di Umberto Gambino
amarone2010 2-33 Sappiamo tutti che l’Amarone è uno dei marchi del vino italiano più conosciuti all’estero. Però “non si vive di solo “brand” ma anche di territorio”, come puntualizza Olga Bussinello, direttrice generale del Consorzio Valpolicella. “Occorre  pianificare le dinamiche di sviluppo per i prossimi cinque anni perché i mercati cambiano alla velocità della luce”. Il brand non è tutto, non si può vivere di rendita: questo vale pure per l’Amarone della Valpolicella, fresco di Docg, a cominciare dall’annata 2010 che esce sul mercato in queste settimane (per chi vuole: c’è chi preferisce attendere uno o due anni perché oggi questo vino è considerato giustamente troppo giovane). I bravi vignerons veneti lo sanno bene che bisogna guardarsi attorno e non dormire sugli allori.

Qualche numero per rendere l’idea
Sono 7288 gli ettari vitati in Valpolicella su complessivi 30.000 ettari di superficie. Nel 2013 per l’appassimento dell’Amarone e del Recioto sono stati destinati 299 mila quintali di uve mentre la produzione per le stesse tipologie di vino si è attestata a 13,8 milioni di bottiglie. Il grande salto nella produzione è avvenuto nel 2009 quando si è passati da 8,5 a 13 milioni di bottiglie immesse sul mercato. Le aziende sono in totale 2246 (3 ettari di terreno vitato in media per ogni azienda), 272 quelle imbottigliatrici.
Concentrando il discorso solo sull’Amarone, si può dire che questo tipo di vino è molto apprezzato nei paesi scandinavi: i danesi, per esempio, ne vanno matti. Va all’estero il 90% della produzione di questo grande rosso. C’è chi, come il giovane Montresor, si è trasferito in Canada (famiglia e bagagli) per seguire il mercato di un intero Continente.
In tutto sono stati 61 gli Amarone dell’annata 2010 sottoposti in degustazione all’anteprima: non solo alla stampa specializzata, ma anche al pubblico dei wine lovers, invitato a votare con cartolina i tre migliori (scelta la cui utilità effettiva ci sfugge, visto che l’assaggio potrebbe fuorviare non poco, considerando la gioventù evidente dei vini). Circa 200 in tutto le etichette a disposizione per gli assaggi (incluse alcune annate precedenti).

Valpolicella Style
Davvero interessante e istruttiva (una full immersion reale nel Valpolicella Style) quella dedicata alla vigilia dell’Anteprima, svoltasi al Castrum Relais di Castelrotto di Negarine nelamarone2010 2-10 comune di San Pietro in Cariano. Qui, un antico casolare ristrutturato (con annesso ristorante), che domina la vallata, ha accolto una sessantina di giornalisti (fra questi 34 stranieri, molti dall’estremo Oriente), attenti allievi di un seminario in cui sono stati tratteggiati i punti salienti di questi vini in stretta relazione al territorio. Si è parlato molto di enoturismo, tipicità, terroir, vitigni, andamento climatico. Ma cosa significa Valpolicella? Il nome deriva dal greco “poly zelos”, cioè “terra ricca di frutti” o dal latino “pullus” che vuol dire “germoglio”.

Consorzio e gioco di squadra, ma…
Il Consorzio per la tutela dei vini della Valpolicella ha quasi 90 anni di vita e (come tutti i consorzi), svolge oggi compiti di promozione, tutela e vigilanza per i suoi vini.
La parola d’ordine? “Per vincere sui mercati bisogna fare sistema, agire come una vera squadra”. Nobili propositi (li abbiamo ascoltati e toccati anche in Sicilia), ma da queste parti non sembra tutto rose e fiori. La spina è nella polemica sotterranea (mica tanto poi) intrapresa dalle 12 famiglie dell’Amarone d’Arte che contestano ventilate (e mai decise finora) modifiche all’area di produzione nel disciplinare, ovviamente per l’Amarone. Attriti che non sono ancora rientrati tanto che due aziende storiche, Masi e Allegrini, sono fuori dal consorzio; le altre 10 hanno disertato l’anteprima veronese. Finora è un dialogo tra sordi: la regione Veneto prova a mediare.

