di Michela Pierallini
vinnatur-13 È la mia prima volta a Villa La Favorita, l’evento organizzato dall’Associazione Viticoltori Naturali – VinNatur. Laura Sbalchiero, per tutti Ufficio Stampa, per me Michela-sitter, mi accoglie in tutto il suo splendore sulla scalinata della villa e mi guida per mostrarmi il primo piano, la sala degustazione riservata ai giornalisti, il piano sotto terra, i punti dove bere, mangiare, prendere il caffè, la toilette, fino al meraviglioso parco verdissimo. Poi mi lascia al mio destino. Sono venuta senza programmi, senza sapere quali siano i produttori in villa, senza alcuna idea pronta. Per questo cerco un punto da cui partire. Leggo il cartello Toscana, Azienda Casa Raia, e mi fiondo. “Buonasera” dico. La risposta mi arriva in francese e mi sento confusa, guardando le bottiglie di toscanissimo Brunello.

Pierre-Jean Monnoyer mi versa il Brunello di Montalcino DOCG 2009. Si esprime in tutto il suo potenziale ma per me è troppo presto per berlo. Il 2008 è pronto ma sono convinta che lasciato in bottiglia, darà il meglio di sé. Il legno, a mio modesto parere, è un po’ preponderante. Il Rosso di Montalcino DOC 2010 ha dei profumi intensi di violette ammucchiate sotto gli alberi e di fiori in primavera. Evoca file e file di giaggioli viola ai margini di stradine sterrate. Meraviglioso. Sono incuriosita e chiedo a Pierre-Jean di raccontarmi la sua storia. “Ho incontrato mia moglie Kalyna in Cina nel 2001, io avevo un bar e lei era una ceramista. Era lì per studiare le porcellane. Il padre di Kalyna è italiano e la mamma canadese. La sua famiglia aveva una vecchia vigna in affitto e noi abbiamo deciso di restaurarla e produrre vino. Abbiamo finito la cantina nel 2009”. Domanda:  “Dal bar e le ceramiche, come avete imparato a fare il vino?” risposta: “I nostri amici produttori ci hanno dato consigli e insegnato molto”. Il resto lo fanno la coscienza e il rispetto per l’ambiente in cui si vive, aggiungo io.

Inevitabile citare le etichette. Quella del Bevilo è stata disegnata da Ludmilla Temertey e ritrae la figlia Kalyna. Quella del Brunello è un dipinto di Andrej Dugin e rappresenta una caccia al cinghiale, dove si vede Casa Raia. Chiedo a Pierre-Jean di suggerirmi il vino che andrò ad assaggiare dopo i saluti e mi consiglia Felix.

Ovvìa, questo gli è proprio i’toscanaccio che m’aspettavo! E così incontro Miscia, (Michele Gherardo Totaro) che mi presenta il Felix Toscana IGT 2009. Ruffiano, dice lui, perché si fa bere facilmente, è pepatino, giusto per merenda. Non ha il brio che ti aspetti, è, appunto, ruffiano. Il Felix Toscana IGT 2010 è l’annata perfetta, qui Sangiovese, Mammolo e Canaiolo si sono messi insieme per farti ballare. Io ballerei, ma non mi pare il caso. “Nessuno parla dell’effetto che il vino fa, per questo l’ho chiamato Felix. Poso dire ch i miei vini sono riusciti, se la gente passa una bella serata”, racconta Miscia. Eccome se condivido, è la mia filosofia. Il vino è fatto per bere e per godere, mica per altro! Foto ricordo e poi scappo nella sala riservata. A proposito, l’azienda si chiama Tenuta Montiani.

Stelline
sulla moleskine per:
‘A Cengia – DOC Colli Euganei Moscato Secco – Zanovello
Ametistas Grechetto Umbria IGP 2012 – Fattoria Mani di Luna
Verdugo 2012 – Masiero Gianfranco
Valpolicella Ca’Fiui 2013 e Valpolicella Superiore Ripasso Campi magri 2011 – Corte Sant’Alda
Vecchio Samperi – Marco de Bartoli
Margò Fiero rosso Umbria e Margò Fiero bianco Umbria – Cantina Margò. A questo punto c’è il colpo di scena! Con questo vino mi devo fermare, ho bisogno di avere un rapporto più profondo. Non mi spingo in altri termini perché Wining non è un blog erotico. Andrea Marchetti, penna vibrante di Intravino, capisce tutto, mi prende per mano e mi accompagna nelle cantine, direttamente da Carlo Tabarrini, il produttore. Incontriamo anche Gigi Miracol, così abbiamo anche il folklore.
Mi ci perdo, nei vini di Carlo, chiudo gli occhi per vivere le emozioni e m’inebrio di profonde sensazioni. Sarà il legame con il Sangiovese ma sento il rosso esattamente sulle mie corde, oserei dire schietto e selvaggio. Muffasanta Fiero è incredibile: quando lo bevi, senti che c’è una storia da raccontare. E’ un vino fatto di momenti vissuti con intensità. Carlo ha fra le mani un Vinsanto del 1981, il vinsanto del nonno, e ce lo versa nel bicchiere! Che stoffa, che profumi ancora vivi, mi tremano le gambe. Mentre giocavo, seduta per terra, all’asilo, il nonno di Carlo, su quella terra, raccoglieva l’uva per farne vino. Soltanto il pensiero è esaltante.

L’ultimo vino mi è stato cavallerescamente servito a tavola, come un gentile dono. Il produttore,
Jean Pierre Robinot, è passato in mezzo ai tavoli con una bottiglia alta come me. Ho apprezzato la finezza corredata da leggera speziatura e fruttini rossi. Il nome dell’azienda è Les Vignes de L’Ange vin.
Chiudo così, senza finale. Il prossimo anno ci torno e ci passo la giornata, a Villa La Favorita. L’energia è positiva, l’aria è satura di veracità. La bramosia, l’esigenza d’integrazione con la natura è concreta, si sente e si respira nell’aria. Si beve, anche. Bravi!

Link: www.vinnatur.org