di Sara Vani

 Non basta degustare un vino quando è pronto, per capirlo. Puoi apprezzarlo, emozionarti, restare perplesso, innamorartene..ma per capirlo davvero, bisognerebbe conoscerlo nella sua evoluzione. E propriovillacrespia-18 questo il tema di Enologi per un giorno”, rappresentazione andata in scena anche a Vinitaly, vibrante esperienza che ho vissuto qualche settimana prima e che vi racconto. Quando ricevo l’invito di Michela Muratori, brillante e vulcanica responsabile della comunicazione delle Aziende dell’Arcipelago Muratori, non rifletto a lungo. Diciamo che non aspettavo altro, e dopo più di tre settimane di riposo forzato organizzo la trasferta in Franciacorta in un batter d’occhio, con stampelle al seguito, incurante delle mie condizioni di semi-inferma post-distorsione della caviglia. Curioso l’invito: è esplicitamente rivolto agli amici del web, lancia una sfida ed anticipa un’anteprima. Detto, fatto.

All’arrivo a Villa Crespia, ad Adro, troviamo ad accoglierci, oltre Michela e Bruno Muratori, anche il vitienologo Francesco Iacono, ideatore del gioco che ci aspetta: “Come il percorso che conduce dalla vigna al vino porta un Franciacorta a diventare Brut o Dosaggio Zero”. In pratica, con l’assaggio di tre coppie di vini, ci viene chiesto di riconoscere nei calici l’evoluzione direi virtuale di due “vini base”, anzi, pre-spumantizzazione, di cui uno diventerà il Novalia Brut  ed uno il Numero Zero, il loro dosaggio zero. Per me, appassionata di bollicine al limite dell’insopportabilità (per gli altri) tutto ciò è una cuccagna. Ne subiranno le conseguenze i miei compagni di degustazione o saprò limitare il mio bisogno di comunicare al mondo quanto mi diverto? Per fortuna il senso del pudore prende il sopravvento e mi godo il gioco, o meglio l’esperienza, in totale silenzio.
La principale peculiarità da individuare è il vigneto di provenienza delle uve chardonnay. Uno è in pianura, posto alla sommità di una falda, dal terreno fluvioglaciale fertile, freddo, che conferisce vigore alle viti e dove l’esuberanza della vegetazione copre i grappoli anche in maturazione, che è leggermente piú tardiva. L’altro è in zona collinare, a 190 mt slm, dal suolo morenico. I terreni sono piú caldi, magri, piú drenanti e meno fertili, la maturazione è leggermente anticipata e la bacca è piú ambrata perchè esposta maggiormente al sole. I primi due campioni sono appena prelevati dalla vasca d’acciaio, travasati da soli venti giorni. Incredibilmente, giocando sulle sensazioni “da vino nordico”  o “mediterraneo” (per semplificare), azzecco la vigna di provenienza di entrambi i calici e gongolo. Poi, ecco due vini della vendemmia 2008, appena sboccati  á la volée e ritappati col tappo a corona, quindi entrambi nature, mentre la terza coppia vede nel bicchiere i due prodotti finiti,  Novalia Brut e  Numero Zero, stessa vendemmia ma sboccati nel maggio 2012. Di primo impatto, forse ci traggono tutti in inganno. Riassaggio e trovo vini diversissimi. Il dibattito sul chi-diventa-cosa è prima timido poi appassionato. Il passaggio chiave, dalla seconda alla terza coppia di campioni, è la vera sfida: scoprire quale vino avrebbe potuto reggere il dosaggio, seppur basso (6-7 mg/l), senza poi risultare esageratamente opulento, e trasformarsi quindi nel brut fresco, secco e ben riconoscibile che è il Novalia, e quale invece sarebbe divenuto un dosaggio zero pulito, dritto ma anche delicato e morbido, equilibrato come il Numero Zero, mal sopportando un eventuale ulteriore aggiunta di mosto non fermentato che l’avrebbe caricato troppo. Personalmente ricavo enorme soddisfazione intuendo tutta la sequenza, evento che non posso fare a meno di divulgare agli amici che mi stanno seduti accanto. Almeno avrò le prove di cotanta bravura (o fortuna?).
villacrespia-09Capisco che la degustazione sapientemente ideata da Francesco ha il chiaro scopo di valorizzare la filosofia dell’Azienda. Come in Champagne, in questo territorio la produzione di dosaggio zero arriva al 3% , anche se gli 11 milioni di bottiglie francesi corrispondono più o meno alla totalità della produzione di Franciacorta. “In Azienda siamo legati visceralmente al concetto del dosaggio zero e lo stiamo cavalcando”, spiega Francesco. “Villa Crespia rappresenta una buona fetta di quella realtà che sceglie una visione diversa dalla semplice analisi dei dati e cerca di proporre il dosaggio zero, superando i limiti di approccio del consumatore medio, credendo in questo prodotto come modo giusto di proporre la tipicità del nostro territorio”.  Questo mi piace. Consapevolezza di avere tra le mani un’ottima  qualità della materia prima e ricerca della continuitá tra vigna e bicchiere. La zonazione ha portato i suoi frutti facendo emergere le peculiarità di questa porzione di Franciacorta. L’equazione cara a Francesco, vino = paesaggio liquido, lascia ad intendere che il risultato c’é se si trova corrispondenza tra la vigna e ció che abbiamo nel calice: “Mi piace il termine paesaggio perché é quello che dá emozione, è più del territorio. Ognuno di noi ha una percezione emotiva soggettiva di un certo paesaggio, ma tutti lo riconosciamo”. Non potrei essere più d’accordo.

