di Silvia Parcianello
D’estate, si sa, la sete aumenta. Assieme alla sete, la stagione più calda dell’anno fa aumentare, nell’ordine: la voglia di ozio, di vacanza, di buon cibo e di buon vino in buona compagnia.

Riordinando un po’ gli assaggi fatti negli ultimi tempi volevo proporre una lista di una decina di bottiglie da provare nei momenti festosi di quest’estate appena cominciata. Poi però mi sono resa conto che 10 vini sono troppo pochi…in tre mesi di bella stagione  mica possiamo fermarci a 10 bottiglie? E poi se un genere non piace qualche valida alternativa deve pur esserci.winesummer2

Ecco quindi la Top 20 Wining Collection Summer 2017. Sono suggerimenti, a cui ciascuno di noi può aggiungere tutto quel che vuole.

Partiamo dalle bollicine. Con il caldo non è possibile farne a meno. Il metodo classico sta bene con tutto, è un dato di fatto.
EBB 2012 Franciacorta Extra Brut de Il Mosnel ne è la prova. Abbinateci tutto quello che volete.
Altra bottiglia estremamente duttile è il Pas Dosè di Fongaro, etichetta verde, da uva durella, provato in prima persona con pasta con melanzane e guanciale croccante.
Torniamo in Franciacorta per Brut Riserva Cruperdu 2008 di Castello Bonomi, note di melone e zenzero e un palato morbido e potente per dei piatti dal gusto etnico.
Un altro Metodo Classico da non perdere è il Centopercento, blanc de noirs, da uve Groppello, autoctone della Valtènesi, 36 mesi sui lieviti , della cantina Pasini San Giovanni. Beva che ricorda lo champagne, ma tantissima leggerezza: da attaccarsi alla bottiglia.

Se vi piace il colore rosa sempre la Franciacorta offre la soluzione: SoulRosè di Contadi Castaldi, eleganza al gusto rabarbaro, fragola e arancia amara.
Rosa anche Athesis Brut Rosè di Kettmeir, piccoli frutti rossi e al palato una cremosità che accompagna persino le sarde fritte, oltre a tutto ciò che gustativamente viene prima.

Se invece amate il sushi non ho il minimo dubbio, dobbiamo sconfinare. Il mio preferito del momento è il Blanc de Noirs Grand Cru Brut Patrick Soutiran: elegante la tipica nota di mandorla e arancia amara del pinot noir in gran spolvero.
Siccome in fatto di Champagne sono volubile però cito anche un grande classico, il Pas Dosè di Philipponnat, quello con l’etichetta blu. Non si sbaglia mai. Va da sé che lo sconfino è consigliato anche in caso di altre pietanze.

Prima di passare ai fermi ritengo che l’estate non possa prescindere da una categoria di vini tipica delle mie zone (sono veneta, per la cronaca) che si sta creando una bella nicchia di mercato grazie a dei produttori convinti e intelligenti: i cosiddetti “Col Fondo”. Lungi dall’essere un completamento di gamma i “Col Fondo” sono dei vini che uniscono pulizia e cremosità data dal lievito, e sviluppano una forza inconsueta per la gradazione alcolica relativamente bassa. Bele Casel propone un Asolo Prosecco Col Fondo che esalta tutta la mineralità della terra del Montello e sta benissimo con una trevigianissima sopressa.
Altra storia per il Purocaso sui lieviti di Corte Moschina, da uva durella in cui la fa da padrone la freschezza quasi citrina e chiama una frittura di pesce e verdure.
E poi, un paio di assaggi del tanto super diffuso e bevuto Prosecco. Tra i milioni di bottiglie sul mercato cercate il Prior di Bortolomiol o il Cartizze Brut di Garbara, inconsueto senza residuo zuccherino. Anche il metodo Charmat dà le sue soddisfazioni.

Ora i bianchi fermi. Resto ancora a casa mia, in Veneto, per un vitigno inconsueto, l’incrocio Manzoni, balsamico e fruttato, salvia e tanta pesca gialla,  che trovate in Svejo di Italo Cescon. Potrebbe diventare un “incrocio pericoloso” accostato a un rombo alla griglia perché probabilmente ne berrete più del dovuto. Un altro mio grande amore vinicolo è Sciala, Vermentino di Gallura di Surrau: grande vino, potente, fruttato e fiero, sta da dio con quasi tutto, dai pecorini alla pasta con la bottarga.
Così come il Grillo 2015 di Nino Barraco, tanti fiori bianchi e un palato elegantissimo alla pesca bianca.
Molto intenso anche il Fiano di Avellino di Terredora: il suo profumo di miele e fiori bianchi e il retrogusto di leggera nocciola accompagneranno benissimo la calamarata o un risotto con crema di piselli e scampi.

L’estate si sa, è anche tempo di grigliate. Di sera le temperature scendono e possiamo tranquillamente goderci un buon vino rosso. Penso alla Sicilia, ad Archimede 2012 dell’azienda Marabino, Nero d’Avola in purezza, morbido e speziato, con tannini elegantissimi.
Al Contrada Rampante 2015 di Passopisciaro, molto balsamico con un lungo finale tannico ma mai amaro, perfetto per la carne di manzo alla griglia.
E tornando al Nord, il Merlot Opoka 2011 di Marjan Simcic, eleganza pura dal Collio sloveno.

Voglia di finire la cena in dolcezza? Una leggenda su tutto. Passito di Pantelleria Bukkuram Padre della Vigna di Marco De Bartoli. Non vorrete più altro. Forse un’altra estate.

2 Risposte

  1. Mirella

    Ne conosco almeno la metà e trovo la scelta eccellente. Mi dispiace non trovare neppure un Oltrepò Pavese (tra metodo classico, Martinotti o in rosso, vanta una gamma elegantissima di Pinot Nero), né un Alta Langa…

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    • Silvia Parcianello

      Buonasera Mirella, intanto grazie per la tua attenzione. Sono d’accordo con te che alcune zone d’Italia non compaiono nella lista pur meritandolo, io stessa sono fan di Monsupello, tanto per citarne una. Diciamo che ho basato la lista sugli ultimi assaggi fatti da me ma non mi basterebbero due fegati e lo spazio di un post su Wining per citare tutti i grandi vini che possiamo gustare ??

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A proposito dell'autore

Silvia Parcianello

Silvia Parcianello Trevigiana, capelli rossi e lentiggini, anticonformista per natura, appassionata di cultura. Nei vigneti con i nonni prima di andare a scuola, Sommelier Fisar dal 2010, Docente e Degustatore Ufficiale, collaboratrice Slow Wine. Dal 2012 aiuto a selezionare ristoratori appassionati da inserire nella guida “Ristoranti Che Passione”. Una laurea in giurisprudenza per darmi rigore, una mente curiosa per tenermi viva, in ogni cosa cerco piacere ed emozione. Cibo e vino sono per me cultura, sentimento, nutrimento, passione. Amo i sapori decisi, le grandi acidità e le grandi dolcezze, i piatti tradizionali con pochi artifici, i prodotti di stagione e che esprimono identità del territorio. Si racconta che cucini piuttosto bene, ma solo per chi amo . Se sento il bisogno di nutrire una persona invitandola a cena significa che mi è entrata nel cuore. Nell’era del web e dei social resto legata alle sensazioni, che spero di riuscire a trasmettere con foto e scritti. Perché per me la gioia più grande è emozionare.

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