Una App per comunicare meglio vini e territorio
A dare una grossa mano alla comunicazione del Consorzio c’è oggi anche la App della Valpolicella: è “Valpolicella Wines”, in italiano e inglese, che contiene la georeferenziazione delle cantine e di tutti gli altri elementi legati all’enoturismo come i vini, i vitigni, le aziende, le news, gli itinerari che possono aiutare i wine lovers ad orientarsi nel territorio.
Le zone della Valpolicella Classica sono le cinque valli di S. Ambrogio, Fumane, Marano, Negrar, S. Pietro in Cariano. Un’area protetta dai Monti Lessini che formano una barriera ai venti e al freddo dal Nord con il Lago di Garda che svolge funzione termoregolatrice. I vigneti si trovano ad altitudini variabili fra i 50 e i 600 metri sul livello del mare.
Fuori dall’area classica altre cinque zone: Valpantena, Valsquaranto, Mezzane, Illasi, Marcellise. Sono tutte a Nord di Verona e tutte, come le dita di una mano, si allungano verso la pianura.

Tanti autoctoni per l’Amarone: incluso lo Spigamonti
Fra i vitigni autoctoni della Valpolicella (i più noti sono Corvina, Corvinone, Rondinella, Molinara, Oseleta, Denela) la new entry è lo Spigamonti: l’acino è pruinoso, resistente alla botrite, con la buccia spessa e dal grappolo spargolo, adatto all’appassimento. E’ stato autorizzato il 9 agosto 2013 per entrare a far parte dell’uvaggio dell’Amarone. Si coltiva in località Spigamonti, zona Valpolicella Classica.

2010, un’ottima annata
Ma come si presenta il millesimo 2010 dell’Amarone?
“Sarà un’ottima annata”, parafrasando un celebre film. Lo assicura il vicepresidente del Consorzio (nonché enologo) Daniele Accordini. “Un’annata complicata, piuttosto fredda e piovosa. La vendemmia è avvenuta due settimane dopo rispetto a quella del 2009, con risultati finali nei vini molto variabili. Nel dettaglio? Le vallate in pianura hanno sofferto di più; a quote più alte è andata meglio, Marano su tutte”.
Risulta che l’Amarone targato 2010 avrà espressioni multiformi e mai banali. In estrema sintesi avremo un grande rosso longevo, con acidità molto sostenuta, un po’ meno alcol (in media 15,5%) e grado zuccherino ridotto. Avremo vini di maggiore personalità, insomma: mai banali o scontati e meno ruffiani. Da riassaggiare fra uno o due anni!
Ecco il dettaglio, zona per zona, secondo lo staff di Accordini: naturalezza d’espressione per gli Amarone di San Pietro in Cariano e Sant’Ambrogio; più consistenza estrattiva dai vini di  Negrar; complessa armonia a Fumane; profondità fruttata per Marano; finezza vibrante per la Valpantena; e potenza dinamica dalle zone di Illasi, Cazzano e Mezzane.

Altri Amarone degustati (annate precedenti alla 2010)


Valentina Cubi – Amarone Valpolicella Classico “Morar” 2008
Si sente la nota alcolica, poi floreale e frutta sotto spirito. Bocca opulenta all’inizio, poi grassa, alcolica, con ritorni di frutta in confettura e tannini ben smussati. Gusto di media lunghezza. 16 % alcol. Dalla valle di Fumane.

Cantina di Soave – Amarone Valpolicella “Rocca Sveva” 2007
Note speziate dolci, poi poco altro. Gusto: ingresso amarognolo, fresco, poi scivola via leggero. Elementare. Val d’Illasi.

Guerrieri Rizzardi – Amarone Valpolicella Classico “Calcarole” 2009
E’ questo un vino che piace e strizza l’occhio molto ai mercati esteri conservando intatta tutta la sua tipicità. Alla vista un bel rosso rubino che tende al granato. Poi note di eucalipto, pepe nero, spezie dolci, cuoio, caffè e frutta in confettura in continuo divenire: dai una sniffata e qualche minuto dopo un’altra e non lo trovi mai uguale a se stesso. Al gusto è ortondo, fresco, con una vena sapida netta e tannini vellutati. Frutto e speiato si ritrovano nel finale lunfo, gustoso e piacevolissimo. Tanta nobiltà nel callice! Dalla zona di Negrar.


amarone2010 2-29Villa – Amarone Valpolicella “Domini Veneti” 2005
Bella nota dolce, grasso, da “vinone”, con sentori di confettura di amarena  sotto spirito. Al soro è fresco con bei tannini. Etereo, evoluto, con retrogusto di cioccolato fondente, vaniglia. Un vino di gran classe. 17% alcol. Zona di Negrar.