E questa continuità è il filo conduttore anche dei nuovi prodotti dell’Arcipelago che ci vengono presentati in anteprima durante il luculliano pranzo che ci attende. Iacono ci spiega che da quasi sette anni lavorano sul concetto di ecosostenibilitá integrale, una sorta di simbiosi tra uomo e ambiente, all’interno di un progetto che elimina sia in vigna che in cantina tutti i prodotti chimici e di sintesi, compresi elementi di origine animale ed ogm, andando oltre i limiti del biologico. Tutta la filiera della produzione del vino è inoltre volta all’eliminazione degli sprechi. Nasce così il primo Franciacorta Brut Simbiotico senza solforosa aggiunta, e non solo. Assaggiamo anche il Sangiovese 2010 di Rubbia al Colle a Suvereto ed il Simbiotico 2011 di Oppida Aminea, la Tenuta situata nel Sannio beneventano: Fiano al 60 % in blend con molti altri vitigni autoctoni campani (11 mi sembra), dal Coda di volpe al Pallagrello, alla Catalanesca. Si beve a fiumi, da far girare la testa e non certo per i solfiti.
A questo punto, se vi ho incuriosito, potrete anche voi indossare i panni di enologi per un giorno il prossimo 10 giugno al Rome Cavalieri, sede dell’Ais Bibenda a Roma, dove Francesco Iacono porterà in scena nuovamente questa originale rappresentazione del “paesaggio liquido” di Franciacorta. Consigliata caldamente a chi ama le sfide.

 

Villa Crespia

Via Valli , 31 – 25030 Adro (BS)

Tel. 030 7451051 fax 030 7451035

 

Link: www.arcipelagomuratori.it  

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A proposito dell'autore

Anche Wining ha il suo "wine advocate". Avvocato civilista di professione, sommelier eno-reporter per smisurato amore. Folgorata da un colpo di fulmine in Piemonte, 13 anni fa un calice di Barbaresco ha messo fine alla mia precedente vita da finta astemia. Non potevo che diventare sommelier Ais. La mia bruciante passione cresce poi con le bollicine, specialmente lo Champagne, per il quale ho un noto debole e che cerco di comunicare divulgando la sua cultura. Come ogni storia sentimentale destinata a durare nel tempo, l'innamoramento per il vino si é consolidato in un grande Amore, al quale ho dedicato anche la mia attivitá di degustatrice per la Guida Vinibuoni d'Italia del Touring. Proprio lí incrocio Umberto Gambino. Il resto é storia. Wining é il "luogo" dove posso raccontare la mia curiositá, le emozioni, le storie che rendono speciale il vino e chi lo fa, il tutto condito dal sorriso alla vita che mi contraddistingue e col quale cerco di farmi perdonare i ritardi redazionali che Umberto sopporta! Forse perché sono stata la prima a battezzare tutte noi... le sue Wining's Angels

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