di Silvia Parcianello
Primavera, tempo di Vinitaly. Verona verrà assaltata per 4 giorni, solo 4 (ma a volte molto meno) per assaggiare l’assaggiabile della produzione vitivinicola italiana, e anche qualcosa di internazionale.

Facendo lezione ai futuri sommelier mi rendo conto che la domanda più frequente quando si avvicina l’appuntamento Vinitaly è : “Può darci un consiglio? Cosa dobbiamo assaggiare assolutamente?”. Non è una domanda dalla risposta facile o scontata. Un po’ perché l’offerta è vastissima, oserei dire impressionante. Un po’ perché ognuno di noi ha i propri gusti, le proprie predilezioni, le proprie curiosità. Un po’ perché a Vinitaly ci si perde anche se si hanno le idee chiare: si incontra un sacco di gente, ci si prepara una scaletta e non la si rispetta mai, ci si mettono delle scarpe scomode e a un certo punto muoversi diventa una sofferenza immane…si cammina tanto al Vinitaly, sappiatelo, è come fare un giro per l’Italia.

Quindi ora un po’ di idee le lancio, in modo disordinato, di cuore, come solitamente vivo io il Vinitaly. Se siete bravi partite con le bollicine, poi i bianchi, poi i rossi. Quanti assaggi possiamo fare prima di essere ko? È tutto molto soggettivo, dipende da quanto i nostri sensi sono allenati… ah, per ko non intendevo sbronzi, ma semplicemente stanchi e quindi impossibilitati a degustare bene.

Provate a partire dal principio. Bollicine. Cominciate con un grande metodo classico dell’Oltrepò Pavese: l’azienda è Monsupello (Pad. 7 stand B1), il vino da assaggiare il Brut Nature, un pinot noir non dosato, una stilettata di acidità che non lascia indifferenti, così per scoprire cosa si intende quando come termine tecnico si usa “fresco vivo”. Andate in Veneto a provare ancora il “fresco vivo”, metodo classico da uva durello da Fongaro (Pad. 5 stand F7 – G4 – G7). Ci sono poi gli spumanti prodotti sul tetto d’Italia, al Pad. 12 stand A3 – B3 – C3 troviamo la Cave du Mont Blanc de Morgex et de la Salle con un’ampia gamma di spumanti metodo classico da vitigno priè blanc, tipico a piede franco della Valle d’Aosta. Vuoi non provare un’Alta Langa? Ecco Valentino Zero, da Rocche dei Manzoni (Pad. 10 stand L2). E ancora, uno spumante che viene dall’Etna? Imperdibile, Gaudensius, nerello mascalese in purezza, un blanc de noirs dal vulcano,  da Firriato (Pad. 2 stand 120 G – 129 H), dove poi potete prenotare una degustazione di altri vini siciliani e tornare in un secondo momento.

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Dopo tutto questo giro attaccate delle bollicine provenienti da una zona più “classica”. Il Mosnel, Franciacorta Extra Brut EBB, tagliente ed emozionante (Pad.8 stand B8 – E9). Faccio notare che le ultime coordinate sono quelle dello spazio FIVI, dove potete tranquillamente scorrazzare anche senza le mie dritte. Grandi vini, gente simpatica. Sempre là trovate Pieropan, dove provare il Soave Classico, o il Calvarino, da confrontare per il massimo godimento con il Soave Monte Carbonare di Suavia (Pad. 7 stand B2). Ancora FIVI, Le fraghe, provate il Bardolino Chiaretto Rodon, soprattutto se siete scettici nei confronti dei rosati. Se ancora non siete convinti della qualità dei vini rosati in circolazione fatevi due passi e due rampe di scale per andare al Palaexpo in Lombardia (stand D9) ad assaggiare Rosagreen di Pasini San Giovanni, da uve groppello.

Ora, qualche bianco fermo. Tappa obbligata il Friuli. Vi consiglio il sauvignon Zuc di Volpe di Volpe Pasini, di rara eleganza (Pad. 6 stand D5 – E6). Già che siete in zona fermatevi da Lis Fadis (Pad. 6 stand C8) dove ogni (grande) vino ha il nome di un folletto. E poi andate da Terredora (Pad. 6 stand B4) per un Fiano di Avellino, meglio se di qualche anno fa. Poi con una passeggiatina potete raggiungere il Pad. 9 stand A16 dove troverete l’azienda Il Colombaio di Santa Chiara e scoprirete le potenzialità della Vernaccia di San Gimignano.

Non ne avete abbastanza? Via con i grandi rossi. Partiamo con una star, Es di Gianfranco Fino (Pad. 11 stand H3 – 33), il Primitivo più premiato in assoluto. Sempre da uve primitivo andate da Gennaro Papa al Pad. B della Campania per un Falerno del Massico da appalusi. E poi il Faro Palari di Salvatore Geraci (Pad. 9 stand D6) vino mediterraneo e splendente. Il Barolo di Giacomo Fenocchio (Pad. 10 stand G1), molto emozionante. Sempre al Pad. 10 allo stand L3 trovate l’azienda Negro dove davvero faccio fatica a trovare un prodotto che sia meno che piacevole, sia nebbiolo, sia arneis.

Per chiudere qualche dolcezza, il posto per il dolce si trova sempre. Cominciate a smaltire un pochino rifacendovi le scale per andare al Consorzio di Tutela del Moscato di Scanzo al Palaexpo, per provare questa dolce rarità. Poi un salto da Villa Matilde (Pad. 6 stand D4) che vi stupirà con Eleusi, falanghina biotipo Falerno. Poco distante uno dei più grandi passiti che abbia mai assaggiato, il Moscato Rosa di Franz Haas (Pad. 6 stand B2-A2-A3), dolcezza e acidità in perfetto equilibrio e un colore emozionante. Finite il tutto con un contrasto di dolcezza e tannino potente come solo un Montefalco Sagrantino Passito sa fare. Arnaldo Caprai al Pad. 7 stand B6.

Queste sono solo alcune delle mie idee e dei miei gusti, per il resto Vinitaly è affascinante perché dà la possibilità di scoprire cose nuove, per cui buttatevi, con testa, come se non ci fosse un domani. Vi confesso che il mio primo assaggio al mio primo Vinitaly è stato un dolcissimo Moscato di Noto. Come dire che ho cominciato dalla fine. Ed è stato l’inizio di una grande passione per il mondo del vino.

A questo punto un’unica raccomandazione. Scarpe comode.

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