di Manuela Zanni
Un altro importante momento di approfondimento di Vigen, la rassegna dedicata ai vitigni autoctoni siciliani, “andata in scena” nell’esclusiva sede dell’ex Rettoria di San Domenico di Cefalù,  di cui abbiamo parlato qui, è stata la masterclass dedicata al Nero d’Avola, principe dei vitigni a bacca rossa siciliani, organizzata e condotta dal delegato Ais di Palermo, Luigi Salvo, ideatore della manifestazione realizzata grazie alla collaborazione dell’associazione ARCOM (Artigiani, Commercianti e Ristoratori della città di Cefalù).

La masterclass ha evidenziato alcuni elementi essenziali, consacrando a pieno titolo il Nero d’Avola come il vitigno che esprime la Sicilia. La sua storia, infatti, risale alla presenza dei Fenici in Sicilia che introdussero questa pianta già nell’era terziaria. La coltivazione fu poi proseguita dai Greci e dai Romani e perpetrata nei secoli dai Normanni ed Aragonesi. Il Nero d’Avola è l’espressione di un particolare vitigno, autoctono siciliano, chiamato anche Calabrese o Calabrese d’Avola, ed è una delle migliori uve siciliane. 

Già alla fine dell’800 i vini rossi da uve Nero d’Avola, provenienti dal territorio siracusano e, in particolare, da Pachino, erano  molto richiesti ed  apprezzati dagli stessi commercianti francesi, che li usavano per dare colore e struttura  ai propri vini.
Tuttavia, per secoli questo vitigno è stato impiegato nella produzione di molti vini siciliani, prevalentemente come uva da taglio.
Nel tempo, grazie alla  vinificazione in purezza,  questo vitigno è divenuto in grado di produrre i più importanti e apprezzati vini siciliani (e italiani) dotati  di struttura, possenza, intensità , armonia e adatti all’affinamento in legni pregiati. 

Oggi il Nero d’Avola è divenuto il vitigno più coltivato in  tutta la Sicilia, con circa 12.000 ettari di terreno dedicati a questa varietà, sebbene il territorio d’origine, in provincia di Siracusa, ne possegga le maggiori estensioni. Questa grande presenza diffusa in tutto il territorio isolano fa sì che esista una grande differenza riscontrabile  tra i vini prodotti nella parte occidentale dell’Isola e quelli delle zone orientali: i primi risultano quasi sempre più imponenti e  di impatto al palato mentre i secondi  risultano caratterizzati da una maggiore finezza e armonia. Oggi la maggior parte dei vini rossi pregiati siciliani trova nel Nero d’Avola la componente fondamentale anche se ogni vino è una storia a sé e appare totalmente diverso dall’altro tanto di sembrare che provenga da uve diverse.

Ecco, di seguito, i 18  vini degustati in occasione della masterclass di  Vigen.

Palatium-Nero d’Avola 2017 – Tenuta Dei Paladini.  Affinato 6 mesi in barrique.
Rosso rubino. Frutto presente con una bella leggerezza. Bocca dal sorso pimpante.  Apprezzabile. Di facile beva.

Terre di Giumara. Nero d’Avola 2017 – Caruso & Minini. Rosso rubino. Al naso propone note speziate in grande evidenza. Anche il frutto di ciliegia e mora  appare  importante  unito ai sentori di  rosa canina e viola.  Chiude con sbuffi di vaniglia e sentori di note tostate. Vino semplice ed immediato.

 Esperides 2017 – Di Bella. Rosso Rubino. Naso intenso. Frutto in secondo piano rispetto all’olfatto che propone note intense  di oliva nera.  In bocca presenta qualche asperità. Da risentire tra qualche anno per meglio comprenderne l’evoluzione.

Fondo Antico 2017.  Rosso rubino. Naso pieno ed avvolgente di fiori, frutti rossi e spezie miste. In bocca ritornano fiori e frutti con un sorso ricco che  chiudea sorpresa  con intriganti  note di cappero.

Nero d’Avola 2017 – Judeka. Rosso rubino. Al naso propone intense  note smaltate sintomo di una versione retrò. In bocca si ammorbidisce e rivela  un tannino presente ma ben estratto.

