di Umberto Gambino
Analizzare i risultati delle recenti finali di Vinibuoni d’Italia Touring significa, al di là dei freddi numeri, fotografare ai raggi X lo stato attuale dei vini da vitigni autoctoni italiani. Per farlo, bisogna scorporare i risultati regione per regione e dalle 491 corone (il premio più ambito dell’unica e prima guida che tratta esclusivamente i vini da vitigni tipici e locali) e riproporre delle classifiche ragionate indicando le uve di provenienza di ogni vino (quando possibile) o le diverse tipologie. La pausa estiva aiuta a ragionare e a riflettere sui dati, complice un giorno di mare saltato causa maltempo. Ecco perciò cosa viene fuori.

Piemonte (65 corone). La regione che ha conquistato più allori dalle giurie ufficiali vede ovviamente confermati soprattutto i suoi grandi rossi da uve Nebbiolo.
La conferma. Su 65 premi ben 25 sono andati ai Barolo Docg: molto bene l’annata 2012 (12 etichette premiate), bene anche la 2011 (4) e la 2010 (4) per non parlare dei cinque nobilissimi Barolo “older 2009”.
La sorpresa. Si è dimostrata d’immenso valore la batteria dei Barbaresco: 15 coronati, con i millesimi 2012 (4 corone) e soprattutto 2011 (6 corone) sugli scudi.
La delusione. Meno qualitativa, rispetto allo scorso anno, la nidiata delle Barbera che ha totalizzato 8 premi maggiori (5 dei quali ascrivibili al territorio di Asti).
Per il resto, sempre particolari i Nebbiolo del Nord (4 corone). Poi premi a 2 Roero, a 2 Langhe e infine ai 3 profumatissimi Moscato d’Asti. Lunga vita ai vini piemontesi.

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Toscana (63 corone). Più articolato il riflesso enologico che giunge dalla Toscana dove l’effetto annata si è fatto sentire in maniera significativa. Tuttavia però…
La conferma. Viene dal Brunello di Montalcino. Le bottiglie 2011 coronate sono state 7 mentre le Riserve, che portano sempre in etichetta la mitica 2010, ammontano a 11. In totale sono ben 18 i Brunello premiati con un Rosso di Montalcino a supporto.
La sorpresa. E’ andata, in proporzione, molto meglio alle varie tipologie di Chianti Classico con 19 corone in tutto (una in più dei Brunello) suddivise in 9 per l’annata 2013, 5 per la 2012, 3 per la 2011, una per la 2014, una per un Chianti Riserva 2010. Ha pagato in termini positivi la recente scelta di uscire con lo spicchio migliore dei Chianti denominata “Gran Selezione”. Infatti, sono 8 i Gran Selezione premiati e 6 le Riserve. Benino la Vernaccia di San Gimignano (4 corone).
La delusione. Non riesce a imporsi (stretta com’è fra i colossi Brunello e Chianti) la Docg del Vino Nobile di Montepulciano con soli 3 allori. All’annata 2012 del Prugnolo Gentile è mancata la qualità di base.
Premiati infine un Morellino di Scansano, un Aleatico e ben 5 diversi Vin Santo.  

Veneto (45 corone). Un prevedibile testa a testa fra le due tipologie di vini trainanti e più portate all’export. Da una parte l’Amarone della Valpolicella con 9 corone; dall’altra il Prosecco con 8. Ma l’equa distribuzione fra bianchi e rossi è proseguita con il Soave (7 premi), il Valpolicella Ripasso (7), il Recioto della Valpolicella (4) il Valpolicella Superiore (3) il Bardolino (3). E ancora: un Custoza, un Manzoni Bianco, un Tai Rosso e un Tai Bianco. Una regione davvero variopinta e diversificata dove si può parlare solo di conferme.

Friuli Venezia Giulia (33 corone). Al quinto anno d’ospitalità delle finali di Vinibuoni in quel di Buttrio, anche la regione vinicola gode (per riflesso indotto) di un trattamento “di favore” per i suoi vini che però (va sottolineato) risultano sempre di altissimo livello, con una decisa prevalenza per i diversi bianchi autoctoni.
La conferma. Dodici corone assegnate al bianco per eccellenza della regione, il Friulano ex Tocai.
La sorpresa. Le ottime e profumate 5 Malvasie istriane, ma anche le 4 Ribolla Gialla.
La delusione.
In generale i vini rossi e segnatamente (davvero ci si aspettava di più) lo Schioppettino che ha conquistato solo tre premi.
Per il resto, completano il quadro, 2 Vitovska, più un blend di tre vitigni bianchi (Friulano, Malvasia e Ribolla), un Pignolo, un Terrano, un blend di Pignolo e Schioppettino. Infine 3 vini dolci: un Traminer aromatico, un Picolit e un Verduzzo. Risultato finale, senza discussioni: bianchi battono rossi 24 a 6

