di Luisa Leandri
Era da molto tempo che volevo tornare nella bellissima San Gimignano e l’Anteprima della Vernaccia è stata un motivo più che valido per farlo.
Mentre scattavo foto in Piazza della Cisterna, ho incontrato alcuni amici diretti in Sala Dante, situata al primo piano del Palazzo Comunale e conosciuta per i suoi affreschi di raro splendore, tra i quali “La Maestà” di Lippo Memmi del 1317, dove di lì a poco si sarebbe tenuta la degustazione condotta da Leonardo Romanelli: “Mare antico, mare mod.
erno: legami particolari sul filo del Mediterraneo. Ansonica e Vernaccia di San Gimignano”
.

Al centro dell’evento, la degustazione di 12 vini, durante la quale la Vernaccia è stata messa a confronto con l’Ansonica, intraprendendo un viaggio che ha toccato l’isola del Giglio, l’isola d’Elba, la Sicilia e infine San Gimignano con i suoi 1900 ettari di superficie vitata, dei quali 750 destinati alla produzione di Vernaccia di San Gimignano DOCG e 450 destinati alla produzione di San Gimignano Doc. Un viaggio dove appunto il mare, con tutto quello che ne può derivare, è stato il principale protagonista sia per la provenienza di alcuni vini “ospiti” degustati, che per l’origine pliocenica dei suoli tipici della Vernaccia, risalenti a un periodo compreso fra 6,8 e 1,8 milioni di anni fa.

Poco distante, presso le sale del Museo di Arte Moderna e Contemporanea De Grada, 40 aziende vitivinicole, tra le 170 presenti sul territorio e le 70 che imbottigliano a marchio proprio, presentavano oltre alla Vernaccia di San Gimignano 2018 e alle Riserve 2017, vini di annate precedenti (fino al 2015), che sono sottoposti ad un affinamento in cantina e in bottiglia più lungo rispetto a quanto previsto dal disciplinare di produzione prima dell’uscita sul mercato.
La Vernaccia di San Gimignano, che è stato il primo vino in Italia ad ottenere nel 1966 la Denominazione di Origine Controllata, ha sicuramente bisogno di tempo per poter esprimere tutto il suo potenziale, ecco perché viene prodotta con successo, pur essendo un vino bianco, anche nella tipologia Riserva.

Un’annata, la 2018 presentata in anteprima, che non è stata affatto facile anche a causa delle condizioni meteorologiche avverse. In primavera e fino a circa la metà di agosto, diverse zone del territorio di San Gimignano, sono state interessate da piogge frequenti e quindi da un clima caldo umido, tanto che i produttori hanno avuto una certa difficoltà nel mantenere sane le uve fino alla vendemmia. Tutto ciò ha comportato gradazioni più basse rispetto al solito, con una media che oscilla tra i 12.5° e i 13°, però allo stesso tempo c’è stato un ritorno ai normali quantitativi di produzione con 39.618 ettolitri contro i 31.651 del 2017.

La buona conduzione dei vigneti ha fatto sì che la maggior parte degli assaggi risultasse piacevole e conforme alle caratteristiche organolettiche tipiche di questo vitigno, anche se bisognerà aspettare ancora del tempo per poter apprezzare tutto il lavoro svolto fin qui, perché solo con l’invecchiamento le note olfattive e  gustative evolveranno al meglio.
Alcuni vini in degustazione denotavano una gamma di profumi non riconducibili alla Vernaccia. Si tratta però di una scelta voluta da parte di alcune aziende, in quanto il disciplinare prevede l’obbligo di utilizzare l’85% di Vernaccia di San Gimignano e consente per il restante 15% la presenza di altri vitigni a bacca bianca, non aromatici.

Dagli assaggi della Vernaccia San Gimignano DOCG 2018 in anteprima ecco le consuete conferme:

Il Palagione
Cesani
La Lastra
Montenidoli
Panizzi
Signano
Tenuta Le Calcinaie Riserva 2016
Il Colombaio di Santa Chiara Riserva 2016

E queste le piacevoli sorprese:

Cappella Sant’Andrea
Macinatico
Massimo Daldin
Il Lebbio
Tenuta Montagnani
Poderi del Paradiso
Fattoria Poggio Alloro
Mormoraia Riserva Ostrea 2016

La produzione media annua è di 5,3 milioni di bottiglie che vengono vendute per il 52% all’estero con gli USA e la Germania in cima alla classifica. Il restante 48% invece, è destinato al mercato interno, facendo diventare così la Vernaccia di San Gimignano, il vino bianco più consumato in tutta la regione.
Letizia Cesani, Presidente del Consorzio di Tutela, che negli ultimi anni ha appoggiato e promosso alcuni progetti come quello della ricerca del DNA della Vernaccia di San Gimignano e della sua tracciabilità nel vino e il progetto Carbon Footprint, per ridurre al minimo le emissioni di anidride carbonica, tanto da ottenere la certificazione nel 2015, si è così espressa: “Siamo consapevoli di rappresentare un’importante voce economica per il territorio, non solo per la produzione e commercializzazione del vino, ma anche per l’indotto enoturistico che il nostro lavoro promuove. E fa parte del nostro stile cercare sempre maggiore qualità prima di tutto nei nostri vini, ma anche nella cura dell’ambiente e nell’offerta turistica. In questo, siamo in perfetta sintonia con la scelta del nuovo governo di accorpare il Ministero del Turismo a quello delle Politiche Agricole, guidato dal Ministro Centinaio. I prodotti enogastronomici di qualità, possono diventare i pilastri del rilancio economico del nostro Paese.”

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