Amarone Montresor Giacomo “Fondatore” 2008
Rosso rubino limpido, naso spiccatamente balsamico, poi spezie aromatiche, amarena in confettura, nota salmastra. In bocca si mostra elegante, dinamico, torna la nota sapida, alcol ben fuso, tannino e freschezza. Equilibrato. La componente calorica si evidenzia dopo. E’ un Amarone ben riconoscibile. (degustato al Merano Wine Festival)

Amarone Albino Armani “Cuslanus” 2008
Rosso rubino scuro. Naso netto evidente col suo fruttato di frutti di bosco, poi resinoso, sottobosco e fungo. Non immediato, si apre in seguito. In bocca buon ingresso, fresca, tipica, sapida, tannino rotondo, poi sfugge un po’ via. Media persistenza. (dal MWF)

Amarone Marco Mosconi 2009
Al naso una bella ciliegia sotto spirito, tabacco da pippa, cuoio, floreale. Al sorso sapido, minerale, fresco, tannini eleganti, lieve nota amaro nel finale che è lungo. Valle d’Illasi. (dal MWF)

Amarone Speri 2009 Classico “Vigneto Monte Sant’Urbano”
Da San Pietro in Cariano è il migliore in assoluto nel lotto dei quattro del MWF. Si presenta con un naso decisamente animale, selvatico, freddo, dai toni scuri. Poi si fa strada il fruttato in confettura, seguito dalle spezie (pepe nero). Al palato è deciso, alcolico (calorico), sapido, corposo e nello stesso tempo fresco, tannico ma senza strafare. In definitiva. Un super Amarone!

Aldrighetti. Amarone della Valpolicella Doc Classico 2000
Dopo aver degustato l’anteprima 2010 della stessa Azienda, ciò che colpisce subito di questo secondo assaggio è il tratto distintivo, la continuità e la coerenza, una specie di testimonianza di cosa potrá diventare il 2010. Il territorio delle colline intorno a Marano, nella Valpolicella classica, si scorge nel calice, dichiarandosi sfacciatamente accogliente. Naso e beva sono meravigliosamente armonici nella loro vivacità, ma quella sensazione di immediatezza cede abbastanza in fretta il passo ad una personalità meno facile, da “duro fuori, tenero dentro”. Tutto da scoprire.

Terre di Leone. Amarone della Valpolicella Doc Classico 2008 e 2005
Siamo ancora nella Valpolicella classica. Non è cosí scontato ritrovare questo bel frutto nitido in tutti gli assaggi, in tutte le annate, con una grande eleganza quale tratto distintivo. Al naso un inebriante bouquet di fiori scuri, specialmente petali di rosa rossa, poi note tostate, di caramella mou e cioccolato fondente, che si accentuano passando dal 2008 al 2005. La bocca è timida, la freschezza si fa attendere un attimo prima di esplodere, poi regala al palato una complessità di sensazioni imponente, lasciando che il vino si allarghi piano piano. Approccia piacevolmente ed elegantemente, per poi rivelarsi esigente, non certo facile nell’abbinamento. Mentre ci pensate su e scegliete il piatto, state all’occhio: probabile che la bottiglia finisca.

 Puoi leggere qui l’articolo sul tasting dell’anteprima Amarone 2010

Link: www.consorziovalpolicella.it

 

 

 

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A proposito dell'autore

Umberto Gambino

Lo scrivo subito, tanto per non generare equivoci: non mi piace improvvisare. Sono sempre uno che dà il massimo in tutti i campi. Prima di tutto adoro il mio lavoro di giornalista: si può dire che sia nato con questa idea fissa. Non ho mai voluto fare altro nella vita. Però di cose ne seguo parecchie contemporaneamente: potrei definirmi un esempio anomalo di uomo "multitasking". Dopo una trentina d'anni da cronista sul campo, sono attualmente caposervizio del Tg2 Rai. Sul versante enologico, sono sommelier Master Class dell'Ais e coordinatore della guida Vinibuoni d'Italia Touring. Si può ben dire che il mondo del vino è il mio ambiente naturale, e non poteva essere altrimenti, in quanto figlio e nipote di viticoltori siciliani. E' anche in loro onore, per ricordare sempre le mie radici, la mia terra natìa, gli odori e i sapori di quando ero bambino, che mi sono inventato - con l'amico webmaster, Maurizio Gabriele - il massimo della "digital creativity": una formula inedita per un web magazine di reportage in stile blog sull'enogastronomia: www.wining.it che state leggendo. In più sono anche un ottimo fotografo. Può bastare?

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