di Umberto Gambino
06-20160330_104421Campania Stories è un “format” enologico che, anno dopo anno, si consolida e acquisisce certezze. Giunto alla sua quinta edizione, questa volta con sede unica in un elegante hotel di Benevento, vive e va avanti grazie allo spirito di iniziativa, alla buona volontà e alla generosità del gruppo di Miriade & Partners, guidato da Diaca Cataldo e Massimo Iannaccone, ben coadiuvati dalla dinamica Alessia Canarino e da tutto lo staff. Un grande plauso sincero per il lavoro svolto (senza facili sviolinate) va, da noi giornalisti, a tutti loro!

Una piccola premessa: al di fuori di Campania Stories non esistono altri eventi in cui sia davvero possibile assaggiare le nuove annate dei vini di questa “camaleontica”, sorprendente e per certi versi ancora poco conosciuta regione enologica italiana. E allora? Con centinaia di ottime aziende vinicole operative sul territorio, stupisce che solo 77 (sottolineo: 77) abbiano ritenuto di dover partecipare all’appuntamento di Benevento, con 180 etichette presenti in degustazione ufficiale. Troppo poche, ritengo. Mai come in questa occasione, gli assenti hanno avuto torto. Perché hanno perso l’occasione di far assaggiare i loro vini ad oltre un centinaio di giornalisti specializzati della stampa nazionale ed internazionale, fra i quali anche molti coordinatori regionali di guide (in ordine sparso ho visto colleghi della guida Vitae, dell’Espresso, di Slow Wine, di Vinibuoni d’Italia, e mi scuso fin d’ora con chi non conosco e ho dimenticato).

Insomma, si può e si deve fare di più per promuovere e far conoscere i vini della regione, ancora non adeguatamente diffusi al di fuori dello stretto ambito territoriale: certamente i  produttori devono fare la loro parte, approfittando dell’unico evento di “anteprima” dei vini campani (con possibilità di presentare anche annate precedenti, a scelta), tralasciando piccole gelosie e invidie, optando invece per il “gioco di squadra” e dimostrando compattezza d’intenti fra viticoltori che coltivano uve bianche e rosse straordinarie, dal potenziale per alcuni aspetti non ancora pienamente espresso.01-20160329_200807

E’ infatti paradossale – per esempio – che non esista un Consorzio di tutela per il Taurasi DOCG, il vino rosso di maggior prestigio. Non vi è traccia di analoghi consorzi per il Fiano di Avellino e per il Greco di Tufo che pur sono DOCG, mentre è operativo un più generale e “generalista” Consorzio dei Vini d’Irpinia (presidente Milena Pepe). Se confrontiamo con altre regioni, la Campania purtroppo è ancora molto indietro in quanto a organizzazione e promozione del vino.

In conclusione (e chiudo la parte “politica” dell’articolo): i vini della Campania dimostrano un grande potenziale e meriterebbero molto di più. Sta ai produttori organizzarsi meglio e insieme, con le istituzioni a supporto (se ci sono), per comunicare e promuovere “professionalmente” i loro vini. Senza buttare via (non partecipando) occasioni di marketing preziose come questa di  Campania Stories.

20+1  bianchi di Campania selezionati (annate dalla 2014 alla 2011)    

6 Fiano

La verve del Fiano
Picariello Ciro 2014 – Fiano di Avellino
Ha verve e freschezza da vendere. Sa di frutta matura e fiori, salvia e timo. Sorso morbidissimo, soffice con una spruzzata di  sana sapidità. Lungo finale di ananas.

Il più fruttato
Colli di Lapio – Fiano di Avellino 2014

Nel calice giallo paglierino con riflessi dorati, è intriso di frutta gialla matura e spezie come il  rosmarino e da pennellate di smalto. Al gusto è potente, concentrato, fresco e avvolgente. Nota finale di mandarino e zagara.

Didattico e corposo
Villa Raiano – Fiano di Avellino Ventidue 2013

Lo avevo gradito anche l’anno scorso, questo è una conferma. Note di pesca gialla, fiori e spezie.  Bocca ampia, intensa, abbastanza evoluta, con retrogusto di pesca gialla. Il Fiano come dovrebbe essere, tipico e ben fatto.

Finezza e balsamicità
Villa Raiano – Fiano di Avellino Alimata 2013

Vino sorprendente per finezza e freschezza. Il Fiano non finisce mai di stupire. Sa di pepe bianco e rosa, bergamotto e liquirizia. Gusto rotondo, equilibrato, armonico, sapido.

Il Fiano “vulcanico”
Feudi di San Gregorio – Fiano di Avellino Pietracalda 2012
I profumi sprigionano mineralità e una bella nota di idrocarburo. Naso caldo, vulcanico, “infuocato”, con pennellate più aromatiche. Coerente al palato, intenso, possente, con  sfumature  di frutta esotica che tornano nel finale.

