di Michela Pierallini
Sono stanca, così stanca che vorrei poter chiudere gli occhi e dormire un decennio, in mezzo al bosco, sdraiata sopra un letto di muschio verde e foglie, avvolta dal profumo del legnovignadelciso-04 e della resina. Ed essere svegliata da un raggio di sole che attraversa le fronde degli alberi e mi bacia. Un folletto che mi porta il caffè sopra un vassoio di marzapane non lo disdegno, grazie.
“Sono così stanca che non vorrei muovermi per niente al mondo se non per andare a ricaricare le mie batterie quasi esaurite”. E l’occasione arriva. I Dolomitici mi invitano alla Festa del Ciso, a Castel Noarna, un castello medioevale, direi fiabesco, vicino a Rovereto.

Ho conosciuto i Dolomitici alla festa dei 100 anni dell’azienda
Gino Pedrotti e già allora ho percepito nell’aria qualcosa di speciale. I Dolomitici sono speciali perché sono normali. Bella questa, ma è proprio così. I Dolomitici sono uomini, donne, mariti, mogli, figli e genitori, sono agricoltori, viticoltori, produttori di vino, e ce ne sarebbero da scrivere.. sono persone dal cuore grande e dal cervello fino, spirito e corpo in equilibrio.
In un’epoca dove si perdono facilmente di vista gli obiettivi, poiché ancora prima abbiamo perso di vista noi stessi, esiste questo gruppo di 10 produttori che si sono uniti, in amicizia, per portare avanti un progetto secondo un’etica produttiva condivisa. ETICA, che parola meravigliosa, mi si apre il cuore.

Narciso, detto Ciso, coltivava una vigna che il nuovo proprietario voleva estirpare per piantare pinot grigio. Evviva il commercio, evviva la globalizzazione a scapito della biodiversità!?

I Dolomitici si sono fatti carico di questo vigneto, sostengono i lavori manuali e i costi necessari, in termini economici ma anche di tempo e di sudore, che non è poco.
“Siamo partiti nel 2010, siamo 10 aziende unite per condividere esperienze, essere viticoltori nella condivisione. Cerchiamo di crescere ed esprimere il nostro territorio nel modo più pulito” dice Elisabetta Foradori.Stare insieme, ci fa crescere. I momenti di ritrovo sono molti, ognuno di noi lavora diverse varietà nei propri vigneti ma nessuno ha il lambrusco a foglia frastagliata”.

Lavoriamo, parliamo, assaggiamo, facciamo tutto insieme”, ci racconta Luigi Spagnol.Nessuno voleva occuparsene ma non potevamo lasciare che venisse espiantato un vigneto di Lambrusco a foglia frastagliata franco di piede. Questo è un modello di vigneto di autosostentamento, la pergola permette di coltivare ortaggi, produrre fieno e tenere le mucche, oltre a produrre uva. Questa varietà ha proprietà di autoguarigione, la peronospora non si propaga perché la parte colpita si secca e cade. Con poco si può fare una viticoltura diversa: non è certo quella del passato, che ormai non esiste più, ma produrre qualcosa in più oltre al vino si. Noi abbiamo piantato le patate. E stiamo piantando anche barbatelle. Questo è uno straordinario bacino genetico. Con le viti da seme riproduciamo viti non standardizzate e diverse una dall’altra, che daranno complessità al vino. Abbiamo lavorato con l’autofecondazione, chiuso i fiori in sacchetti di carta per evitare pollini estranei. Qui nascerà di tutto, avremo una grande variabilità”.
Poche frasi, poche viti e un enorme patrimonio, quello in cui sono immersa. Una ricchezza cosmica fatta di natura, di esseri umani, di desiderio, curiosità, passione, amore, e anche pazienza, fatica, buona volontà, rispetto, umiltà, e molto altro!

“La vite non fa sesso da centinaia di anni, diamole un po’ di soddisfazione!”. 
ecco, c’è anche una buona dose di ironia, che aiuta sempre.
(((Tutto quello che riguarda i Dolomitici e la vigna del Ciso potete trovarlo nel loro sito, oltre che su facebook, io mi limito a scrivere le mie emozioni e la gioia di cui mi sento inondata.)))

Una merenda prima di andare al Castello sembra tappa obbligatoria, a base di pane, salame, formaggio e
vino Ciso. Una merenda senza fronzoli, sapori semplici e decisi accompagnati da un vino di carattere, spontaneo, rustico, verace, che si apre a note di frutti rossi, foglie fruscianti al vento, spezie e un po’ di pepe. No, scusate, non ci riesco, non posso chiudere Ciso dentro a una scheda tecnica, sarebbe come dire del mio uomo che ha i capelli corti e le carnagione chiara, una descrizione inutile. Il Ciso bisogna averlo nel bicchiere, sentirne i profumi, berlo e goderlo. Fatelo!
Un ringraziamento particolare va a Laura Sbalchiero, amica e ufficio stampa de I Dolomitici, per le delicate attenzioni e la sua grande sensibilità, unite a competenza e umana presenza. Grazie Laura.

Links:

www.idolomitici.com/
https://www.facebook.com/iDolomitici?fref=ts




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A proposito dell'autore

Sono Michela, cos'altro posso dire? Se volete conoscere qualcosa di me, leggete i miei articoli, tra una riga e l'altra si capiscono molte cose. Scrivo perché ho bisogno di esternare le mie emozioni, di condividere le mie esperienze e di far conoscere le prelibatezze che mi entusiasmano. Sono una consulente di immagine e comunicazione per le aziende del settore enogastronomico. Mi prendo cura di tutto ciò che riguarda il web. In realtà sul web io mi diverto e faccio incontri strepitosi, come quello con Umberto Gambino che mi ospita su wining.it.Studi di agraria ed enologia alle spalle mi aiutano a comprendere la materia, il master in Reiki Usui mi permette di entrare in empatia con l'Anima del mondo. E' così che me la godo. Del vino apprezzo le vibrazioni positive e la storia che racconta, del cibo mi entusiasma il suo percorso, e l'armonia del gusto. Mi piace ridere e dire quello che penso. Ho finito. P.S. L'ho scritto che sono una toscanaccia? Ecco, ora l'ho scritto

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