di Germana Grasso

yorkshire-13Questa sera ho deciso di dedicarmi alle birre: e che birre! Mi trovo a Knaresborough, una graziosa cittadina dello Yorkshire in Inghilterra, dove si sta svolgendo il FEVA, Festival of Entertainments and Visual Arts. Tutto il paese vi partecipa come può e come vuole, anche semplicemente colorando le vetrine dei negozi di fucsia, il colore della manifestazione. Tra gli eventi anche il Beer Festival, organizzato dal gruppo locale dei Lions in collaborazione con la Ilkley Brewery e la Rooster’s Brewery, due fabbriche di birra dello Yorkshire, la prima fondata nel 2009 e la seconda nel 1993.

La manifestazione si svolge nella Knaresborough House, l’ex sede del municipio, oggi destinata a manifestazioni di vario genere. All’esterno è un grazioso cottage che si affaccia su un curatissimo prato con in mezzo la Union Jack, la bandiera inglese, sapientemente composta da fiori. All’interno l’ambiente è molto semplice, spoglio direi, ma si percepisce la voglia di divertimento ed il vero senso della comunità. Anziani e giovani coppie con bambini condividono i tavoli o si lanciano in mezzo alla pista per sfrenarsi al ritmo del rock dal vivo. Sul fondo della sala è stato allestito un lungo bancone con le bocchette per la spillatura. Delle birre selezionate (una trentina circa)  purtroppo non tutte sono disponibili a causa dell’affluenza pomeridiana. Peccato, avrei assaggiato volentieri la Pentathlon della Rooster’s Brewery, una Pale Ale prodotta con cinque tipi di luppolo provenienti da varie parti del mondo, cinque come i cerchi simbolo delle Olimpiadi.
Assaggio la Clash London Porter della Revolutions Brewery di Castleford, una Dark Ale dalla schiuma compatta e persistente all’inizio. Al naso si percepisce un sentore di caffé tostato e rabarbaro. In bocca ritrovo il caffé che svanisce per lasciar posto all’amaro del bergamotto. È sicuramente una birra dal carattere forte, che abbinerei a piatti di carne grassa e dai condimenti dai gusti decisi, come usano nello Yorkshire.
La Black della Ikley Brewery nasce da un blend di cinque malti che la rende morbida e complessa. Nel finale ha un piacevole accenno di liquirizia. Della stessa casa la Summer che ha un colore dorato, qui la definiscono “light” e lascia un sapore di agrume, di vaniglia e di mango.
La Pride of Westmoreland della Barngates Brewery di Ambleside è una birra artigianale, fatta con luppolo della Nuova Zelanda, il cui aroma di frutti rossi smorza il naturale amaro del “bitter style”. Un classico è la West Coast Red Ale della Bristol Beer Factory, una birra ricca e mediamente corposa con un intrigante accenno di caramello. Tra le birre locali, prodotte proprio a Knaresborough dalla Rooster’s, ci sono anche la Buckeye, una Ale ricavata da luppolo americano e neozelandese, che le conferisce un rinfrescante aroma di agrume e la White Rose, una “charity beer” che sostiene il Saint Michaels Hospice: una Ale leggermente amara con finale di agrumi.
Nello Yorkshire c’è la consuetudine di riunirsi nei pub per socializzare e bere una buona pinta di birra. Ci congediamo dal beer festival e ci spostiamo in un tipico pub inglese. È sabato sera e per le stradine di Knaresborough si può ascoltare il rumore dei propri passi, tranne quando si passa davanti ad un pub. Vociare, musica, risate e cori mi assalgono e mi attirano. Non posso non rallentare e sbirciare attraverso le finestre dai vetri smerigliati. Ci troviamo in Market Place, la piazza del Mercato, che si tiene ogni mercoledì dal 1310 e dove ogni settimana il banditore del paese, in costume d’epoca, richiama l’attenzione dei passanti a suon di campana sugli eventi più importanti avvenuti a Knaresborough.
Su Market Place si affacciano due tipici pub inglesi, il Blind Jack’s, che prende il nome dal costruttore delle strade del paese, John Metcalf, nato nel 1717, divenuto cieco all’età di sei anni, e l’Old Royal Oak, il più antico pub di Knaresborough, antecedente al 18esimo secolo. L’Old Oak ha mantenuto la vecchia struttura della locanda: tavolacci in legno, panchine e sgabelli contornano il bancone che divide in due la sala, in cui gli avventori si sfidano a suon di acuti in una gara di karaoke. “Keep calm and drink beer” recita una scritta. Ottimo consiglio, faccio una foto e ci accomodiamo ad un tavolo. Assaggio una classica, scura, amara e voluttuosamente schiumosa Guinness. Dal bancone si avvicina un uomo e mi indica una scritta misteriosa su una porta: IYBMADIWTY! Mi lancio in supposizioni fantasiose, storiche e culturali. Niente di tutto ciò. “If you buy me a drink I will tell you”, dice l’uomo sciogliendo l’arcano. “Se tu mi compri da bere, te lo dirò!”. Sorrido. Un modo originale per incrementare le vendite!
Links:

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

A proposito dell'autore

Germana Grasso

Giornalista professionista, sono convinta che la migliore qualità di questo mestiere sia la curiosità, un modo di essere che impregna i pensieri e scaccia la noia. Per curiosità mi sono accostata al mondo del vino e mi sono lasciata affascinare dalla scoperta delle nostre radici. Immagino ogni bottiglia di vino come un'opera, che il produttore lascia andare per il mondo a raccontare di sé. Ho voluto documentarmi per sentire cosa intende comunicare un vino, chi lo produce e la sua/nostra terra. Discendente da tre generazioni di pizzaioli napoletani, amante della buona cucina, ho eletto la comunicazione a stile di vita, passando dalla carta stampata, alla tv al web. L'incontro con Umberto e con Wining, il suo progetto nel cassetto, è stata l'ennesima occasione per confrontarmi con la curiosità e raccontare un mondo vitale, difficile, ma sempre ricco di umanità.

Post correlati