Fiano alla “francese”
Tenuta Cavalier Pepe – Fiano di Avellino Brancato 2014

Un’altra sorpresa assoluta e positiva per questo bel Fiano che proviene da uve raccolte nei vigneti di Lapio. Fermentazione in barrique di rovere, per il 40%da legno nuovo. Un’interpretazione più “francese” nel segno della produttrice. Naso boisé, di vaniglia, mallo di noce, nocciola. Bocca calda, avvolgente, sapida, minerale, lunga. Mantiene intatta tutta la sua freschezza.

Fiano Nobile
Tenuta Sarno 1860 – Fiano di Avellino Sarno 1860 – 2011

E’ forse il vino bianco più gradito della selezione presentata a Campania Stories. Quattro anni di evoluzione che fanno capire il potenziale di evoluzione del Fiano di Avellino. Da uve coltivate da Mauro Sarno nel piccolo vigneto di Candida, si fa apprezzare per il suo bouquet che oscilla fra  liquirizia e frutta esotica, fichi secchi e nocciola tostata. E al gusto mantiene tutte le promesse perché è piacevole, avvolgente, morbido, succoso, quasi da meditazione. Il cuore e l’anima del Fiano!

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9 Greco e Greco di Tufo (dal 2014 e più evoluti)

Bouquet che emoziona
San Salvatore – Paestum Bianco Elea 2013

Greco 100%. Il 10% del vino fa fermentazione in legno. Naso intenso piacevole per nulla scontato,  aromatico e balsamico, con tinte di albicocca secca, spezie, menta e liquirizia, frutto della passione e tartufo bianco. Tante belle sensazioni. Bocca fresca, sapida, verticale, con bel finale di agrumi.

Sapido e carnoso
Torricino – Greco di Tufo Raone 2014

Giallo paglierino con riflessi verdolini. Naso carnoso che si dipana su spezie aromatiche su toni   balsamici di menta. Al palato è corposo. pieno di frutto e sapidità. Lungo.

La quintessenza del tufo
Cantina dei Monaci – Greco di Tufo 2014

Annusandolo, si percepisce netta la nota minerale, ricco di gesso, tufo, spezie e frutta gialla matura. Bocca ampia, intensa e ben concentrata con finale fine, gessoso.

Un classico che si rinnova
Feudi di San Gregorio – Greco di Tufo Cutizzi 2014

Un classico che si è rinnovato bene. Sentori eleganti di pietra focaia mixati a frutta gialla e bianca (pesca e pera). Fresco e più evoluto al tempo stesso. Sorso corposo, ricco, di grande sapidità.

Fresco ed equilibrato
Cantine dell’Angelo – Greco di Tufo Torrefavale 2014

Note di frutta fresca (pesca, banana, nespola) e floreali di gelsomino e lavanda, fieno e caramella. Al palato è progressiva, molto sapido e persistente. Equilibrato con bel finale di ananas

Piacevolezza del sorso
Cantina Riccio – Greco di Tufo 2014

Bei sentori di smalto, lavanda, mentolo. Bocca rotonda, morbida, tesa. Lunga e con bel finale di cedro. Molto buono. Si beve con grande gusto.

Il Greco che affascina
Tenuta Cavalier Pepe – Greco di Tufo Grancare 2014

Il 15% fa fermentazione in legno. Selezione di Greco dai migliori di vigneti aziendali. Naso interessante: spiccano agrumi, frutta gialla, spezie, fiori gialli. Bocca intensa, progressiva, verticale, con nota agrumata finale. Altra bella sorpresa dalla tenuta del Cavaliere.

Fine ed evoluto
Le Ormere – Greco di Tufo Le Ormere 2013

Giallo dorato che denota una maggiore evoluzione. Note di cannella, vaniglia, salvia e timo. Sorso carnoso, avvolgente, sapido e fresco. Bel finale di frutta tropicale. Evoluto finemente.

Forza ed eleganza
Colli di Castelfranci – Irpinia Greco Vallicelli 2013

Giallo dorato e sentori più evoluti, molto coerente al naso e in bocca. Rosmarino, Spezie,  bergamotto, salvia. Bocca pomposa e carnosa e bel ritorno di frutta matura nel finale. Sapido e fresco, lungo e intenso. Una bomba di forza ed eleganza.

3 Falanghine (dal 2014 e più evolute)

Fuori dagli schemi
Trabucco – Falerno del Massico Bianco 16 Marzo – 2014

Da uve Falanghina al 100%. Maturazione e affinamento sui lieviti per 5 mesi. Sa di frutta secca mandorla e noci, burro fuso, vaniglia.  Bocca intensa e avvolgente con finale agrumato.  Progressivo e avvolgente. Un po’ fuori dagli schemi, ma lungo.

