26i Fabrizia Dalpiaz
Ore 22.25: sono appena rientrata dopo aver trascorso il pomeriggio, la sera e parte della notte in compagnia di due splendide persone che mi hanno accompagnata da una vigna all’altra mostrandomi i loro progetti, i loro sogni e la loro idea di viticultura e di vinificazione. Il tempo è volato e non ci siamo proprio accorti che, assaggio dopo assaggio, chiacchiera dopo chiacchiera, si era fatto buio. Colpevoli di tutto questo sono Silvano Clementi, proprietario dell’omonima azienda agricola e la moglie Veronica Pilati.

Ore 17.00: il primo abbraccio è per Veronica che conosco da quando aveva otto anni perché era stata mia allieva di chitarra classica per diverso tempo e la ritrovo qui, adulta, sposata, a parlarmi di vitigni e vini mentre aspettiamo l’arrivo di Silvano. Eccolo! Un saluto e via, non stanno nella pelle e non vedono l’ora di portarmi in un luogo che a loro sta tanto a cuore. Li rassicuro che sono abituata a salire su auto polverose, piene di ogni oggetto, abitate da vari insetti, in primis ragni che senza tanti problemi tirano le loro ragnatele da un finestrino all’altro! Dopotutto solo una 4×4  riuscirebbe a superare certe pendenze e dove stiamo andando ora, la stradina è molto ripida, piena di sassi e avvallamenti. L’hanno dovuta realizzare loro, per poter raggiungere la zona ad Est di Pressano, in località Frate, che molto tempo fa ospitava un antico vigneto andato poi completamente perduto e che ora hanno deciso di ripristinare.

Il Menhir di porfido a testimonianza delle fatiche passate

Il bosco improvvisamente finisce e mi appare una collina di terra rossiccia su cui spicca una specie di Menhir, un grande monolite di porfido che loro hanno voluto tenere e posizionare proprio all’ingresso del nuovo vigneto per ricordare l’immensa fatica che hanno dovuto sopportare. “Qui inizialmente era tutto bosco, abbiamo dovuto disboscare, sistemare il terreno, levare i sassi più grandi, creare le giuste pendenze, aggiustare i preesistenti muretti a secco e costruirne di nuovi per trattenere il terreno e infine, piantare una per una le giovani piantine”.

“Ecco: questa è la nostra nuova “nursery” che curiamo con tanto amore, seguendo passo passo la crescita di queste barbatelle”.

La parte più bassa della zoan Frate con le barbatelle di Iasma eco1

Nella zona iniziale hanno piantato una varietà chiamata IASMA eco1, un incrocio avvenuto per polline di vitis vinifera fra Teroldego e Lagrein che presenta una struttura particolare con buccia spessa e grappolo non troppo compatto, con buona resistenza alla botrite. Nella parte più alta del vigneto, sono state piantate le barbatelle di Nosiola, antico vitigno autoctono di Pressano, frutto di una selezione curata interamente da Silvano, che si è formato presso l’Istituto Agrario di S. Michele all’Adige Fondazione Edmund Mach, in cui svolge la funzione di tecnico ricercatore nel settore vitivinicolo, in particolare nella selezione di nuovi vitigni resistenti a peronospera e oidio.

Seguendo l’impronta del padre Renzo, già coltivatore di vigneti e frutteti, nel 2006 Silvano decide di recuperare gli appezzamenti di famiglia improntando le coltivazioni alla salvaguardia dell’ambiente e del territorio attraverso l’uso dell’agricoltura biologica. Ad oggi tutti i vigneti sono certificati biologici ICEA (Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale), mentre i frutteti sono in conversione per la certificazione biologica. La sua “mission” è quella di offrire al consumatore la possibilità di istruire il proprio palato ad una nuova, ma antica sensazione di naturalità, facendogli provare il vero e autentico sapore di ogni vitigno, espressione il più reale possibile del terroir. Per la produzione delle uve sono stati limitati al massimo i trattamenti antiparassitari a base di zolfo e rame che non superano i tre interventi. La gestione del vigneto non prevede l’utilizzo di concimi chimici, di sostanze diserbanti e di nessun tipo di antiparassitario sulla chioma.

Panorama della Valle dell’Adige e sulla Paganella

Mentre osservo questo meraviglioso paesaggio che domina la Valle dell’Adige, ci spostiamo lungo questi terreni ripidi e argillosi, ammirando le tenui piantine e le loro fragili foglie che danzano sotto l’Ora del Garda. Alcune sono più alte, altre più basse, e purtroppo qualcuna non ce l’ha fatta ed è morta! “Abbiamo dovuto lottare contro il tempo perché dovevamo piantarle prima che arrivasse il caldo estivo”, racconta Veronica, ma non è stato facile!”.

L’anfratto in cui si riparò Cesare Battisti

Terminiamo il giro passando davanti ad un anfratto che gli storici locali ricordano come il luogo in cui Cesare Battisti si nascose, trovando la salvezza.

Ci dirigiamo ora a Verla, zona Molin, su terrazzamenti di Riesling Renano e Manzoni bianco. Qui nella piccola valle a V, risuona il piccolo ruscello che la costeggia. In questa oasi di pace il  terrazzamento viene lavorato interamente a mano, date le pendenze e le ridotte dimensioni tra una vite e l’altra.

