di Umberto Gambino
Abbiamo perso il conto ormai delle associazioni di viticoltori che producono vini naturali e/o biologici e/o biodinamici e/o artigianali. Siamo contenti che siano sempre di più e che sempre più numerosi vignaioli abbiano scelto la viticoltura pienamente rispettosa e sostenibile, per le piante stesse, per il territorio, per i consumatori finali. Avere meno chimica possibile nel calice è un obiettivo da perseguire sempre. “Meno solfiti” o addirittura “zero solfiti aggiunti” può non essere solo uno slogan ma anche una realtà certificata e certificabile, in un settore che vede mutare leggi e regolamenti una settimana sì e l’altra pure. Così, animato da pura curiosità, positivo e ben predisposto, sono andato a visitare la Fiera dei V.A.N., sigla che significa Vignaioli Artigiani Naturali. La due giorni si è svolta lo scorso fine settimana a Roma, nei locali della Città dell’Altra Economia, all’ex mattatoio comunali di Testaccio.
Quarantacinque aziende, provenienti da quasi tutte le regioni d’Italia e dalla Slovenia, hanno proposto (e venduto, anche di mercato si trattava) vini caratteristici, “ottenuti unicamente da fermentazioni spontanee (senza lieviti o batteri aggiunti), e senza aggiunte di additivi o coadiuvanti enologici in vinificazione, maturazione e affinamento”. Vini provenienti da uve raccolte manualmente, da agricoltura biologica o biodinamica. Tutte aziende piccole o molto piccole con produzioni al di sotto delle 50.000 bottiglie. Fra i tanti vini assaggiati ho potuto constatare, con soddisfazione, che sono sempre di meno quelli che presentano difetti (soprattutto di cantina) e che poi si ritrovano nel calice. Ho trovato invece tanta “pulizia” di lavoro, vera corrispondenza vino-vitigno e soprattutto, tanta passione e dedizione vera verso la terra, i vigneti, i vini. Complimenti a tutti, di cuore. Ecco i dieci vini che mi sono piaciuti di più e che vi consiglio. Li trovate contattando direttamente i vignaioli.

Dieci vini artigianali e naturali da non perdere

La Busattina – Ciliegiolo 2008
Si trova a San Martino sul Fiora, all’estremo Sud della Toscana e della provincia di Grosseto, l’azienda (biodinamica dal 1998) di Emilio Falcione: quattro ettari di vigneto a 500 metri sul livello del mare. Interessante davvero il Ciliegiolo 2008, dai profumi intensi e integri di frutta rossa in confettura e pepe nero, dai tannini morbidi, corposo senza strafare, lineare e piacevole al sorso. Riposa per un 18 mesi in botte di rovere da 17 ettolitri e 4 anni in acciaio, poi 6 mesi di affinamento in bottiglia.

La Casa dei Cini – Quattroà 2015

La Casa dei Cini (riferito alla famiglia Cini, proprietaria dell’azienda), la trovate a Pietrafitta (Perugia). Qui a Roma è rappresentata da Clelia, laureata in Agraria, come il fratello Riccardo, i quali hanno ereditato la passione e l’operosità del padre Aristide e ora lo affiancano alla grande nella conduzione dell’azienda, certificata bio dal 2014. Originali, simpatiche e “user friendly” il depliant a fumetti di presentazione aziendale e le etichette dei vini, anch’esse a fumetti.

Il vino, davvero buono, è il Quattroà (che significa quattro autoctoni): 50% Sangiovese, 30% Ciliegiolo, 10% ciascuno di Canaiolo e Aleatico. Fermentazione e maturazione in acciaio. Netti sentori di frutta rossa mista con lievi venature di frutta secca, pepe nero, rosmarino e nota fumé. Sorso intenso, avvolgente che scorre su tannini educati. Buon equilibrio e freschezza.

 

 

Salvatore Magnoni – Primalaterra 2014 
Il nome del vino è anche il “manifesto programmatico” di questa cantina di Rutino, nel Cilento, in provincia di Salerno, non lontana dal mare. Il vino, Aglianico in purezza, fa affinamento per 24 mesi in botti di rovere da 10 ettolitri e poi ulteriore affinamento per 6 mesi in bottiglia. Nel calice si ritrovano intatti i profumi del Mediterraneo: è iodato, salino, ma si propone anche con sentori di sottobosco ed erbacei con una spolverata di pepe e spezie. Intenso e snello al tempo stesso il gusto, freschissimo da bere. Lo presenta il produttore, Salvatore Mangione.