Campania (31 corone). Ha fatto il pieno di corone, andando anche oltre il fisiologico e confermando un’ascesa qualitativa progressiva dei vini prodotti e proposti. Ma quali sono stati i vini più apprezzati? I rossi Taurasi, direte voi? Avete indovinato.
La conferma. Nessuna sorpresa. Ben 8 le corone ai Taurasi Docg  sparsi fra 2012, 2011 e 2009. Poi altre 11 ai rossi da Aglianico in purezza o in prevalenza, non solo irpini.
Pochi i bianchi premiati nel complesso: tre Greco di Tufo e tre Fiano di Avellino più altri due Fiano non irpini. E ancora: premiati tre bianchi di altre tipologie autoctone e un blend rosso.
La delusione. Tante. Nessuna Falanghina in finale. Rimangono a bocca asciutta i bravi produttori di Pallagrello e Casavecchia mentre il Piedirosso entra in qualche blend di prestigio.
In definitiva: vincono i rossi 20 a 11.

Marche (18 corone). Davvero vivace e non scontata la mappa enologica autoctona marchigiana.
La conferma. La supremazia assoluta (ma non troppo) di uno dei bianchi italiani più apprezzati anche all’estero: il Verdicchio dei Castelli di Jesi, con ben 10 corone su 18 totali, e soprattutto per merito di un’ottima annata 2014.
Le sorprese. Oltre ai Castelli di Jesi c’è di più. C’è tutto un altro mondo da scoprire e in gran fermento. C’è l’altro Verdicchio (quello di Matelica) che si fa rispettare (2 etichette premiate) e c’è anche il Pecorino (una corona), ma ci sono dei grandissimi rossi: due Montepulciano, una Grenache, un Bordò (clone di Grenache) e una tipicissima Lacrima di Morro d’Alba. Che dire delle Marche? Da scoprire e riscoprire senz’altro.

Puglia (18 corone). Prevalgono i vini rossi nel palmares pugliese.
La conferma. Si afferma il Primitivo con 6 allori (3 a Gioia del Colle, uno al Salento, uno a Manduria e uno alla Murgia in versione rosato).
La sorpresa. Sono i 4 Fiano premiati e non manca un Bombino Bianco.
La delusione. Meno bene l’altro vitigno rosso tipico: un solo Negroamaro in purezza premiato anche se c’è ne sarebbe un altro presente all’80% in un blend di rossi.
Per il resto, una corona a testa a un Nero di Troia, un Aglianico, una Malvasia Nera, un Aleatico e a un raro Ottavianello. I rossi vincono 13 a 5 sui bianchi. 182-20160730_110450

Sicilia (18 corone). Vincono nettamente i rossi 11 a 7 in una regione ricca di autoctoni. Nonostante l’effetto Etna è sempre il Nero d’Avola il vitigno principe dell’isola con 5 etichette premiate, 4 allori al Nerello Mascalese, poi 2 ai Faro Doc (blend di uve rosse in cui è presente il Nerello Mascalese, ma anche il Nocera e il Nerello Cappuccio e in un caso anche il Nero d’Avola stesso). Fra i bianchi 2 soli Carricante, 2 Zibibbo, un Grillo, un Marsala e una Malvasia delle Lipari.
La conferma: il Nero d’Avola.
La sorpresa: i rossi dalle Doc Faro e Mamertino.
La delusione: i vini bianchi da uve Grillo (un premio), Inzolia e Catarratto (zero premi).

Alto Adige (16 corone). Vera sorpresa: nella terra nota più per i suoi straordinari bianchi sono i vini rossi Lagrein a battere i Gewurztraminer 7 a 4. Di questi ultimi, 3 sono 2014 e uno solo 2015, a dimostrazione che anche per i bianchi a volte bisogna pazientare. Molto meglio però i Lagrein con qualche anno in più (vedi le Riserve). Completano le etichette premiate due Moscato Giallo, due Schiave e un blend.

Lombardia (13 corone). Depurata dei suoi straordinari spumanti Metodo Classico, questa regione dal punto di vista autoctoni si concentra sui Nebbiolo della Valtellina altrimenti noti come Chiavennasca: ben 7 i premiati quasi tutti dell’annata di grazia 2011. Poi allori a 2 Lugana, un Moscato di Scanzo, un Moscato della Val Calepio e un blend di Croatina e Ughetta. E poi la bella sorpresa: Groppello, Marzemino, Barbera, Sangiovese: sono queste le uve che concorrono a uno dei migliori rosati d’Italia, uno dei pochi insigniti di corona: è il Chiaretto Valtènesi di Pasini San Giovanni.