Verla zona Molin terrazzamenti di Riesling renano e Manzoni bianco

La cascata e il ruscello che scorre accanto al vigneto del Molin

Da qui ci spostiamo ora nella zona più in pianura, nella Valle dell’Adige, a pochi passi dall’omonimo fiume, dove l’azienda detiene alcuni vigneti di Pinot Grigio e Souvignier Gris oltre alle varie piante da frutto con cui producono succhi di frutta al 100% naturali (senza zuccheri e conservanti aggiunti) sia di mele che di uva bianca e uva nera.

Grappoli di Pinot Grigio in maturazione

Il Pinot Grigio affonda le sue radici in un suolo fertile e ricco di minerali, su un terreno limo-argilloso poco profondo e con molto scheletro che conferisce ai vini mineralità, freschezza e grande struttura. La pianta di Souvignier Gris, presente nello stesso vigneto, è una varietà resistente: ottima contro la peronospera, lo oidio e la botrite.

Ora non ci resta che andare in cantina per assaggiare i vari vini di Silvano. La cantina Villa Persani è situata proprio nel centro di Pressano e si è sviluppata soprattutto nel sottosuolo. La produzione è limitata. Veronica e Silvano realizzano e seguono tutte le varie fasi da soli: imbottigliamento, etichettatura e tappatura delle bottiglie con il tappo a vite. Altra scelta di Silvano che va un po’ contro corrente ma che ha deciso di adottare fin dal principio poiché – secondo lui – è una chiusura tecnica organoletticamente neutra a protezione dell’integrità del vino. E’ una chiusura di eccellenza, consente una perfetta conservazione dei vini nel tempo ed è una maggiore garanzia sia per il produttore che per il consumatore.

L’etichetta usata riprende Silvano a testa in giù, proprio per ricordare la sua filosofia:

L’altro punto di vista” è la contrapposizione dell’uso della chimica in agricoltura, paradosso ambientale: il settore secondario non può sostenere il settore primario, come le pratiche chimiche non possono sostenere la fertilità della terra”.

Degustazione

AERAMEN 2015 – Pinot Grigio Ramato, dal latino Rame. Il colore ne ricorda il metallo, la conduzione biologica la potenzialità nell’utilizzo. Una macerazione sulle bucce conferisce al Pinot Grigio questo caratteristico color ramato accompagnato da un bouquet  floreale ed agrumato.

AROMATTA 2015 – E’ un vino bianco dal sentore aromatico; per la produzione delle uve sono stati limitati al massimo i trattamenti antiparassitari a base di zolfo e rame che non superano i tre interventi. Il vigneto sviluppa le sue radici in un terreno limo-sabbioso ricco di minerali e di sostanze nutritive. La gestione del vigneto è a carattere biologico, il che non prevede l’utilizzo di concimi chimici, di sostanze diserbanti e di nessun tipo di antiparassitario sulla chioma. Il vino si presenta molto profumato al naso con sentori di passion fruit e di agrumi mentre al palato si scopre una buona acidità ed una complessità aromatica particolare.

PERFORMANCE 2014 – PINOT GRIGIO IGT VIGNETI DELLE DOLOMITI – Pinot Grigio in purezza i cui grappoli affondano le radici in un suolo fertile e ricco di minerali. Sentori di miele, frutta e fieno, maturano soavi in legno di acacia. Il vigneto ha un’esposizione Sud-Est ed affonda le sue radici in un terreno limo-argilloso poco profondo e con molto scheletro. Il vino ha un titolo bassissimo di solfiti ed è ottenuto dalla fermentazione spontanea del mosto, senza nessun’altra aggiunta di sostanze estranee al vino.

17 MOLIN

MOLIN 2015 – IGT BIANCO VIGNETO DELLE DOLOMITI – Da uve Manzoni bianco e da un altro vitigno a bacca bianca, crescono pregiati grappoli dorati che danno origine a questo nettare divino, ricco di freschezza e naturalità.

18 NEROSILVO

NEROSILVO 2014 – E’ un vino rosso caratteristico e di grande struttura, è un’esplosione di colore e di profumi. Invecchiato un anno in botte di pregiato rovere francese, ammorbidisce il suo tannino per stupire i palati più raffinati. Varietà selezionata per l’alto tenore di resveratrolo, antociani e polifenoli contenuti nelle sue uve.
Il vigneto è posto su un leggero displuvio, in un terreno argilloso. Il vino che ne deriva è eccezionalmente strutturato e ricco di sostanze coloranti ed antiossidanti. Dopo un anno in barrique, riposa per altri mesi in bottiglia, senza essere stato filtrato e senza ricevere aggiunta di solfiti durante il processo produttivo.
Al naso si presenta con un marcato sentore di frutta rossa matura, fra le quali mora del gelso e amarena ed in bocca emerge la sua grande struttura e la sua persistenza.

Tra un calice e l’altro, affascinata dalle spiegazioni di Silvano, mi accorgo che si è fatto tardi. A lui e a Veronica, che lo segue in ogni gesto e ne condivide ogni pensiero, auguro di cuore che il loro nuovo vigneto si sviluppi rigoglioso e in tempi “rapidi” perchè non vedo l’ora di assaggiare i primi vini che lì verranno prodotti.

http://www.aziendaagricolaclementisilvano.com/