di Silvia Parcianello
grandivinirossi-13Non credo di esagerare affermando che l’appuntamento organizzato ogni anno dalla Fisar in Rosa, associazione presieduta da Luisella Rubin, stia diventando un grande classico del Vinitaly.
L’anno passato, di questi tempi, stavo raccontando di vini passiti e di quanto questi fossero l’orgoglio delle produttrici che li avevano presentati; domenica 6 aprile invece la Fisar in Rosa ha presentato 6 grandivini rossi, 6 sfumature di rosso per 6  giovani produttrici che li hanno fatti conoscere al pubblico che ha riempito la sala… e il corridoio, in quanto qualcuno ha provato a seguire la degustazione da fuori non trovando più posto a sedere.

Potrei parlarvi di Luciana, Monia, Nadia e Sandra,  sommelier Fisar, donne ovviamente, che hanno curato il servizio in modo impeccabile, oppure della brava Karen Casagrande che ci ha guidati in una degustazione emozionante. Di Tiziana Stefanelli, Masterchef 2013, seduta una fila davanti, o di Francesco Villa, Miglior Sommelier Fisar 2013, accanto a me.

Io invece ho voglia di parlare di vino. E spero che questo mio desiderio incontri anche le aspettative di chi legge queste righe. C’è tanto, fin troppo, da dire sui vini che racconterò.

Planeta, Santa Cecilia 2009, Nero d’Avola Doc Noto: si parte da dove solitamente si finisce, estremo sud Italia, bella la scelta di Karen Casagrande. Il Nero d’Avola di Planeta è un vino carico di freschezza, perfetto per aprire la degustazione. “Nei posti belli si fa il vino buono” afferma Francesca Planeta. Come si fa a non crederle? Questo vino nasce in una terra baciata dal sole e da Dio. Ogni prodotto dell’estremità meridionale della Sicilia è buono e bello, da brividi: mandorle, pomodori, olio, vino, le granite di Corrado Assenza, la cattedrale di Noto, Ragusa Ibla e il mare di Fontane Bianche. Il Nero d’Avola nasce qui, è la sua terra d’elezione, che gli regala sentori balsamici, di macchia mediterranea e la salinità del mare ad aggiungere freschezza. Affiorano gli aromi speziati, i frutti rossi, la grafite, quasi a ricordarci che pochi km più a nord l’Etna si staglia contro il cielo. E’ un vino che ha dei tratti vivaci e un po’ ruvidi: il tannino è forte e il finale è potente, come la terra di Sicilia, ricca di passione e di sapori forti. Cous cous di maiale.

Argiolas, Turriga 2009, Igt Isola dei Nuraghi: ha uno spiccato accento sardo Valentina Argiolas: appena comincia a parlare, eccoci al centro del Mediterraneo, nell’isola dellegrandivinirossi-11 spiagge bianche e della natura selvaggia. Il grande enologo Giacomo Tachis ha creato per Argiolas il Turriga a metà degli anni 80, valorizzando i vitigni tipici della Sardegna. Appena si avvicina al naso si ha la stessa sensazione che si prova quando si sbarca in un qualsiasi aeroporto dell’isola: una zaffata di macchia mediterranea mista a terra calda dal sole. A me piace chiamarlo profumo di Sardegna: mirto, erbe aromatiche, spezie dolci, frutta rossa, fumo. E’ questa la Sardegna nel bicchiere: colore intenso, buio, irruento come la terra antica e selvaggia da cui deriva. Il Cannonau, vitigno prevalente, è stato portato nell’isola dai pirati Shardana, che ancora campeggiano nella bandiera sarda. Al palato è velluto, i tannini sono dolci, affiorano le note di cacao amaro del Carignano, altro vitigno che compone questo grande vino, lunghissimo in bocca. Lasciato ad ossigenare nel bicchiere per qualche minuto, assume un profumo ancora più tipico della Sardegna: ricorda i prati, il pecorino, quasi volesse esaltare ancora la terra da cui proviene. Da stappare in presenza di divinità e di selvaggina da pelo in salmì.

Donatella Cinelli Colombini, Brunello di Montalcino Docg 2008: l’eleganza in un vino. Violante Gardini parla dell’azienda a cui sua mamma ha voluto dare un’impronta di estrema femminilità e io mi perdo nei sentori di questo giovane Brunello. Spezie dolci, cannella, noce moscata, liquirizia e poi fragolina di bosco, ciliegia. Dopo qualche minuto arrivano le note floreali del Sangiovese lavorato a regola d’arte: geranio e rosa stupenda nel finale. E’ un vino che ha una lunga vita davanti ma che sa dare grande soddisfazione anche nella sua gioventù purchè si apprezzino le note un po’ spigolose e croccanti, sempre di rara eleganza. Servito con un pecorino di Pienza stagionato regala momenti indimenticabili.

