di Barbara Nocco
Tanti ed eterogenei i visitatori dell’ottava edizione della fiera dedicata ai V.A.N. che si è svolta a Roma il 10 e l’11 novembre presso l’ex mattatoio comunale di Testaccio, sede della Città dell’Altra Economia. V.A.N. in questo caso non ha nulla a che vedere col termine economico di Valore Attuale Netto ma è l’acronimo di Vignaioli, Artigiani, Naturali , una tra le numerose associazioni di vignaioli “consapevoli”. Viticoltori che hanno scelto di attuare una politica aziendale di rispetto, impegno e sostenibilità verso il territorio, le viti e i propri stakeholders, incluso il consumatore finale.
L’idea di vignaioli sensibili non solo alle rese, al venduto o al fatturato ma anche attenti alla salute dell’ecosistema è un concetto che di suo mi piace ma che anni fa,  poiché sono scettica di natura, ho sospettato fosse più una nuova trovata del marketing. Nel tempo, venendo a contatto con produttori infervorati dal sacro fuoco del biologico o del biodinamico estremo e osservandoli investire discreti capitali nella riconversione delle proprie aziende per produrre vino a impatto zero, mi sono ricreduta.

Ho compreso che parlare di “vini naturali” per questi vignaioli non è solo una moda ma un più profondo “senso” di amore e rispetto verso il territorio, la vigna, e il vino. Valori e buone intenzioni di  tutto rispetto ma che fino a pochi anni fa non sempre portavano a risultati “potabili” per il mio palato. Personalmente preferisco bere un vino non difettato che uno a zero solfiti ma ad alta concentrazione di puzze o spunta acetica.

Malgrado questo mio primo approccio poco promettente ho continuato a dare fiducia a questi eroici produttori e ho fatto bene perché la svolta c’è stata. Oggi mi è difficile trovare un vino biologico o biodinamico difettato. Per lo più sono vini semplici, diretti e di grande coerenza tra vino, vitigno e territorio, ma altri sono vini profondi e di gran personalità, come alcuni tra quelli assaggiati in quest’ultima fiera.  Al V.A.N., hanno preso parte 44 cantine provenienti da diverse regioni d’Italia, 4 dalla Spagna ed una dalla Slovenia. Le aziende sono piccole e  spesso a conduzione familiare mentre i vini in assaggio afferiscono a territori poco conosciuti e sono ottenuti da uve raccolte manualmente, vinificati attraverso fermentazioni spontanee, senza aggiunta di additivi o coadiuvanti enologici sia in vinificazione che in maturazione ed affinamento, così come proclamato nella Carta degli Intenti dei V.A.N. (per ulteriori approfondimenti: http://vignaioliartigianinaturali.it/carta-di-intenti/ ).

Tra i tanti assaggi ho stilato una piccola lista con sette aziende ed altrettanti vini che mi hanno più intrigato:

Azienda Agricola Lucà – Mantonico Passito 2014 

Vittorio Lucà

Azienda di tradizione famigliare situata a sud della costa ionica. Tre generazioni di viticoltori innamorati della propria terra, del vino e della sua cultura. A farmi da cicerone è Vittorio, che da Milano ha deciso di migrare al contrario per tornare alle sue radici.
Il vino è un Mantonico passito IGT Calabria. Mantonico bianco 100%, le uve, raccolte l’ultima settimana di settembre, vengono lasciate appassire al sole su graticci per 8-10 giorni. Colore ambrato, naso avvolgente, presenta aromi di fichi  secchi, albicocca disidratata, orzo maturo e note eteree. In bocca è dolce ma non stucchevole, incredibilmente fresco, regala un finale ammandorlato. Da provare su formaggi di media stagionatura, pasticceria secca e creme.

 

Mario Gatta – Gussago (BS) Lombardia – Traccia- vino spumante di qualità, millesimato 2011, dosaggio zero

Mario Gatta

Siamo a Gussago in provincia di Brescia, qui Mario Gatta con la sua famiglia perpetra l’insegnamento dei genitori, portando avanti con amore e dedizione questa piccola azienda di grande eccellenza. I vini prodotti sono solo 4, tutti  spumanti, tutti a dosaggio zero. Mario mi parla di condizioni climatiche, dell’esposizione favorevole delle sue vigne ma soprattutto di quel suo terreno, quel matrimonio perfetto fra roccia calcarea e argilla.
Il vino è Traccia, 100% Chardonnay 40 mesi sui lieviti. Il colore è paglierino brillante, ha un perlage sottile e persistente. Al naso è minerale, fresco,  con aromi di fiori ed erbe montane, mela smith fiori di sambuco.  In bocca è molto fresco, minerale e pungente e molto persistente, lascia davvero traccia di sé.

