di Patrizia Pittia

Voler salvaguardare un paesaggio vitivinicolo unico in Friuli Venezia Giulia
Sentiamo parlare spesso di nuove generazioni prive di valori,senza stimoli, adagiate nella bambagia delle famiglie, di “bamboccioni” etc. Quella che vi racconto in queste righe è invece la bella storia di una giovane coppia di produttori che ha lasciato un futuro certo per ritornare alle origini. Perciò ha deciso di riprendere una tradizione familiare, seguendo una filosofia comune di rispetto per la terra e la salvaguardia dell’ambiente. Si tratta di: Lorenzo Mocchiutti e Federica Magrini, ispiratori e propulsori instancabili delprogetto Vignai da Duline.

Le origini
Ho incontrato Federica e Lorenzo a Villanova del Iudrio,piccola frazione di San Giovanni al Natisone, in provincia di Udine,sui Colli Orientali del Friuli nel cuore de La Duline che è il nome del luogo in cui si trovano gli ettari che Lorenzo ha ereditato dal nonno e dove oggi vive con Federica. Entrambi hanno trascorso l’infanzia a Udine. Lei, dopo la laurea in Antropologia Culturale, si è avvicinata al pensiero di Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofiae dell’agricoltura biodinamica. Appassionata al modello pedagogico Steineriano,è diventata insegnante alle scuole Waldorf, seguendo contemporaneamente progetti di psico-pedagogia dei bambini. Lorenzo, diplomato in Agraria, si è iscritto a Medicina, appassionandosi alla Paleopatologia, diventando presto una promessa della ricerca. “Quando ci siamo incontrati, nel 1995 – racconta emozionata Federica – ci siamo scoperti subito simili: percorsi paralleli, stesse idee politiche, entrambi consumatori di prodotti bio e vegetariani,tappe di vita molto affini. E’ stato naturale continuare il percorso insieme”.

Federica Magrini e Lorenzo Mocchiutti

La scelta
“Lorenzo – continua Federica – tutte le estati trascorreva le vacanze dal nonno Mario a Villanova, il paese di origine dei genitori: gli faceva compagnia e gli dava una mano nei due ettari di vigna della piccola azienda vinicola. In quel periodo ha avuto l’idea di salvaguardare il paesaggio vitivinicolo, fatto di vigne vecchie con una lunghissima storia”. Quando, nel 1997,il nonno decide di chiudere l’attività, Lorenzo e Federica decidono di mettersi in gioco. La prima cosa è salvare le vigne vecchie, autentiche opere d’arte, dall’espianto.
“Non è stato facile – commenta Federica – perché le nostre famiglie erano scettiche: lo vedevano come un passo indietro rispetto a quello che avevamo studiato. Per noi era invece una grandissima occasione da non perdere. Da quel momento è partito tutto: ho continuato a insegnare fino al 2000 per poi dedicarmi anima e corpo al progetto Vignai da Duline”.

La casa
“Dopo esserci trasferiti a Villanova del Judrio– continua Federica – abbiamo avuto la fortuna di acquistare un ettaro di terreno vicino al vigneto per costruire la nostra dimora, secondo la filosofia che doveva corrispondere all’idea di casa: quindi una Rubner altoatesina prefabbricata in legno ecosostenibile: riscaldamento a legna, termo-cucina, pannelli solari, autonomi. Il 9 agosto del 2003 ci siamo sposati: abbiamo organizzato una grande festa in vigna con 300 ospiti, allestendo un tendone per tentare di proteggerci dalla grande calura di quell’estate: ben 42 gradi”.

