da uve scelte, raccolte a mano. Gli acini vengono raffreddati e successivamente sottoposti a una fase di pigiatura soffice. Vinificazione in serbatoi d’acciaio termo-condizionati fino al marzo successivo alla vendemmia; quindi assemblaggio e rifermentazione sui lieviti per almeno 18 mesi. La sboccatura avviene senza aggiunta di zuccheri e liqueur d’expedition. 

Sorrentino – Lacryma Christi del Vesuvio Doré 2016 – Spumante DOC 
Da uve Caprettone al 90% e Falanghina 10%. Un altro profumatissimo Brut arriva dalla Campania e precisamente da Boscotrecase, alle pendici del Vesuvio. Lo presenta l’enologa e titolare Benny Sorrentino. Nel calice è profumatissimo, solare e minerale, dall’impronta iodata, con tinte di erba tagliata, fiori di camomilla, pesca bianca e mela annurca. E’ suadente, cremoso, massaggiante al palato. Non impegnativo, ma piacevole. E’ uno Charmat lungo di 8 mesi.

I vini dei Carmelitani dal vigneto urbano di Venezia

Una curiosità (anzi due) da segnalare: i due Vini dei Carmelitani, rosso e bianco, prodotti rispettivamente in 800 e 400 bottiglie. Il ricavato delle vendite sarà destinato a coprire le spese per il restauro della facciata della chiesa dei Carmelitani, a Santa Lucia in Cannaregio, a Venezia. E’ questo un progetto di recupero e ricerca voluto espressamente dal Consorzio Doc Venezia a cui hanno lavorato gli enologi Carlo Favero, Mario Barbieri ed Elena Carraro.

I vini sono stati realizzati con le uve delle viti recuperate nel vigneto urbano della città di Venezia e raccolte nel vigneto-collezione dell’antico brolo del convento dei Carmelitani.
Ad Mensam è il Bianco. Proviene dalla vinificazione di 17 diversi vitigni, molti dei quali autoctoni locali, fra cui diversi tipi di Malvasia, il Fiano, il Moscato Bianco, il Verduzzo di Lison e altre varietà rare.
Nel rosso Prandium sono presenti 9 varietà diverse, anche internazionali come il Raboso, la Marzemina, il Merlot e il Cabernet Franc.

In conclusione: Prosit a tutti/e!