 

 

 

Tenuta San Marcello – San Marcello (AN) Marche – Bastaro Lacrima di Morro d’Alba Classico DOC

Massimo Palmieri e Rachel

Una grande organizzazione dietro una passione sfrenata per far le cose ben fatte. Una struttura di ricezione dall’organizzazione complessa al cui interno convive un’anima eco-friendly. Massimo e Rachel, la sua stagista Statunitense, mi raccontano i loro vini e la passione per la terra. Il vino che ho scelto è di un rosso rubino impenetrabile con  sfumature violacee. Al naso è scuro, profondo con sentori di mora, mora gelso rossa, ciliegia e rosa. In bocca entra morbido, ha tannini eleganti  e presenta grande corrispondenza gusto-olfattiva.

S. Bio di Danilo Scenna – Pescosolido (FR) Lazio – Arcaro IGT Frusinate 2016 

Danilo Scenna

Azienda giovanissima, nasce nel 2012 da un’intuizione di Danilo Scenna che oltre a portare avanti una viticultura sostenibile, vuole far riscoprire le vecchie tradizioni della viticoltura, come quella di maritare la vite all’olivo e i più arcaici vitigni autoctoni del suo territorio, troppo spesso accantonati per uve dalle più ricche rese. Nelle sue vigne trovi il Leccinaro, il Maturano o l’uva Giulia, quelle stesse uve che donano personalità inimitabili ai suoi vini. Arcaro 2016, 100% Maturano, è un vino che non subisce né chiarificazione né filtraggio. Di un giallo leggermente ambrato, al naso ha sentori di frutta secca, grano maturo e fiori secchi. In bocca è sapido , fresco e decisamente lungo. Un vino che sa sorprendere.

 

 

Agr. Salvatore Magnoni – Rutino (SA) Campania – Primalaterra Cilento Aglianico DOP 2014

Salvatore Magnoni

Una storia particolare quella di Salvatore che con grande coraggio  lascia un negozio di dischi ben avviato per seguire un’altra musica, quella del suo cuore. Nel 2000 ricomincia tutto da capo con qualche rimpianto ma tanti sogni e,ad oggi,malgrado i molti traguardi raggiunti, con  ancora tanta voglia di fare. Salvatore produce esclusivamente Aglianico e la pigiatura delle sue uve è fatta con i piedi. Il vino è Primalaterra 2014, affinato per 24 mesi in botti di rovere da 10hl. Vino dal rosso rubino inteso, impenetrabile. Al naso spicca una nota ematica, aromi fruttati di ribes, mora e mirtilli accompagnati da note più delicate di viola e decisi sentori speziati quali cannella, chiodi di garofano e pepe. Fresco e corposo in bocca, tannico ma non invadente. Un’esperienza da rifare in compagnia di un buon piatto di cacciagione.

 

Enò–Trio –Randazzo (CT) Sicilia- Pussenti Etna Rosso DOC 2016

Desirée e Nunzio Puglisi

Enotrio prima che un’azienda è la storia d’amore di un padre, Nunzio Puglisi, le sue due figlie Stefany e Désirée,  e la loro terra, la scura e potente terra dell’Etna. Una storia particolare che si svolge a 1100 mslm e che Dèsirèe mi racconta con occhi che le brillano. Negli anni ’80 il padre Nunzio ebbe l’intuizione di impiantare delle barbatelle di Traminer Aromatico provenienti dalla Borgogna perché con quel microclima ed il terroir vulcanico  non potevano che dare un grande risultato, e così è stato. Ma se non bastasse, questo formidabile Eno-trio produce un Etna Rosso 100% Nerello Mascalese da vecchie viti ( 80/90 anni) a piede franco di una potenza ed eleganza ineguagliabili. Rosso rubino intenso e consistente al naso è minerale, con sentori di grafite, note fruttate di mele Cola e spezie. Alla beva è caldo, vellutato, sapido e persistente. Un vino dalla grande personalità.

Terra di Briganti – Casalduini (BN) Campania – Sciascinoso Sannio DOP 2015

Romeo e Tony De Cicco

Terra di Briganti è situata tra pagliaia di Contrada Colli, contrada Fontana Greca e bosco Ferrarese, un lembo di terra in cui, negli anni dell’unita d’Italia, sostavano e riposavano i briganti. Della loro azienda mi parlano i fratelli Romeo e Toni de Cicco, esuberante e gioviale il primo, più pacato ed attento osservatore il secondo.
L’azienda, nata nel 2003 è frutto di quella passione per la terra che Toni e Romeo hanno ereditato prima dai nonni e poi dai genitori. La loro mission è di coltivare esclusivamente vitigni autoctoni con procedure a basso impatto ambientale.
La cantina è alimentata attraverso pannelli fotovoltaici, le bottiglie utilizzate sono di vetro più leggero e i cartoni sono prodotti da carta riciclata, per ridurre al minimo le emissioni di CO2. Lo Sciascinoso è il nome di uno dei vitigno autoctoni che i fratelli de Cicco hanno voluto recuperare. Colore rosso con riflessi porpora, il profumo è intenso e floreale tra cui spiccano sentori di iris,  viola e glicine per poi passare a note più fruttate di amarena, fragole di bosco e melograno. Non troppo tannico, morbido, sapido e persistente. Un vino che sicuramente non ti lascia con  l’amaro in bocca.