di Silvia Parcianello
Quando una persona decide di occuparsi di vino a livello semiserio, sia che si tratti di comunicazione, degustazione, assaggio o quant’altro, deve sapere che andrà incontro a grandi sacrifici. Tra questi si annovera tutta una serie di seminari, degustazioni, lezioni, tasting in cui ci si ritrova, di solito con i produttori, ad assaggiare dei vini, spesso molto buoni, spesso con delle bellissime storie da raccontare.

Tutti gli anni, ormai si ripete da 6, durante il Vinitaly, Fisar in Rosa, per mano di Luisella Rubin, Coordinatrice Nazionale, organizza un appuntamento in cui protagonisti sono dei vini uniti da un filo conduttore, prodotti da grandi vignaiole.
Ho spesso narrato di questi eventi e non credo onestamente che queste degustazioni siano magnifiche solo perché hanno per protagoniste le donne. Certo, la mano femminile che si introduce in un mondo a prevalenza maschile porta innegabili vantaggi, che hanno a che fare con collaborazione, vedute complementari e amore per il territorio. Quello che fa la differenza sono i vini e i racconti.

Quest’anno è stata la volta dei “Grandi vini bianchi d’Italia”. Sei produttrici che hanno raccontato sei grandi vini bianchi, ambasciatori fedeli del territorio da cui provengono, un ideale giro d’Italia condotto da Lorena Lancia, Miglior Sommelier dell’anno Fisar 2016.

010 Calici pieni

Partiamo?

Cantine Ascheri Giacomo – Langhe Arneis Doc – Cristina Ascheri 2016 : il nostro viaggio parte da una zona iconica per chi si occupa di vino, le Langhe. Colline piemontesi da cui all’inizio del secolo scorso si scappava perché si pativa la fame e in cui ora chiunque vorrebbe vivere per la bellezza del paesaggio e la ricchezza delle vigne. L’Arneis è un vitigno difficile, bianco nel territorio dei grandi nebbiolo, arneis proprio perché era un “arnese” difficile da trattare, tant’è che i primi erano dolci. L’Arneis di Maria Cristina Ascheri ha un naso dolce, fiori e frutta a dominare, con mela golden che accompagna profumi di timo e basilico. Il sorso ha un ingresso pieno e polposo, sostenuto dall’acidità persistente che regala un finale pulito. Con trenette al pesto alla genovese, a enfatizzare l’aromaticità.

Elena Walch -Gewurztraminer “Kastelaz” Alto Adige Doc 2016 : un’altra incantevole località del nord Italia, una collina piramidale denominata “Kastelaz” ci regala il secondo vino, tipico del territorio da cui proviene. Dici Gewurztraminer e pensi subito all’Alto Adige, non c’è scampo. O all’Alsazia. Elena Walch spiega che indipendentemente dall’origine del vitigno, che recenti studi ampelografici danno per alsaziano, il “Kastelaz” porta al suo interno i minerali del territorio da cui proviene, è volutamente speziato e asciutto, senza alcuna concessione a vendemmie tardive che lo renderebbero barocco, di gusto alsaziano. Al naso travolge con il tipico profumo di rosa, accompagnato da erba fresca e poi frutta, litchi e pesca bianca. Al palato si sente prepotente la mineralità, con un lungo finale salino e una leggera speziatura al pepe bianco. Me lo immagino perfetto con nasi goreng, piatto nazionale indonesiano, con buona pace dell’abbinamento territoriale (non che con lo speck se la cavi male, intendiamoci).

Cottanera- Etna Doc Bianco “Contrada Calderara” 2015 : “della Sicilia non ne puoi mai essere sazio” così esordisce Mariangela Cambria per raccontare il territorio di provenienza del proprio vino. Ottima premessa ma non di Sicilia si parla, si parla di Etna, terroir unico al mondo, vigneti di Carricante, vitigno autoctono a piede franco, situati a 1000 metri di altitudine sulle pendici del vulcano. Un territorio singolare che dà vini unici, resi potenti dal sole estivo ma molto acidi per l’escursione termica. Matura per 12 mesi sui lieviti autoctoni, parte in legno, parte in acciaio per poi sprigionare sentori di grafite e iodio, come se la mano del dio Vulcano volesse sempre essere presente. Ecco poi la ginestra e gli agrumi, su tutti limone e cedro. Sorso potente, rassicurante e una freschezza infinita. Caldo e citrino. Un contrasto continuo, tipico delle terre siciliane. Pesce spada e caponata. E tanto pane siciliano.

Suavia – Soave Classico Doc “Monte Carbonare” 2015 : cambia la latitudine ma non la matrice  del terreno. Nella zona di Soave, Veneto inoltrato, il territorio è collinare ma di antica origine vulcanica. Territorio che permette ai vini da uva Garganega di affinare con eleganza sostenendo il peso degli anni. Il vigneto da cui si ricava il vino presentato da Valentina Tessari si chiama Monte Carbonare e il vino al naso ricorda la cenere, il carbone, la grafite, la terra. Poi salinità e agrumi. Al palato è spesso, con la forte nota minerale che nobilita il sorso e dona persistenza. E’ elegante nel suo essere ruvido, perfetto con un risotto con gli asparagi.

Tenuta Cavalier Pepe – Fiano d’Avellino “Brancato” Docg 2015 : vitigno singolare il Fiano, direttamente dalle colline dell’Irpinia. Profumi inconfondibili di miele e fiori bianchi misti a frutta a guscio, capacità di invecchiamento non comune. Milena Pepe, mamma belga e papà irpino presenta un Fiano di Avellino che affina in barrique di rovere francese, coccolato in cantina con grande pazienza. Le note dolci al naso sono accentuate dall’affinamento in legno, miele, vaniglia e nocciola, gesso a ricordare il terreno. Il sorso è sapido, estremamente morbido all’inizio, per poi proseguire con una freschezza accompagnata a note di nocciola. Mi viene in mente un piatto della tradizione, per nulla nobile  ma estremamente buono; salsiccia e friarielli, con o senza pasta.

Cesani – Vernaccia di San Gimignano Riserva “Sanice” Docg 2014 : chiudiamo il nostro viaggio in un’altra regione cult parlando di viticoltura in Italia. Quando faccio lezione sulla Toscana e parlo della Vernaccia di San Gimignano Docg mi sembra di rallentare un attimo, una Docg bianca tra tanti rossi potenti. Letizia Cesani ci presenta la sua Vernaccia proprio come un vino bianco tra tanti grandi rossi. Un vino bianco particolare però. Vitigno austero, non commerciale, in questo caso una Riserva 2014, da aspettare per 36 mesi di affinamento solo in acciaio. Il tempo che passa le regala profumi antichi, dolci e fruttati, di arancia, mandorla e rosa canina. Al palato il frutto è polposo con una leggera nota ossidativa, il sorso lungo ed elegante con fresca nota finale. Pici cacio e pepe.

Link: 
www.vinitaly.it 
www.fisar.it 
www.ascherivini.it 
www.elenawalch.com 
www.cottanera.it 
www.suavia.it 
www.tenutapepe.it 
www.cesani.it