di Germana Grasso
stoccolma-08 Passeggiando nei parchi di Stoccolma si ha la sensazione che all’improvviso possa spuntare da un albero un elfo o possa emergere dalle acque una misteriosa ed eterea fata. Una suggestione che si percepisce ancor prima di atterrare. Cerco di non perdermi mai lo spettacolo dall’alto di un paese per me nuovo. E la Svezia dal cielo è frastagliata di mille e mille coriandoli verdi sul placido blu del mare.
Ovunque si respira il rispetto per la natura, che è un elemento indissolubile della vita quotidiana degli abitanti di questa città. Loro sono fieri dei risultati raggiunti, perché Stoccolma non è sempre stata la regina dell’eco-compatibilità. Sono fieri delle loro acque pulite, del sistema di chiuse, degli edifici moderni dallo stile essenziale e di quelli antichi dal sapore rinascimentale, del loro modo di vivere aperto, libero e rispettoso delle esigenze altrui.

Non pensiate che, poiché d’inverno cala la notte già nel primo pomeriggio ed il ghiaccio cristallizza le giornate, siano un popolo di musoni. Assolutamente no. D’estate è imperativo vivere all’aperto, prendendo possesso di prati, piste ciclabili, corsi d’acqua, laghi e mare. L’estate è troppo breve per non assaporarla fino in fondo e correre in bici a fare un tuffo in quella stessa acqua su cui d’inverno, ghiacciata, si pattina.
Il centro storico (fermata metro Gamla Stan) è praticamente sull’acqua, su cui si affaccia l’edificio del Parlamento in mattoncini rossi. Nella sala al piano terra ha sede la cena di gala per il Premio Nobel, secondo un rigido protocollo dettato anche dall’esiguità di spazio. Infatti ogni convitato ha a disposizione solo 40 centimetri di tavola. Meglio stringersi, che lasciare qualcuno a bocca asciutta.   

Gli abitanti di Stoccolma sono curiosi di conoscere e di interagire ai tavolini dei bar come in metro. Il tenore di vita si calcola in base al numero di passeggini e pancioni. Ed infatti si tratta di un popolo di giovani: poco più del 40% della popolazione ha età compresa tra i 20 ed i 44 anni. Provenendo da un paese in cui una coppia mette al mondo in media mezzo figlio, resto piacevolmente sorpresa. Ero a conoscenza degli incentivi del governo alle nascite, ma non credevo che il risultato fosse così evidente.
La società si è ristrutturata per accogliere al meglio questo esercito di bebè. Ce lo confermano anche due donne, una in evidente stato di gravidanza, l’altra che culla un bimbo di pochi mesi, sedute al tavolino di un bar accanto a noi. La mia compagna di viaggio è una donna in carriera, mamma di una splendida bimba di un anno. La giovane signora accanto a noi ci racconta del congedo parentale per entrambi i genitori fino ad un anno dopo la nascita del bambino, ad esempio, ed infine ci chiede: “Ma voi in Italia come siete organizzati?”. La mia amica risponde: “Per fortuna, ci sono i nonni!”.