di Umberto Gambino

vintaste-24Dopo la scorribanda antropologica tra facce e tipi del Vinitaly 2013, voglio ora raccontarvi i vini che ho apprezzato di più, non senza precisare che questo tasting a tappe (durato tre giorni) non vuole essere affatto completo (ho dovuto “saltare” parecchie visite programmate agli stand, causa mancanza di tempo). Non è tecnico né tantomeno didattico, ma fortemente emozionale e sorprendente. In fin dei conti è stato un viaggio anche questo  attraverso il “paradiso dei vini”, accompagnato e sostenuto, in buona parte, dalla mia personale “Beatrice”.  Ecco i miei (nostri) preferiti.
Pur vagando nel caos di una fiera, l’immaginario ci proietta sul mar Ionio, a Manduria nel Tarantino. Cosa c’è di meglio (e fuori dagli schemi) che iniziare il tour enologico con un rosso importante del Sud? Il Primitivo di Manduria “Rubinum 17” 2010 Dop, Soloperto è un nettare che emana profumi di prugna, caffè e cioccolato fondente, note rotonde di maturazione, tannino fine, nonostante la quantità di alcol che tocca il 17 per cento. Ecco spiegato il “17” nell’etichetta! Un Primitivo come tradizione comanda! Sabrina Soloperto, la simpatica e mediterranea padrona di casa, ce lo fa assaggiare abbinato ad un  purè di fave con peperoni arrostiti. Buona idea, ma io lo preferirei come vino da meditazione pura, magari davanti al fuoco di un caminetto, in una serata invernale. E Beatrice è d’accordo.


Ancora più a Sud, decidiamo di “sentire” le novità di Cantine Barbera (Menfi, Sicilia).
Annate 2012 per il Grillo (delicato, minerale e vivace come il carattere di Marilena Barbera) e per il rosato “La Bambina”, quest’ultimo da uve Nero d’Avola, di sicura prospettiva. La mia personale preferenza va però al “Dietro le Case” 2012, un Menfi Doc da Inzolia in purezza coltivato su vigne vecchie di 43 anni. Dei tre assaggiati trovo che sia il vino più pronto: aromi di agrumi, frutti tropicali, fiori bianchi e una pienezza minerale e marina al gusto che affascina, seduce, cattura e travolge il palato (travolgente così come la sua produttrice, che colpisce e cattura così come la rete da pesca ghermisce la sua preda). Facile immaginarsi sulla sdraio, in spiaggia, a bere questo Inzolia fresco, alla fine di una giornata di sole.

La cena della prima sera mi ha portato ospite del ristorante “Ai Teatri”, nel centro storico veronese. Qui il giovane enologo, figlio d’arte, Marco Bernabei, ha sottoposto la numerosa platea di commensali ad una piacevolissima tortura: l’assaggio di ben 14 vini. Il frutto (altro che “vino frutto”) palpabile della sua poliedrica produzione dal nord al sud dello stivale. L’impronta di Marco è evidente in tutti i suoi vini, specialmente nei rossi. Si notano  la “pulizia” del lavoro in vigna e in cantina, l’approccio rispettoso a territori assai differenti, l’assoluto valore finale dei risultati. Nella lista dei pezzi da 90 in degustazione, la sorpresa è stata il Kuentu 2009, un Cannonau Riserva della cantina nuorese Atha Ruja. Vino di straordinaria freschezza, vivacità, eleganza, dai tannini morbidi e vibranti, dove frutti rossi, erbe aromatiche e balsamicità si fondono mirabilmente. Un vitigno antico interpretato in chiave moderna. Per dovere di cronaca, alla serata non era presente Beatrice ma la nostra “angel” romana, nonché “legale di fiducia” del sito.