Falanghina longeva

Tora – Falanghina del Sannio Kissòs 2011
Giallo dorato carico nel calice. Si vede e si sente l’evoluzione. Note di frutta tropicale, ananas e orzo, poi liquirizia. Bel gusto, vivace, intenso, da cui emerge bene il frutto. Persistente senza sbavature. Un esempio concreto di longevità. 89

Falanghina ammaliante
Astroni – Campania Falanghina Strione 2011
Giallo dorato scarico. Note vegetali e di frutta gialla in confettura, poi è fumè e vulcanico, fino a sentori di fungo. Bocca austera speziata. E’ ricco, intenso, persistente.

2 Pallagrello (2014 e 2012)

Sostanzioso e minerale
Terre del Principe – Terre del Volturno Pallagrello Bianco Le Serole 2014

Da uve Pallagrello bianco al100%. Giallo paglierino scarico. Naso vulcanico e minerale, poi sentori di cenere e gesso. Bocca verticale e progressiva, ricca, fresca. Dimostra bella sostanza di base.

Selvaggio e potente
Alepa – Terre del Volturno Pallagrello Bianco Riccio Bianco 2012

Da uve Pallagrello Bianco. Giallo dorato nel calice. Sentori fumè e selvaggi, poi fieno e passion fruit. Al palato si dimostra coerente, selvaggio, minerale, molto interessante. Nel finale, quasi tannico, torna la nota minerale. Sembra un noto Trebbiano abruzzese.

Uno da altre tipologie

Originale e fine
Cuomo Marisa – Costa d’Amalfi Furore Bianco Fiorduva 2014

Da uve Ripoli 40%, Fenile 30%, Ginestra 30%. Note vegetali e sapide, poi di frutta fresca bianca e anche esotica. Bocca morbida, fresca e avvolgente. Chiude con un’inesorabile progressione in cui emergono il frutto minerale e il terroir anche vulcanico. Si sente bene il frutto vivo nel finale.

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I migliori 9 bianchi campani del 2015

La Guardiense – Falanghina del Sannio Janare
Note speziate e aromatiche, poi mela renetta. In bocca intenso, sapido e fresco. Bella rotondità.

Vesevo – Beneventano Falanghina Vesevo
Sentori tenui di fiori e frutta bianca fresca. Bel sorso sapido fresco e vivace. Va meglio al gusto. Buona persistenza.

I Capitani – Fiano di Avellino Gaudium
Note di salvia, lavanda, limone, pesca, poi di cannella. Bocca morbida e un po’ costruita. Finale piacevole.

I Favati – Fiano di Avellino Pietramara 2015
Vivace e selvatico. Sa di erba tagliata e muschio. Al palato è ampio, rotondo e fresco.  Corretto e ben fatto.

Ocone – Sannio Taburno Greco Giano 2015
Di colore giallo quasi dorato. Spezie, rosmarino, pepe bianco e salvia. Bocca ampia e corposa. Interessante e diverso dagli altri Fiano. Sembra più evoluto.

I Capitani – Greco di Tufo Serum 2015
Sa di fiori di campo, ribes bianco e nespola. Gusto fresco e vellutato, buona persistenza.

Petilia – Greco di Tufo Quattroventi 2015
Note di Liquirizia e balsamiche, poi lavanda e frutta gialla. Sorso intenso, sapido e fresco. Tante belle cose al naso che ritornano coerenti al gusto.

Sertura – Greco di Tufo 2015
Sa di bosco e di selvaggio. Sentori di pesca gialla, vaniglia. Fresco e sapido, rotondo, lungo. Un Greco giovane e bevibile.

Torricino – Greco di Tufo 2015
Sentori di farina e fiori bianchi per un vino dai toni molto bianchi. Gusto fresco, sapido, fine, contenuto. Piacevole. Non deborda nel finale.

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A proposito dell'autore

Umberto Gambino

Lo scrivo subito, tanto per non generare equivoci: non mi piace improvvisare. Sono sempre uno che dà il massimo in tutti i campi. Prima di tutto adoro il mio lavoro di giornalista: si può dire che sia nato con questa idea fissa. Non ho mai voluto fare altro nella vita. Però di cose ne seguo parecchie contemporaneamente: potrei definirmi un esempio anomalo di uomo "multitasking". Dopo una trentina d'anni da cronista sul campo, sono attualmente caposervizio del Tg2 Rai. Sul versante enologico, sono sommelier Master Class dell'Ais e coordinatore della guida Vinibuoni d'Italia Touring. Si può ben dire che il mondo del vino è il mio ambiente naturale, e non poteva essere altrimenti, in quanto figlio e nipote di viticoltori siciliani. E' anche in loro onore, per ricordare sempre le mie radici, la mia terra natìa, gli odori e i sapori di quando ero bambino, che mi sono inventato - con l'amico webmaster, Maurizio Gabriele - il massimo della "digital creativity": una formula inedita per un web magazine di reportage in stile blog sull'enogastronomia: www.wining.it che state leggendo. In più sono anche un ottimo fotografo. Può bastare?

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