Emilia Romagna (13 corone)
La delusione.
Di tutti i premi ricevuti 3 soli sono andati al vino bandiera, il Lambrusco di Sorbara.
La conferma. A fare la parte del leone è stato il Sangiovese di Romagna con ben 5 allori. Non mancano poi un’Albana, un Pignoletto, un Centesimino, un mix di Barbera e Bonarda e perfino una Rebola passita (Ribolla).

Sardegna (13 corone). E’ finita pari e patta con i premi andati a 4 Cannonau e 4 Vermentino (uno solo di Gallura), poi ecco due vini da uve stramature di Nasco, una Malvasia di Bosa, una Vernaccia e un Carignano.

Trentino (13 corone). Tutto regolare in questa regione per i vini da autoctoni. Premiati 4 Teroldego Rotaliani, 3 Lagrein, 2 Marzemino e poi uno ciascuno di Nosiola, Vino Santo, Manzoni Bianco e un liquoroso particolare a base Lagrein.

Abruzzo (12 corone)
La conferma
. Ben 7 le corone assicurate dalla tipologia Montepulciano d’Abruzzo (4 sono appannaggio della Docg Colline Teramane). Non c’è un’annata che emerga più delle altre. Il resto del bottino se lo spartiscono 2 Pecorino, 2 Trebbiano (entrambi annata 2014) e un solo Cerasuolo. Se andiamo a vedere le Golden Star scoviamo altri 5 Montepulciano e 3 Pecorino rimasti a un soffio dal podio. Insomma: Montepulciano uber alles.

Lazio (11 corone). Prevalgono i bianchi 7 a 4 sui rossi.
La conferma. In omaggio alla tipicità regionale, premiati 3 Cesanese del Piglio e anche un Sangiovese.
Le sorprese. I bianchi non esattamente fra i più coltivati del Lazio. Ci sono 3 Grechetto, 2 Moscato, un Roscetto, un blend di Grechetto e Malvasia.
La delusione. L’esito più clamoroso di queste finali è che non c’è ombra del Frascati Docg, il vino più famoso del Lazio. Per trovarne uno bisogna scorrere la lista delle Golden Star. E in effetti, uno c’è!

Liguria (10 corone). Dal punto di vista enologico è una regione piccola, ma tanto coraggiosa. Molti dei suoi vigneti sono impiantati e lavorati in maniera che definire “eroica” è dir poco. Onore al merito ai viticoltori liguri. Vincono i vignaioli di Levante e i bianchi: 4 Vermentino coronati, poi 3 Pigato e un blend di autoctoni. Il Ponente propone e vince con due stupendi Rossese di Dolceacqua.

Umbria (10 corone). Non c’è storia ma fino a un certo punto: prevale il Sagrantino di Montefalco con 5 etichette, ma forse meno di quanto ci si aspettasse. A seguire i bianchi della Doc Orvieto (Grechetto e Trebbiano) con 2 premi. C’è anche il Vin Santo con il medesimo uvaggio ma non fa parte della Doc e si produce ad Amelia. Ancora un Grechetto in purezza e un classico umbro da Torgiano: un rosso da Sangiovese e Canaiolo.

Calabria (8 corone). Regione “rossista” per eccellenza, quest’anno si è tinta anche di bianco con un Montonico e un Pecorello. Fra i rossi, un solo Cirò (Gaglioppo in purezza) e diversi blend rossi sempre di autoctoni. Non manca mai il classico apporto dei passiti del Pollino: i due Moscato di Saracena. Peccato che il vitigno bianco autoctono Alysso, recuperato da un coraggioso viticoltore, sia stato premiato solo dalla giuria parallela e non da quella ufficiale.
La delusione: in generale i rossi della Doc Cirò che non sono arrivati in finale, tranne uno.

Basilicata (6 corone). Regione piccola, molto “rossista” che si fa onore: fra le etichette premiate, 3 sono Aglianico del Vulture, 2 Primitivo e il sesto è un eccellente vino dolce da Moscato e Malvasia Lucana.

Valle d’Aosta (5 corone). Premiati tre rossi, un Fumin, un Nebbiolo vinificato in rosato, un blend di rossi tipici (Petit Rouge, Fumin, Vien de Nus e Cornalin) e i due bianchi, Prié Blanc e Petite Arvine. Coerente l’Istria che porta all’alloro maggiore 4 Malvasie Istriane su 4 (tutte 2015 tranne una 2013). Il piccolo Molise ha visto premiati due rossi, un Montepulciano e una Tintilia di annate non recenti.

Due parole per gli Spumanti Metodo Classico (64 corone) che provengono in molti casi da vitigni non autoctoni, ma sono inseriti in una sezione autonoma della guida Vinibuoni d’Italia. Non voglio entrare nei dettagli. Vi basti sapere che le bollicine della Franciacorta hanno totalizzato 25 corone e i Trento Doc 7. Si consolida la tendenza ai dosaggi zero e diminuiscono i rosé.

www.vinibuoni.it