di Silvia Parcianello
Finitaly. Il Vinitaly volge al termine  e anche chi l’ha vissuto, sia da operatore sia da visitatore credo sia davvero  finito, io per lo meno lo sono. Finita e dispiaciuta per non essere riuscita a fare tutto ciò che avrei voluto, a salutare tutti coloro che avrei voluto incontrare, ma comunque soddisfatta. 
Potrei tirare le somme, raccontare quanta gente c’è stata, quanti importatori, quanto business e via discorrendo, ma sono sicura che non mi verrebbe bene. Io amo raccontare le emozioni e devo dire che anche questa volta bicchieri emozionanti ne ho trovati.
Partendo dal necessario presupposto che riassumere i migliori assaggi del Vinitaly è come voler tagliare l’erba del giardino con la forbicina per le unghie farò una breve, disordinata, lista dei miei due giorni a Verona.
Mi sono soffermata solo sulle nostre isole quest’anno, Sicilia e  Sardegna per cui il grosso degli assaggi riguarderà queste terre, con qualche doverosa contaminazione.

Comincio con una gradevole scoperta, Santa Maria la Nave, viticoltura eroica sull’Etna. A parte il fatto che Sonia Spadaro Mulone mi ha accolta con un catalogo di fotografie che avrebbero mozzato il fiato a chiunque, il suo Millesulmare 2015 Sicilia Doc Bianco, grecanico dorato in purezza da un vigneto sul versante dell’Etna a 1100 m slm è un concentrato di terra vulcanica e freschezza. Sempre sull’Etna da provare l’Etna Bianco 2015 Contrada Calderara, di Cottanera,  sorso morbido e pulizia estrema nel finale agrumato. Restando in Sicilia non posso non fermarmi da Firriato e applaudire al Favinia Le Sciabiche, un rosso da nero d’Avola e perricone che viene dal mare, unisce alle note di prugna tanta macchia mediterranea e una sapidità che regala al sorso un carattere unico.

IMG-20170412-WA0004Cambio isola, il padiglione 8 della Sardegna invita con le sue immagini di mare azzurro che più azzurro non si può. Ho apprezzato moltissimo la possibilità di assaggiare al banco della Regione Sardegna una carrellata di prodotti di varie aziende, seguiti da un sommelier Ais del territorio, bella idea, davvero. A ogni modo… Corrasi Nepente di Oliena Riserva, Cannonau Doc di Sardegna è stata forse l’emozione più grande. Un vino potente e fresco, snello nella sua grande forza con note di frutta rossa, melassa e tannino del cacao. E poi il Bovale di Su’entu, erbaceo e intrigante. Spettacolo anche per Latinia 2011 di Cantina Santadi, un passito di nasco che con le sue sfumature di albicocca e scorza d’arancia e la persistenza infinita può tranquillamente essere considerato uno dei migliori vini dolci italiani. Ancora Sardegna per Sciala, il Vermentino di Gallura Docg di Cantine Surrau, un’oasi di bellezza a 5 km da Porto Cervo. Il vino sembra percepire la grandiosità del posto da cui proviene, è un concentrato di fiori e frutta di rara eleganza.

Alcune contaminazioni dicevamo.

Viva il tetto d’Italia e suoi prodotti dall’acidità estrema. La Crotta di Vegneron propone lo Chambave Muscat, IMG-20170412-WA0000moscato bianco petit grains, al naso tutti i fiori bianchi che potete immaginare e al palato la pulizia e la croccantezza della mela verde.

Grandi cose anche in Piemonte, su tutte il Barolo Menico 2012 di Ca’ Brusà, Az. Agr. Diego Marengo. Prodotto come da antica tradizione barolista non vede la barrique nemmeno da lontano regalandoci un prodotto austero ed emozionante, da gustare in presenza di divinità e di piatti di carne di alto livello.

Chiudo con un giretto alla spazio FIVI e Vinitaly bio a cui ho dedicato troppo poco tempo. Quello che mi è bastato per conoscere L’Antica Quercia, azienda biologica di Conegliano, prodotti rispettosi dell’ambiente in un paesaggio fatato. Su Alto, prosecco col fondo, cioè rifermentato in bottiglia e conservato sui lieviti a residuo zuccherino pari a zero, pulito e nervoso, perfetto per berne un secchio durante gli aperitivi estivi e con primi piatti dal sapore delicato.

IMG-20170412-WA0002E poi… queste me le sono sognate anche stanotte. Mosnel, EBB Franciacorta extra brut Docg 2012,  dal carattere estremo, una lama tagliente di acidità a spazzare la bocca e poi una magnifica sensazione di pulizia, senza fronzoli. Discorso equivalente ma bevibilità diversa per Parosè, Franciacorta Rosè pas dosè Docg 2011, complessità estrema con note di piccoli frutti rossi, pasticceria e nocciola. Il sorso è teso ed emozionante, inaspettatamente asciutto, di grande potenzialità nell’abbinamento, alla faccia di chi pensa che uno spumante non possa accompagnare un piatto di carne. Per me, over the top di questo Vinitaly 2017.

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A proposito dell'autore

Silvia Parcianello

Silvia Parcianello Trevigiana, capelli rossi e lentiggini, anticonformista per natura, appassionata di cultura. Nei vigneti con i nonni prima di andare a scuola, Sommelier Fisar dal 2010, Docente e Degustatore Ufficiale, collaboratrice Slow Wine. Dal 2012 aiuto a selezionare ristoratori appassionati da inserire nella guida “Ristoranti Che Passione”. Una laurea in giurisprudenza per darmi rigore, una mente curiosa per tenermi viva, in ogni cosa cerco piacere ed emozione. Cibo e vino sono per me cultura, sentimento, nutrimento, passione. Amo i sapori decisi, le grandi acidità e le grandi dolcezze, i piatti tradizionali con pochi artifici, i prodotti di stagione e che esprimono identità del territorio. Si racconta che cucini piuttosto bene, ma solo per chi amo . Se sento il bisogno di nutrire una persona invitandola a cena significa che mi è entrata nel cuore. Nell’era del web e dei social resto legata alle sensazioni, che spero di riuscire a trasmettere con foto e scritti. Perché per me la gioia più grande è emozionare.

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