Donnatà 2017 – Alessandro di Camporeale. Rosso rubino. Naso austero con intense note di ciliegia nera e mora, sentori  balsamici  e boisè ben calibrati. In bocca mostra gioventù che lo rende un vino di prospettiva destinato a durare nel tempo.

Nakrì – Nero d’Avola 2016 – Mortilla. Rosso rubino intenso. Naso floreale di rosa e viola e di spezie miste. Il sorso è pieno e lineare.Un vino schietto e sincero che rispecchia in pieno il territorio da cui proviene.

Tre Carati – Nero d’Avola 2016 – Avide. Rosso rubino intenso. Naso pungente di spezie miste e frutti rossi.  Bocca piena e sorso ricco. Finale lungo dalla spiccata personalità.

306 – Nero d’Avola 2016 – Tamburello. Rosso rubino intenso. All’olfatto offre accattivanti note   floreali  insieme ad un ricco corredo aromatico di spezie miste.In bocca il sorso è ricco e generoso e non risparmia al palato di ciò che aveva promesso al naso.Un bell’ esemplare.

Gazzerotto – Nero d’Avola 2016 – Pellegrino. Rosso rubino intenso. 12 mesi di barrique di terzo  passaggio.  Naso ricco di mora e amarena con un  lieve  accenno di tostatura che rivela un  rovere ben calibrato.In bocca è sontuoso e opulento e lascia il palato piacevolmente intriso di un sorso destinato a durare.

Nero d’Avola  2016 – Valle delle Ferle. Rosso rubino carico. Naso intenso con frutti e spezie in primo piano.  Bocca ricca e sorso diretto e verticale che riporta il frutto e le  spezie. Un vino vintage  che non ammette repliche. 

Nero d’Avola 2016 – Curatolo Arini. Rosso rubino carico.  Naso intenso di ciliegia marasca e frutti rossi. Sorso semplice e diretto di grande piacevolezza.

Nero d’Avola 2016 di CVA Canicattì. Rosso rubino intenso. Al naso spicca la  bella componente speziata unito a sentori balsamici di liquirizia. In bocca il sorso è teso come una spada e trafige il palato lasciando una lunga persistenza.

Eimì – Nero d’Avola 2014 – Lombardo. Rosso rubino carico. Naso con note floreali ed erbacee e di frutti rossi. In bocca ritorna il frutto con una buona coerenza gustolfattiva. Resiste e persiste.

Schietto – Nero d’Avola 2013 – Principi di Spatafora. Rosso rubino intenso. Naso con speziatura importante. In bocca il tannino è  irto ma ben domato ed elegante. In perfetta forma nonostante l’età.

Cembali – Nero d’Avola 2013 – Baglio di Pianetto. Rosso rubino intenso. Grande intensità al naso a cui offre un ampio corredo aromatico di china, caffè, cacao , mandorla tostata ma anche frutta rossa in confettura e  pain des spices. In bocca mantiene le promesse e sorprende per armonia ed equilibrio. L’Universo nel bicchiere.

Sensinverso – Nero d’Avola 2013 – Abbazia Santa Anastasia. Rosso rubino carico. 30 mesi di tonneaux.  Rosso rubino carico.  All’olfatto al primo impatto appare scontroso. In seguito rilascia generosi sentori di poutpourri di fiori secchi, funghi porcini, cannella e cacao amaro che lo rendono docile ed accogliente. In bocca espode e avvolge il palato con eleganza ed armonia. Bella storia.

Vuarìa – Nero d’Avola 2013 Feudo Disisa. Rosso rubino intenso. 18 mesi di barrique. All’olfatto è potente e sprigiona  uno spettro olfattivo ampio  e generoso che va dai sentori di frutta e spezie miste a quelli più complessi boisè e tostati con cenni di caffè e cacao amaro. Il sorso è vibrante e vivido nonostante l’età  che porta con grazia ed eleganza.

Leggi qui il primo articolo dedicato a Vigen, con la masterclass dei Grillo siciliani