di Manuela Zanni
Vino ma non solo. Se è vero, infatti, che l’edizione zero di Vigen, la rassegna dedicata ai vitigni autoctoni siciliani,  prima ed unica nel suo genere, svolasi da 22 al 24 marzo a Cefalù,  ha avuto come focus il prezioso nettare di Bacco, lo è altrettanto che è stata, davvero, tanto altro.

Il bilancio della manifestazione conta già numeri di tutto rispetto: 33 cantine, oltre 200 etichette provenienti esclusivamente da vitigni autoctoni siciliani. Oltre 1600 i visitatori di cui circa il 75% costituito da addetti ai lavori.

A far da cornice alla manifestazione,  il cui  nome nasce dalla crasi tra le parole  “vino” e “gente”, che da sole racchiudono in sé l’intero significato della kermesse, l’esclusiva ex Rettoria di San Domenico di Cefalù eletta , per l’occasione,  quale prestigiosa sede del fitto programma di Vigen.
Il vino e la gente sono, infatti, legati da un invisibile ed indissolubile filo poiché il primo non esisterebbe senza le persone che lo producono ma anche, e soprattutto, senza chi lo fa conoscere raccontandone la storia e il territorio di provenienza.
Per questo motivo, oltre che assaggiare le etichette dei vitigni autoctoni  siciliani delle numerose cantine  presenti nei banchi d’assaggio, è stato possibile assistere e prender parte ad interessanti  dibattiti e masterclass  che del vino hanno narrato, innanzitutto, la storia e le peculiarità territoriali tracciando una puntuale quanto realistica fotografia della Sicilia enologica.
Vera novità della  rassegna è stata,  oltre all’esclusiva presenza di etichette provenienti dai vitigni autoctoni siciliani, anche la scelta, per nulla casuale, di  un periodo dell’anno,  quale quello primaverile, volto  a destagionalizzare l’attenzione rivolta a Cefalù, ambìta meta  turistica dell’estate in Sicilia, che nei mesi distanti dalla “bella stagione” subisce un calo di richiesta turistica davvero inspiegabile se si pensa all’inestimabile patrimonio artistico e culturale presente nel borgo marinaro madonita.
Grazie alla presenza di  arte  ed enogastronomia di grande rilievo, la nota cittadina siciliana è  divenuta  la perfetta vetrina per le aziende vinicole  che intendono puntare sulla  valorizzazione della specificità  vinicole territoriali attraverso un  percorso di conoscenza alla scoperta di vini ottenuti dai vitigni indigeni dell’Isola  esaltato dalle bellezze paesaggistiche  ed artistiche.
Vigen è stata organizzata  dall’associazione ARCOM (Artigiani, Commercianti e Ristoratori della città di Cefalù) grazie al prezioso contributo di Luigi Salvo  sommelier e delegato Ais di Palermo che ha organizzato e condotto tre illuminanti masterclass su alcuni dei più importanti vitigni autoctoni siciliani (Grillo,Catarratto e Nero d’Avola) per chiarirne alcuni aspetti peculiari e per sfatare alcuni pregiudizi che spesso li riguardano. 
In merito al Grillo, ad esempio, vitigno a bacca bianca principe degli autoctoni siciliani, spesso si pensa che sia adatto  esclusivamente  per produrre vini di pronta beva che non siano destinati a durare nel tempo. Questo pregiudizio nasce dal fatto che questo vino presenta delle piacevoli note floreali e fruttate che,  accompagnate ad una spiccata sapidità e acidità, lo rendono perfetto compagno di bevute spensierate senza particolari pretese,  spesso per  accompagnare aperitivi o antipasti nell’errata convinzione che si tratti di un vitigno non destinato a produrre vini longevi e dalla struttura complessa.

Durante la masterclass dedicata al Grillo, sono state degustate 16 etichette di cantine provenienti da tutto il territorio siciliano. Tra tutte è stato possibile individuare un evidente  filo conduttore nei profumi floreali e fruttati e nella freschezza e nella sapidità del sorso,  sebbene, in alcuni casi,  le note ossidative dovute al passare del tempo in annate precedenti,  abbiano evidenziato una buona, se non ottima, predisposizione di questo vitigno anche ad “invecchiare bene”.
Ecco, di seguito, le etichette degustate.

