di Alma Torretta
primitivo2-18 Che il Primitivo sia un vino che piace lo dimostra il successo del californiano Zinfandel, il gemello più famoso nel mondo. La pianta è identica, da dove derivi il nome americano è ancora incerto: alcuni dicono da Sinfarosa, una zona della Manduria tradizionalmente molto vitata, altri dal fatto che marze croate arrivate in America provengono da un vivaio viennese dove erano catalogate vicino ad altri vitigni austriaci che tutt’ora hanno un nome simile. I californiani per anni hanno tentato di sostenere che lo Zinfandel fosse solo loro, ma è stata una guerra persa in partenza perché trattandosi di Vitis Vinifera doveva necessariamente essere arrivata dall’Europa. Uno dei paladini di questa battaglia di riconoscimento è stato Gregory Perrucci, fondatore nel 1997 dell’Accademia dei Racemi, produttore di quasi 800.000 bottiglie per l’80% di Primitivo, che vende molto negli Stati Uniti e che per questa ragione utilizza anche legni americani per l’affinamento. L’Accademia nasce  anche con il preciso obiettivo di sperimentare e valorizzare i vitigni autoctoni pugliesi, molti quasi sconosciuti come il Susumaniello.

Perrucci ci introduce alle diverse Terre del Primitivo: la più diffusa è la terra rossa, ferrosa, poco profonda su una base di calcare: scotta talmente tanto in estate che si dice che anche le lucertole lì camminino con la coda alzata! Nei terreni arsi dal sole di natura prevalentemente calcarea, le radici delle piante di Primitivo affondano in profondità e trovano quella freschezza che consente di ritrovare poi in un suo bicchiere vivaci sentori fruttati. E’ così la terra di Manduria dove si produce soprattutto il Primitivo con le caratteristiche tradizionali descritte prima.  Qui Perrucci produce il suo Primitivo forse più famoso, il “Felline”, dalla ciliegia spiccata, richiami di arancia sanguinella, buona acidità e tannini morbidi. Poi ci sono la terra tufacea, originaria da calcare sbriciolato, più fresca, e la terra delle colline, dove c’è maggiore escursione termica e sempre vento. La terra nera è invece quella più ricca e compatta, di origine alluvionale e ricca di sostanze organiche derivanti dalla decomposizione delle foreste che anticamente dominavano il paesaggio. E’ quella di contrada Sinfarosa ad esempio, da dove Perrucci ottiene il vino omonimo, che presenta marcati sentori di liquirizia, vivace pepe nero e piacevole sapidità. Infine il Primitivo si produce anche nelle belle terre sabbiose del litorale (da non perdere una visita all’area della Riserva naturale Salina dei Monaci, sul lungomare di Taranto). Qui Perrucci produce il “Dunico”, solo 14.000 bottiglie nel 2010: al naso non c’è più il fruttato prorompente, ma un bouquet che si rivela lentamente svelando inaspettati sentori di elicriso, fichi secchi e chiodi di garofano. Un vino di grande finezza, che piace molto agli svizzeri.

Non è un caso che in queste terre abbia investito anche l’imprenditore veneto Gianni Zonin ristrutturando in modo esemplare la Masseria Altemura, di origini spagnole e fortificata per difendersi dai Saraceni: 270 ettari di proprietà con 130 ettari di vigneti e 40 di uliveti, nata nella prospettiva dell’enoturismo con grandi e bei locali per l’accoglienza. Siamo in provincia di Brindisi, proprio a metà tra i due mari, lo Jonico e l’Adriatico: ad accoglierci il più giovane dei figlio di Gianni, Michele Zonin. “Anche in Puglia, come nelle altre regioni dove abbiamo investito, abbiamo puntato alla valorizzazione dei vitigni locali  – racconta Michele Zonin -. La Masseria Altemure era una delle poche originariamente circondata da vigneti, poi sostituiti da coltivazioni di verdure. Noi abbiamo reimpiantato i vigneti, un lavoro lungo di recupero durato oltre dieci anni”. Da provare il cru Sasseo, da terreni misti ricchi di sassi candidi che riflettono sui grappoli la forza della luce, 14,5% di gradazione alcolica, affinato in botti grandi di rovere di Slavonia, potente ma dolce, elegante e complesso.

Ma gli stessi produttori pugliesi stanno valorizzando sempre più il loro Primitivo e il territorio, imbottigliandolo e ristrutturando le masserie . E’ il caso di
Masseria Jorche della famiglia Gianfreda, produttori di sfuso, viticoltori da cinque generazioni. Oggi l’enologa è la giovane figlia Emanuela. Nella nuova cantina, realizzata nel 2010 in stile moderno, sono stati collocati pure “i capasuni”, i contenitori di terracotta verniciati dove tradizionalmente il vino veniva conservato, chiuso da un piatto pure di ceramica sigillato con argilla e paglia. E poco distante, pure di loro proprietà, c’è  un ristorante e locale per degustazioni che era un frantoio ipogeo, ristrutturato con rispetto per una storia che racconta di uomini che qui vivevano chiusi dal padrone a lavorare le olive da fine ottobre sino a giugno, e se ne moriva uno poco importava. Masserie Jorche produce tre Primitivi, tra cui un Primitivo di Manduria Riserva che proviene da terre rosse vicine al mare e vecchie vigne di 40 anni, polposo e sapido.
Tutt’altra storia quella di Tenute Eméra, cantina operativa pure dal 2010 di proprietà di Claudio Quarta, biologo specializzato in genetica medica: pugliese di ritorno dagli Stati Uniti dove si è avvicinato alle associazioni che si battono contro l’omologazione dei vini, oggi scienziato-imprenditore-vignaiolo. Il suo progetto è “a grappolo”, Claudio è il raspo che da struttura e linfa, risorse e conoscenza, agli acini che sono le tante diverse realtà produttive focalizzate a volorizzare singoli terroir. Al momento le cantine sono tre: due nel Salento, Tenute Eméra a Lizzano e un’altra piccolissima a Guagnano, e Cantina Sanpaolo nella campana Irpinia.

A Tenute Eméra
ha costruito una nuova cantina completamente sotterranea e, con la consulenza del professor Attilio Scienza, ha impiantato tutt’intorno 48 ettari di Primitivo con cui produce “Anima di Primitivo”, affinato solo in acciaio, e “Primitivo di Manduria Oro di Eméra”, 14,5 di gradazione alcolica, affinato in rovere francese, dolce, forte ed elegante insieme. Dalla  vendemmia 2013 entrerà in commercio anche un “Primitivo Passito”, ma  in cantina si può degustare già la sperimentazione 2012 da uve appassite sia in piante che in traliccio. Con già al suo fianco al lavoro la giovane figlia Alessandra, Claudio ha pure in cantiere la ristrutturazione della vicina masseria “Casino Nitti”, così chiamata per essere stata il casino di caccia dell’allora presidente del Consiglio del Regno d’Italia, Francesco Saverio Nitti, che si può facilmente prevedere diventerà un’altra importante attrazione della zona. Il Primitivo di Claudio Quarta è stato assaggiato anche da  George Clooney, che sembra l’abbia apprezzato parecchio.

Il successo di mercato del Primitivo in bottiglia, in conclusione, è senza dubbio ancora tutto da scrivere e regalerà sicuramente grandi soddisfazioni a chi con amore lo sta valorizzando con le moderne tecnologie. ma nel rispetto della sua inimitabile identità. (seconda parte – fine – qui puoi leggere la prima parte del reportage)

Links:
www.racemi.it
www.masseriaaltemura.it
www.jorche.it
www.consorziotutelaprimitivo.com