L’indomani mattina, in solitaria, eccomi nel padiglione Abruzzo dove scelgo di visitare lo stand dell’azienda Barone Cornacchia. Vigneti da agricoltura biologica, da sempre e non per moda, come precisa la vintaste-16giovane e bella titolare, Caterina Cornacchia che, con il fratello Filippo ha preso in mano l’azienda di famiglia. Assaggio le nuove uscite dei bianchi 2012 (Trebbiano superiore, Passerina e Pecorino che preferisco) e poi, dopo il floreale Cerasuolo, ecco la batteria dei Montepulciano fra i quali spicca il Vigna Le CosteDoc 2007, tipico prodotto molto apprezzato dal mercato USA. “Ci riconosciamo in questo – spiega Caterina – non si può sbagliare: è il nostro stile tradizionale”. In effetti è un vino “strong” dal tannino robusto con sentori di spezie dolci al naso e un finale lunghissimo. Quello che apprezzo in assoluto è la Docg Vizzarro Colline Teramane 2007. Un vino che avevo già provato in un’altra occasione e che oggi ritrovo migliorato: cangiante al naso (frutti di bosco, fungo, menta e liquirizia), strutturato, fresco e progressivo al palato con un finale rotondo. Chiudi gli occhi e ti vedi col calice in mano ad un ricevimento in costume medievale, nella sala di un castello.
Puntando decisamente a Nord, eccomi in Friuli, da Venica & Venica aparlare di un importante progetto di ecosostenibilità con Ornella Venica e ad assaggiare tutti i nuovi bianchi e soprattutto il Ronco delle Mele 2012, Sauvignon Collio Doc.
E’ sempre uno dei miei preferiti (fra quelli del Nord, in assoluto il primo fra i bianchi): frutto di 14 differenti momenti di raccolta delle uve, in un vigneto cru, è sempre un caleidoscopio di emozioni olfattive e gustative. Vegetale, foglia di pomodoro, frutti tropicali, erba tagliata. Gusto avvolgente, patinato, fresco, di lunga gittata. Un Sauvignon territoriale.
Fra i tanti buoni vini della costellazione di cantine guidate da Albino Armani, uomo garbato del Nord Est, ho dato la mia personale “corona” al Foja Tonda (vitigno autoctono Casetta) Terra dei Forti Valdadige Doc 2009: un rosso dalle tinte fredde, prugna, marasca,  balsamico e terra bagnata, molto suadente, elegante, vibrante. Beatrice annuisce fellice.
In Campania sono tanti i vignaioli bravi e creativi. Ho però dato la mia preferenza al coraggio e all’intraprendenza di Maura Sarno che ha presentato un bel Fiano di Avellino 2011 (15mila bottiglie) dai toni gessosi, con note di zafferano e fruttato di pesca gialla e dalla grande sapidità in bocca. Ho assaggiato anche l’annata 2010 che oggi si presenta decisamente più evoluta rispetto alla nuova, con note di frutti tropicali e pietra focaia in evidenza. Un vino “vulcanico” come vulcanica e e piena di vitalità è appunto Maura, la produttrice, alla guida di Tenuta Sarno 1860 che fa parte del consorzio Diversi Vignaioli Irpini.
Di nuovo verso Nord, in piena Romagna. In un piccolo stand (con Beatrice al fianco) ci accoglie Elisa Mazzavillani: in vigna dal 1999, in cantina dieci anni più tardi. Sei ettari di vigneto nell’Appennino romagnolo su lievi colline argillose, miste a  limo e sabbia (300 metri altitudine). Dei due vini assaggiati, ancora introverso ma buono in prospettiva il Castrum Castrocari 2009 da Sangiovese al 100% coltivato in vigna Sasseto. Ematico, ferroso, stile “ferrovia”. Un vino scuro, in attesa di vedere il sole. “Usciamo tardi, solo quando siamo pronti”, spiega Elisa. Nel calice, io e Beatrice lo troviamo ombroso, inquieto, con tanta  voglia di uscire dagli schemi. Lo slogan aziendale della cantina Marta Valpiani (la madre di Elisa) è: “Una cantina di sole donne”. 

La solarità mediterranea torna con un inaspettato passito della Calabria, il Cannici Rosso di Malaspina: un assaggio del tutto non programmato (come da copione) che mi porta a scoprire un gaglioppo da vendemmia tardiva che senti e bevi nel piacere dei sensi: da meditazione a tutto tondo. Lo presentano le sorelle Caterina e Domenica Malaspina insieme al padre Consolato.  
Un vino del Centro che mi è piaciuto molto è il Terre di Breccia 2010, Igt Lazio della cantina Castello di Torre in Pietra. A presentarmelo (come tutti gli altri vini prodotti) una donna enologo, bella, brava e determinata: Elisabetta Angiuli, pugliese purosangue, ma amante del mare laziale. Il blend è composto per la metà da Sangiovese e poi dal 30% di Montepulciano e dal 20% di Cesanese. E’ il vino top aziendale, solare come la sua wine maker. Nel calice apprezzo begli aromi di prugna e anice stellato e un gusto rotondo, dai tannini ben lavorati. “Un rosso in abito sera” dal prezzo abbordabile. 