Josetta Saffirio, Millenovecento48, Barolo Docg Riserva 2008: ammetto che ciò che mi ha colpito del vino offertoci da Sara Vezza Saffirio è stata l’etichetta, bellissima, colorata, con uno gnomo intento a infilarsi gli occhiali. Come se le colline delle Langhe fossero abitate da questi esserini che dicono parole dolci alle viti di Nebbiolo affinchè noi, poi, possiamo godere del loro nettare. Nel bicchiere ho un rosso granato trasparente, ancora vivido, che manda al naso un marcato profumo di spezie e chiodi di garofano. E’ stimolante questo Barolo, come sa esserlo un vino giovane con una lunga vita davanti. Vivace la frutta rossa, il ribes, la mora, per arrivare alla liquirizia, alla vaniglia, alle spezie dolci. Dopo qualche minuti compare il fiore, l’iris, elegantissimo. Al palato il tannino è evidente, vibrante: l’alta alcolicità lo ammorbidisce lasciando un finale di cacao, dolce come le colline da cui proviene. Non mi perderei con abbinamenti strani: il brasato ringrazierebbe.

Terredora, Taurasi Fatica Contadina Docg 2007: vino opulento come il territorio da cui deriva, il Taurasi, porta tutta la forza e la terra del Sud Italia nel nostro bicchiere. Daniela Mastroberardino ci ha offerto un 2007, dai sentori evoluti. Al naso è speziato al cioccolato, con marmellata di prugne, tabacco, terra. E’ un vino pungente, come sanno essere gli abitanti della Campania, sostenuto da note minerali marcate e dal sentore di pietra focaia. In bocca è molto equilibrato, sontuoso nella fusione di tannino e alcool, con la frutta rossa e la prugna secca a lasciare un gusto indimenticabile al palato. Piatti speziati e formaggi stagionati.

grandivinirossi-21Massimago, Amarone della Valpolicella Docg 2010: premetto che io amo l’Amarone ma quando ho messo il naso nel bicchiere non ero pronta per ciò che vi ho trovato. Un prato fiorito, crostata in forno, profumi dolci e decisi. Tutta la gamma dei fiori più profumati, fresia, iris, violacciocca, gardenia e marmellata di fragole. E poi ancora giacinto, vaniglia, cannella, cioccolato e rosa vellutata, tè nel finale. Camilla Rossi Chauvenet dice che ama i vini verticali e immediati, caratteristiche non proprie degli amaroni. Se il risultato è così, ben venga questo Amarone che non sembra un Amarone. Si rivela quando lo abbiamo in bocca, con la sua pienezza, la sensazione di velluto al palato data dall’appassimento. E’ giovane, vivace come un giorno di primavera, con i sentori di fragola e fiori, visciole su tutto. Cresce con dolcezza, la beva è immediata grazie all’ottima acidità dell’uva Corvina. Luca Gardini gli ha tributato 95 punti all’Anteprima Amarone: come non dargli ragione. Un vino da bere in piacevole compagnia.
Non aggiungo altro, non serve, rovinerei il momento.

Links:

www.fisar.com
www.planeta.it
www.argiolas.it
www.cinellicolombini.it
www.josettasaffirio.com
www.terredora.com
www.massimago.com
www.vinitaly.com

 

 

 

 

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A proposito dell'autore

Silvia Parcianello

Silvia Parcianello Trevigiana, capelli rossi e lentiggini, anticonformista per natura, appassionata di cultura. Nei vigneti con i nonni prima di andare a scuola, Sommelier Fisar dal 2010, Docente e Degustatore Ufficiale, collaboratrice Slow Wine. Dal 2012 aiuto a selezionare ristoratori appassionati da inserire nella guida “Ristoranti Che Passione”. Una laurea in giurisprudenza per darmi rigore, una mente curiosa per tenermi viva, in ogni cosa cerco piacere ed emozione. Cibo e vino sono per me cultura, sentimento, nutrimento, passione. Amo i sapori decisi, le grandi acidità e le grandi dolcezze, i piatti tradizionali con pochi artifici, i prodotti di stagione e che esprimono identità del territorio. Si racconta che cucini piuttosto bene, ma solo per chi amo . Se sento il bisogno di nutrire una persona invitandola a cena significa che mi è entrata nel cuore. Nell’era del web e dei social resto legata alle sensazioni, che spero di riuscire a trasmettere con foto e scritti. Perché per me la gioia più grande è emozionare.

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