Vigne gioiello

Vigneto La Duline
Conosciamo meglio il vigneto che dà il nome all’azienda. Le parole di Federica Magrini spiegano benissimo il metodo, assolutamente rispettoso per la natura, del lavoro in vigna.
“Questa è una zona pianeggiante dai terreni centrali pre-carsici, costituiti da terre rosse calcaree. E’ un luogo particolare perché si trova tra due fiumi, come nella Mesopotamia: lo Judrio e il Corno. I depositi alluvionali trasportati qui nel corso del tempo conferiscono sapidità e speziatura ai vini. Abbiamo iniziato a lavorare con soli due ettari: i vigneti più vecchi sono degli anni Venti, piantati dal bisnonno quasi un secolo fa, e producono benissimo. Attorno abbiamo messo delle siepi per proteggerci dai vicini, i quali a loro volta si sono convertiti al bio. Dopo qualche anno siamo riusciti a comprare altri due ettari, persi nei passaggi ereditari. Abbiamo fatto un lavoro meticoloso sul materiale genetico delle uve, creando equilibrio nei vigneti, senza usare concimi chimici o diserbanti, recuperando anche gli storici porta-innesto di vitis rupestris che negli anni Cinquanta erano stati abbandonati. Le vigne degli anni Venti sono una selezione massale di Tocai Giallo e Verde e di Schioppettinopiantati dal nonno di Lorenzo nel 1976. E ci sono anche filari di Refosco del Peduncolo Rosso e la Malvasia Istriana”.

Malvasia Istriana “Chioma Integrale”
“Lorenzo dopo una lunga ricerca, studiando le modalità di gestione delle viti, ha ripreso la tecnica di non cimare la Malvasia Istriana e gli altri vitigni, scegliendo di lasciare tutta la parete vegetativa: un metodo ante meccanizzazione. In questo modo la vigna mantiene vigore, si autoregola, si autogestisce, arriva allo stato vegetativo fin dove è necessario, lavorando poi sul frutto. Si ottengono così vini più freschi ed espressivi”.

Filari a Ronco Pitotti

Incontro speciale: l’adozione di Ronco Pitotti a Manzano
L’altro anno speciale per i nostri giovani vignaioli è stato il 2001. Proprio in questo periodo avviene l’incontro con i coniugi Anna Pitotti e Francesco Valori, proprietari di un terreno unico: Ronco Pitotti, sei ettari di vigneto in un anfiteatro naturale sulle colline a Nord di Manzano, nei Colli Orientali, con terrazzamenti originali fatti a manoche risalgono al XV Secolo. E’ un luogo che non ha visto sbancamenti, certificato bio già 35 anni fa. La particolarità è il terreno composto da flysch (o ponca): sono strati di marne argillose calcaree  alternate a arenarie silicee  che permettono un buon drenaggio. Si ottengono vini eleganti, strutturati e freschi.
Commenta Federica: “Questo vigneto è per noi un autentico laboratorio di conoscenza: sperimentiamo davvero sul campo cosa vuol dire fare coltura biologica e i risultati tangibili li vedi solo dopo un po’ di tempo. Le vigne erano in stato di abbandono. Il lavoro da fare è stato paziente e faticoso. Lorenzo ha iniziato un lungo percorso di restauro, vite per vite, rivitalizzando il suolo. Il tempo ci ha dato ragione. Tutti ci consigliavano di espiantare queste vigne, ma noi abbiamo vinto una grande sfida, dimostrando che era possibile riportarle alla vita e alla produzione. A Ronco Pitotti coltiviamo Chardonnay, Pinot Grigio, un Pinot Nero degli anni Ottanta, il Tocai Giallo, un biotipo vecchissimo e così dicasi per un introvabile Merlot a grappolo spargolo. Di quest’ultimo persino i Francesi sono venuti da noi a riprendere il materiale genetico. Il vino che otteniamo sfoggia un’acidità meravigliosa, è profondo al gusto e si dimostra longevo. Discorso analogo per il Sauvignon pre R3. Su questo terreno– continua Federica – tutti i biotipi si erano adattati perfettamente al clima del Friuli: sono grappoli spargoli, resistenti alla piovosità, dalle bucce resistenti, con acidità sostenuta, ma eliminati negli anni Settanta perché secondo i viticoltori dell’epoca rendevano poco: l’idea della produzione spinta ha surclassato tutte le varietà, perfette per il clima Friulano. Ora, a cambiamenti climatici in corso, valgono ancora di più”.