Volevamo stupirvi e ci proviamo con una seconda parte tutta dedicata agli spumanti metodo classico.
vintaste-19In Piemonte (con eno-legale al seguito) ecco il Roero Arneis 2007 metodo Classico extra brut, presentato da Giuseppe Negro (azienda Angelo Negro): uno spumante avvolgente, di carattere, profumi, corpo e straordinaria freschezza. Poco distante, in parallelo, vedo la faccia gaudiosa e soddisfatta di Isao Miyajima, giornalista giapponese e miglior conoscitore asiatico dei vini italiani. Agita il calice e annuisce: questo Roero è al top e sfonderà anche in oriente.
Cambio della guardia. Tocca a Beatrice portarci da Letrari. Siamo nella zona del Trento Doc, fra gli esempi più fulgidi e (se vogliamo) anche “estremi” della spumantistica. Come non apprezzare e assaggiare (più volte) il Brut Riserva Doc 2007 (da chardonnay al 60% e pinot nero 40%, 48 mesi sui lieviti): note di pane grigliato, ananas, frutti tropicali, mix di erbe aromatiche, vaniglia e poi un sorso che carezza e appaga, fine e progressivo, minerale, con ritorno agrumato. Un vino senza compromessi da “serata magica”.
M
a le sorprese non sono finite. Perfetto abbinamento alla mozzarella di bufala campana Dop è lo spumante Joidell’Azienda Agricola San Salvatore1988 di Giungano (Salerno), in pieno parco nazionale del Cilento. Il bufalo è l’emblema sulle etichette e nella capsula della bottiglia. Molto piacevole e fresco questo Rosè brut da uve Aglianico, millesimo 2010. 3300 bottiglie sboccate dopo 18 mesi di maturazione sui lieviti. Merita un bravo sincero il dinamico titolare, Giuseppe Pagano.
In questa rassegna di bollicine non può mancare la Sicilia. La novità arriva da Donnafugata che ha presentato un Brut metodo classico (50 e 50 fra Chardonnay e Pinot nero) di recente sboccatura. “Uno spumante fresco che contrasta bene con il calore della Sicilia” spiega Josè Rallo, titolare dell’azienda con l’intera famiglia.
Potevo chiudere questa mini rassegna (incompleta assai) di bollicine senza la Franciacorta? Noooo. Perciò, tappa d’obbligo nello stand sempre affollato della Guido Berlucchi. A fare gli onori di casa è Cristina Ziliani che ci fa assaggiare tutta la serie e qualcosa in più: si va dal sapido e persistente Cellarius Pas Dosè Brut millesimato 2007 per andare poi alla linea dedicata agli chef, targata Cellarius JRE. Ma le vere star sono il “Franco Ziliani” Franciacorta 2007, limited edition, chardonnay integrale, secco, minerale, forte di 4 anni sui lieviti (uno spumante furbo, birbante, festaiolo), e il “Palazzo Lana” 2004 satèn (100% chardonnay) che può contare su ben 7 anni sui lieviti: al naso è una carezza vellutata di caramella d’orzo, fragranza e toni minerali mentre al gusto è una piuma in un guanto da boxe: che ti stordisce piacevolmente e richiede perentorio che tu lo beva di nuovo. Un Franciacorta da combattimento fra nobili di qualche secolo fa, per la contesa di una bella donna. E Beatrice, che ha coniato l’aggettivo “birbante” (tanto apprezzato da Cristina), è felice di gustarlo.
D
overosa coda di colore: giallo nello specifico 🙂 Sarà stato il grande battage mediatico, sarà stata la sapiente strategia di comunicazione dell’ente Fiera di Verona, sarà il momento particolare dell’economia, però è proprio vero che non abbiamo mai visto così tanti occhi a mandorla come in questo Vinitaly. Cinesi dappertutto in tutti i padiglioni, nessuna (o quasi) regione esclusa. Cinesi, ma anche sudcoreani e giapponesi. Giornalisti e buyer a gruppi compatti. Sono stati loro i protagonisti e l’oggetto del desiderio dei nostri produttori. Molto forte anche la presenza dei russi e sempre presenti gli americani. La globalizzazione progressiva, inarrestabile, porta a condividere i nostri vini in tutto il mondo.

Links:
www.vinitaly.com
www.soloperto.it
www.cantinebarbera.it
www.enoproject.it
www.atharuja.com
www.baronecornacchia.it
www.venica.it
www.albinoarmani.com/it/
www.tenutasarno1860.it
www.vinimartavalpiani.it
www.aziendavinicolamalaspina.com
www.castelloditorreinpietra.it
www.negroangelo.it
www.letrari.it
www.sansalvatore1988.it
www.donnafugata.it
www.berlucchi.it
www.ristoranteaiteatri.it
www.mozzarelladop.it

 

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A proposito dell'autore

Umberto Gambino

Lo scrivo subito, tanto per non generare equivoci: non mi piace improvvisare. Sono sempre uno che dà il massimo in tutti i campi. Prima di tutto adoro il mio lavoro di giornalista: si può dire che sia nato con questa idea fissa. Non ho mai voluto fare altro nella vita. Però di cose ne seguo parecchie contemporaneamente: potrei definirmi un esempio anomalo di uomo "multitasking". Dopo una trentina d'anni da cronista sul campo, sono attualmente caposervizio del Tg2 Rai. Sul versante enologico, sono sommelier Master Class dell'Ais e coordinatore della guida Vinibuoni d'Italia Touring. Si può ben dire che il mondo del vino è il mio ambiente naturale, e non poteva essere altrimenti, in quanto figlio e nipote di viticoltori siciliani. E' anche in loro onore, per ricordare sempre le mie radici, la mia terra natìa, gli odori e i sapori di quando ero bambino, che mi sono inventato - con l'amico webmaster, Maurizio Gabriele - il massimo della "digital creativity": una formula inedita per un web magazine di reportage in stile blog sull'enogastronomia: www.wining.it che state leggendo. In più sono anche un ottimo fotografo. Può bastare?

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