di Rossella Marino Abate (dalla Valle dell’Elqui, Cile)

cile2-13Ormai mi restano gli ultimi 15 giorni in Cile. Un po’ ho voglia di tornare a casa, ritrovare i miei profumi di sempre, i miei genitori, i miei nonni e i miei amici. Dall’altro ho lasciato un po’ di me qua, tra colori e sfumature, che mai avevo visto prima, una magia che ammiro tutte le volte che alzo gli occhi al cielo e mi perdo nelle costellazioni australi e penso: “Che fortunata!”. L’uva è finita da qualche giorno. Credo sia stata la vendemmia più lunga della mia vita fino ad ora. Ho terminato con il Carmenere, sicuramente il mio vino cileno preferito! È stato affascinante e unico poter contribuire alla nascita e alla creazione di vini in giro per il mondo. Nel mio caso ho conosciuto tante varietà nuove e chissà quante altre ancora ne dovrò scoprire.
I vini, ormai, tra batonnage e fermentazioni malolattiche fanno il loro corso: il cammino e l’evoluzione sono quasi del tutto definite, ma si continua ad assaggiare per progettare uno sviluppo degno per un super vino.  Adoro pensare alla vita di un vino. Deciderne le sorti adesso, può sembrare difficile, ma se lo “ascolti” puoi capire cosa vuole diventare. Così si inizia a pensare di notte al vino per le riserve, al syrah da affinare in barriques di rovere francese e al Carmenere  che andrà in barriques di legno americano (perché ogni vino ha le sue esigenze!). Il Pinot Noir, prima annata in cantina, inizia a sprigionare le dolci note di ciliegia: non è un vino “maschio”, è una principessa! E poi, una sorpresa di passaporto argentino, il Malbec, anche in Cile si comporta bene: è in piena fermentazione malolattica, io non vedo l’ora di assaggiarlo nuovamente e capirne il suo futuro. Perché per me i vini sono delle persone, ce ne sono di forti, diretti, chiari, determinati ed altri sono indecisi, fragili, che hanno bisogno di un aiuto per crescere, di essere cioè accompagnati!
Ma fuori dai cancelli della cantina, vista la stagione autunnale, si inizia la potatura in vigna. Devo dire che è un po’ strano andare in campagna con le forbici per potare in tasca a giugno, ma siamo dall’altra parte del mondo e quindi ok! Il clima qui nell’Elqui Valley sta offrendo, al momento, nelle ore diurne, un bell’aiuto: ci sono circa 22 gradi e si sta bene.

C’è stata, a metà giugno, una settimana con delle nubi nel cielo e si percepiva un po’ di fermento tra la gente tanto che molte persone stavano con il naso all’insù. Chissà perché, poi ho capito. Vi spiego: dovete sapere che in questa valle, ma in quasi tutta la IV Regione del Cile, il clima è desertico e quindi la media della piovosità annualedifficilmentesupera gli 80 mm. Tutti scrutavano il cielo perché aspettavano che i caccia militari  bombardassero le nubi con i sali di argento per provocare un evento piovoso…ma anche questo mese è fallito e le Ande non si stanno innevando. Pensate che è da luglio dello scorso anno che non piove! La coltivazione della vite per uva da vino o da tavola, ma anche le altre coltivazioni di Avocado e Papaya che si inerpicano sui pendii andini, senza l’irrigazione a goccia non potrebbero esistere. Infatti, fuori dai confini del campo, ci sono pietre, sabbia e cactus e un po’ di eucalipti che cercano di rubare un po’ d’acqua nei canali irrigui che tagliano i piedi delle montagne.
Ma a proposito di montagne (e anche di stelle), a due passi dalla cantina sempre nell’Elqui Valley, ci sono vari osservatori astronomici, il più turistico e facile da raggiungere è il Mamalluca dove si possono osservare anche gli anelli di Saturno: davvero emozionante! Ma io non potevo certo fermarmi dove si fermano tutti e allora sono andata a visitare anche quello non turistico: il Tololo. Bellissimo inerpicarsi con il fuoristrada sulla strada sterrata tra i multicolore delle rocce fino a superare le nuvole, a 2200 metri. In cima alla montagna svettano le cupole bianche degli osservatori. Tantissimi sono i ricercatori ed astronomi che lì ci vivono. Ho visitato con Mattia uno dei telescopi più famosi al mondo e che ha contribuito alla conquista del premio Nobel della fisica nel 2011. Innumerevoli le ricerche che si fanno da queste parti: ora, per esempio, stanno studiando la crescita dell’universo e gli spostamenti delle galassie, la nascita e la morte delle stelle. Tutto a dir poco affascinante!
Siamo così giunti al termine di quest’avventura. Spero che la mia passione per il mondo del vino e i miei racconti abbiano suscitato interesse e curiosità nei lettori e ringrazio chi mi ha dato la possibilità di realizzare questa esperienza di “eno-reportages”. L’appuntamento con tutti è a presto per nuovi racconti, nuove storie di vite e di vino!
(seconda parte, fine) puoi leggere la prima parte qui: 

http://www.wining.it/it/lands/395-vendemmia-in-cile-dal-femminile-syrah-al-portamento-del-carmenere.html