Tecniche di lavoro in vigna
Le nostre tecniche sono l’insieme di tanti input – continua ancora Federica -: il biologico ovviamente come punto di partenza, il pensiero di Rudolf Steiner con la biodinamica ma fondamentale, tutta l’opera di Masanobu Fukuoka, botanico e filosofo giapponese pioniere dell’agricoltura naturale o “del non fare”, in pratica il non intervento nel terreno, che sembra una cosa assurda. Spiego meglio: sono tecniche di intrasemina senza lavorare la terra. Noi non abbiamo mai avuto consulenti, né in vigna né in cantina. Ha fatto tutto Lorenzo che ha realizzato un grandissimo lavoro di ricerca e sperimentazione. Per nutrire il terreno ha studiato un biotipo di erba medica (la nostra mucca verde) che viene seminata vicino alle vigne senza interrarla: ha un radicamento pazzesco, scende fino a 8 metri favorendo l’ossigenazione e porta sostanza organica, rivitalizzando il terreno. Con il tempo dove c è l’erba medica non c è mai monocultura, cambia tutto l’assetto delle erbe spontanee, favorendo l’incremento della biodiversità, l’equilibrio e la salinità dell’uva”.

Il logo: non una scelta nostalgica ma un pensiero verso il futuro
“Siamo legati al nostro logo, il gelso con le due viti maritate. Da simbolo della tradizione paesaggistica ad emblema di resistenza per noi.In diverse campagne, dopo il riordino fondiario degli ultimi anni, i gelsi sono stati tagliati. Il filare di gelsi che si trova a Le Duline ci rappresenta: è legato a una tradizione che vuole guardare avanti”.

L’incontro dei due Cru per due vini importanti 
“Morus Alba (nome botanico del gelso dalle more bianche) e Morus Nigra (gelso dalle more nere), rappresentano la sintesi e l’unione dei due cru, laDuline e Ronco Pitotti. Morus Alba, 60% Malvasia Istriana delle piante più vecchie de La Duline e 40% Sauvignon di Ronco Pitotti da biotipo francese; il Morus Nigra nasce da uve Refosco del Peduncolo Rosso raccolti da La Duline e da Ronco Pitotti, due terreni che si completano a vicenda e si legano perfettamente al nostro progetto di continuità”.

Sofia e Rosa Tea
“In parallelo a questo progetto – racconta, visibilmente emozionata Federica – sono nate due splendide bambine, Sofia e Rosa Tea. Io amo ripetere che ci sono state donate dall’alto: sono loro il Cru Duline, entrambe sono nate in questa casa e frequentano la Waldorf-Steiner a Borgnano, la nostra idea di scuola. Non è facile per loro vivere in campagna: la vita di paese di un tempo è cambiata, per fortuna  hanno trovato tante amiche e sono felici. Non abbiamo nessuna pretesa di continuità su di loro, saranno libere di fare quello che vorranno”.

Visita e degustazione a Ronco Pitotti con gli enoappassionati
Colgo l’invito di Federica e Lorenzo e il sabato successivo, con pochi amici selezionati, andiamo a Ronco Pitotti: un’occasione unica perché di solito non organizzano visite, impegnati come sono tutti i giorni in vigna e cantina. La sala di degustazione è un altare profano installato nel cuore di Ronco Pitotti.
“L’Impronta del XVI” un’opera dell’artista Massimo Poldelmengo, un luogo di sosta che incontra l’arte, nata per celebrare il Pinot Nero.  La base metallica è sostenuta da una piramide rovesciata. Sopra 16 piastre incise sul basamento che rappresentano ogni filare di Pinot Nero. La nostra attenzione è catturata da una scritta in latino sulla parete dell’edificio: “Nessuno è pellegrino dove ti aspettava piacevolezza della natura”.Ecco la degustazione dei vini di Vignai da Duline.

Chardonnay 2014 Ronco Pitotti
Selezione delle uve dello storico Cru, fermentazione con lieviti autoctoni, maturazione in barrique e lungo affinamento in bottiglia. Nel calice giallo splendido, note di frutta tropicale e agrumate; al gusto persistente mineralità con ritorno delle note fruttate al primo sorso. Tostatura dolce, bella vena acida e sapida. Un bianco di grande spessore e struttura, profondo ed elegante: la Borgogna gli strizza l’occhio;

Malvasia Istriana “Chioma Integrale” 2015
Vigne di 60 anni dal CruDuline e dal concetto di vigna non cimata, vinificato e maturato in barrique. Giallo intenso, sentori di agrumi e di erbe aromatiche, lievi note speziate. Al palato ritornano le note aromatiche e agrumate, fresco ed espressivo, finale salino. Avvolgente.