Blues 2018 di Paolo Calì, giallo paglierino con riflessi oro, note floreali e di frutta matura mista a pepe bianco dal sorso dalla spiccata sapidità.Un vino elegante di pronta beva dal sorso importante.

Grillo 2018 di Abbazia Santa Anastasia, giallo paglierino carico. Al naso note erbacee e di frutta tropicale. Elevata sapidità. Sorso vibrante e una spiccata  lunghezza al palato.
 
Grillo 2018  di Alcesti. Giallo paglierino dai riflessi brillanti.Bel naso di frutta matura e note finali mielate.  Bocca fresca, sapida con un sorso dalla struttura intensa e vibrante.

Grillo 2018  di Curatolo. Giallo paglierino intenso. Al naso propone intensi sentori vegetali che si addomesticano con il sorso lasciando al palato un finale intenso e persistente.

Esperides 2018 di Di Bella . Giallo paglierino carico con riflessi dorati. Olfatto floreale con note mielate e di zucchero a velo. Un vino secco pulito con finale piacevole  di mandorle amare.

Grillo 2018 di  Tenute dei Paladini.  Giallo paglierino brillante .Naso pulito e schietto. Il  sorso  è vibrante ed intenso  e lascia piacevolezza al palato.

Timeo 2018 Baglio di Pianetto. Giallo paglierino brillante.Naso dagli spiccati sentori erbacei di erbe mediterranee.Bocca dal sorso ricco, armonioso ed equilibrato. Chiude con eleganza e persistenza lasciando al palato un bel ricordo di sé.

Grillo di Mandranova 2018 di Alessandro di Camporeale.  Giallo paglierino luminoso.Al naso offre una  perfetta crasi tra floreale, erbaceo e frutta ben equilibrata da un sorso dalla spiccata sapidità. In bocca il sorso è pieno,  intenso e fragrante. Esemplare.

Grillo 2018 di Feudo Disisa. Naso intenso di frutta tropicale, fiori bianchi e spezie miste. Bocca piena dal sorso vibrante ed equilibrato. Chiude con eleganza ed armonia.

Fileno CVA 2018 Canicattì. Giallo paglierino limpido. Naso pulito e diretto . Bocca fresca e sapida. Lughezza e persistenza lo rendono piacevole al palato.

Grillo Parlante 2018 di Fondo Antico. Giallo paglierino dai riflessi brillanti. Il naso è elegante e “femmineo” con delicate note floreali e di frutti a polpa bianca.In bocca esplode  e si amplia con grande sorpresa per il palato che lascia piacevolmente colpito dalla straordinaria freschezza e sapidità. Si fa ricordare.

Grillo 2018 di Avide. Giallo paglierino con riflessi dorati. Al naso propone note mielate evidenti. Il sorso è teso e fragrante. Nonostante la presenza di sentori evoluti  non mostra stanchezza. Si lascia bere con piacere.

Grillo 2018 di Catalano. Giallo paglierino luminoso. Al naso l’elemento vegetale è importante, seguito da delicati sentori floreali. In bocca il sorso è fragrante, teso e vibrante.

Grillo 2017 di  Tenuta St Jaime. Giallo paglierino carico. Il naso offre delle note  di fiori secchi miste a sentori di spezie dolci.In bocca non mostra stanchezza nonostante la presenza di note ossidative. Chiude con eleganza ed armonia come una bella donna che non teme di mostrare la sua età.

Salinaro 2017 di Pellegrino.  Giallo paglierino intenso. Il naso  è un bel preludio alla bocca con note mielate e leggermente boisè che si ritrovano nel sorso arzillo ed equilibrato. Al palato esplode evidenziando una buona spalla acida che il tempo non ha mortificato. Il tempo lo ha impreziosito.

Grillo 2016 Dei Principi di Spadafora. Giallo dorato con riflessi brillanti. Al naso offre un bel ventaglio aromatico che vira dalle note mielate, ai sentori speziati, fino a cenni boisè. In bocca   le note ossidative sono appena accennate e non ne compromettono  la freschezza che anzi risulta ancora vivida. Tre anni e non sentirli.

Leggi qui l’articolo su Vigen dedicato alla masterclass dei Nero d’Avola.