Diana – Moscato Saracena 2015
Incursione in Calabria, anzi nel Pollino, con un solare esempio di Moscato di Saracena, il vino passito che tutti abbiamo imparato a conoscere. Lo presenta lo stesso produttore, Biagio Diana: esprime profumi eleganti e calibrati di albicocca fresca, petali di rosa e spezie aromatiche a piccole tinte. Dolce, ma misurato. Bel vino.

 

 

Eno Trio – Francesco 2015
Dalle pendici dell’Etna tutto ti potresti immaginare tranne che un eccellente, delizioso, luminoso Traminer aromatico. Proprio così: alla fine degli anni ’80 le 5.500 barbatelle, provenienti dalla Borgogna, sono state collocate in contrada Nave (Bronte), a 1100 metri di altitudine, dal lungimirante Nunzio Puglisi: lui è un agronomo storico del territorio (ha lavorato anche con Benanti) che ora segue in tutto e per tutto il vigneto di famiglia, aiutato dai due figli (con lui in fiera, Desirée). Il vino è sorprendente. Naso elegante di frutta gialla fresca e spezie aromatiche. Sorso misurato e dolce ma non troppo. Un Traminer di gran classe! Il segreto? Le piante si trovano su terreno vulcanico e sfruttano il microclima etneo! Il Nerello Mascalese (fresco e persistente) è stato piantato in contrada Calderara. A quota 1000 si trova il vigneto di Pinot Nero (vino elegante e profumato), in contrada Lago nel comune di Maletto: qui invece il terreno argilloso.

Casa di Baal – Aglianico di Baal 2012
Baal
è il nome abbreviato di Annibale Salerno, titolare di un’azienda agricola centenaria situata sui colli di Montecorvino Rovella, nel Salernitano, a 150 metri sul livello del mare. Omaggio al re cartaginese Annibale è l’elefantino, simbolo scelto per le etichette e per la cantina. E’ la brava e solare Francesca Salerno a presentare i vini (artigianali e biodinamici). I vigneti si estendono per 4,5  ettari; 25 mila bottiglie prodotte.
L’Aglianico profuma frutta secca, tabacco, pepe nero e confettura di more. Bocca bilanciata, dinamica, fresca, con tannini fini, persistente. Un rosso di carattere e personalità. Affinamento in botti medio-grandi per 12 mesi.
Da non perdere anche Oro di Baal, un piacevole spumante metodo classico, fresco, florealee  fruttato con un bel finale mentolato. Diciotto mesi sui lieviti, da uve Fiano in purezza.

 

 

Tenuta Belvedere – Riesling Renano 2015  
Dall’Oltrepò Pavese (Montecalvo Versiggia, frazione Castelrotto) ecco il  contagioso entusiasmo di Gianluca Cabrini, proveniente dal settore automobilistico ma oggi viticoltore convinto e appassionato. Tanti i vini assaggiati, tutti di notevole livello, ma uno mi ha colpito più degli altri. E’ un profumatissimo e aromatico Riesling renano, giallo dorato nel calice, profumato di nocciola, spezie aromatiche, pepe bianco, pesca e fiori bianchi. Il sapore è citrico, avvolgente, molto fresco, lungo, un pizzico tannico. Rimane nelle fecce nobili per 9 mesi prima dell’imbottigliamento. Solo2.500 bottiglie. Da urlo!

Vinicea  – “2” Sauvignon 2016 Monferrato bianco
Paolo Angelino ha deciso di chiamare tutti i suoi vini con un numero: da 1 a 6 e c’è anche lo zero. Fra i tanti assaggiati dalla zona del Monferrato (la cantina si trova a Ottiglio, nell’Alessandrino) ho apprezzato il numero 2 (ma scritto allo specchio: somiglia a una S). Infatti è un Sauvignon davvero originale, dai sentori di finocchietto selvatico,  anice stellato, timo, pepe bianco e rosmarino.  Gusto sapido, fresco, intenso e appagante. Un bel bere! Affina 15 mesi in tonneau.

 

 

Gueli – Erbatino 2014 – Nero d’Avola   
Da Grotte (Agrigento) ecco un bel Nero d’Avola che nasce da terreni gessosi a 450 metri di altitudine, ma a pochi chilometri dal mare. Vinificazione cemento e maturazione in barrique di ottavo passaggio. Nel calice si esprime fra more e violetta, un pizzico di pepe nero e bacche di ginepro. Sorso fresco, rotondo, di media persistenza. Un po’ timido ad aprirsi ma basta avere pazienza.  

Vinica – Lame del Sorbo 2013 Tintilia
Da Ripalimolisani (CB) ecco un fulgido esempio di Tintilia in purezza, presentato da Pierluigi Cocchini, agronomo. Bel frutto rosso al naso ancora fresco. Gusto rotondo, fresco, lungo. C’è tutta la corrispondenza frutto-vitigno. Ovviamente biologico.

 

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