Morus Alba 2014
L’unione delle uve dei dueCru: (60% Malvasia Istriana Le Duline, 40% Sauvignon biotipo francese Ronco Pitotti) Vinificazione e affinamento separatamente in barrique, assemblaggio prima dell’imbottigliamento dove si affina. Giallo dorato, frutta matura, salvia e idrocarburi, in bocca spezie dolci, fresco e aromatico, intensa persistenza gusto-olfattiva. Da lunga evoluzione.

Giallo di Tocai Ronco Pitotti 
Viene imbottigliato solo nelle Magnum lo storico Tocai biotipo giallo dal grappolo spargolo, un vino di nicchia.Profumi minerali, di spezie come zenzero e curcuma. Al sorso sensazioni di agrumi nel finale. Caldo e di piacevole beva. Buona sapidità.

Pinot Nero 2012
Dopo un’accurata selezione delle uve, macerazione e fermentazione, matura 12 mesi in barrique e lungo affinamento in bottiglia. Rubino luminoso, sentori di frutta rossa (prevale la ciliegia). Si evolve in note speziate e iodate, di piacevole freschezza con tannini ben amalgamati e lunga persistenza. Avrà una lunghissima vita questo Pinot Nero, per pochi cultori, prodotto in numero limitato.

Alla fine siamo tutti entusiasti di Federica e Lorenzo, affascinati dalla loro storia e dai loro vini che hanno un’anima e custodiscono davvero cultura, storia e fatica.

Vi lascio con un pensiero impresso nella retro etichetta del Pinot Nero che sintetizza il riassunto della vita di questi bravi vignaioli.

La poesia
Il sogno
La rivoluzione
L’Amore…

www.vignaidaduline.com 

2 Risposte

  1. Giulio Colomba

    Un articolo che rende perfettamente filosofia e cultura di Federica e Lorenzo. Complimenti a Patrizia

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A proposito dell'autore

Patrizia Pittia

Sono fiera di essere una friulana DOC. Nata a Udine un bel po' di anni fa, ma con lo spirito e la mente come quelli di una ragazzina. I miei genitori - gente semplice e di grandi valori - mi hanno insegnato a muovermi con serietà e rispetto verso gli altri. La mia voglia di indipendenza e il non voler pesare sulla famiglia (ho tre fratelli) mi hanno portato a lavorare molto presto : sono contabile aziendale per un'azienda di prodotti petroliferi. Fin da ragazzina avevo il pallino per la cucina: mi divertivo (e mi diverto) a preparare risotti e molto altro. Così, una decina di anni fa, mi sono iscritta all'Associazione Italiana Sommelier perché mi incuriosiva l'abbinamento cibo-vino. E pensare che a quei tempi ero quasi astemia! Dopo il diploma di sommelier mi si è aperto un "universo" che non avrei mai immaginato e il mondo del vino ha preso il mio cuore (e anche il mio tempo). Organizzo spesso visite nelle cantine della mia regione e nella vicina Slovenia. Su invito di Umberto Gambino, collaboro con Wining, una sfida a cui mi sono sottoposta molto volentieri. Così ora le mie visite in cantina e le degustazioni le condivido con i lettori del nostro sito. I miei gusti? Adoro le bollicine metodo classico , i vini aromatici e i passiti. Sono diventata anche una patita del mondo dei Social. Credo che la comunicazione digitale sia fondamentale, in particolare per i vignaioli che vogliano davvero promuovere i loro prodotti, la loro azienda nel territorio. Oggi il marketing online e il turismo enogastronomico sono veicoli di comunicazione fondamentali. E Wining aiuta tantissimo in questo. Dal luglio 2015 sono giornalista pubblicista.

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