di Rossella Marino Abate

vende sicilia-5Care amiche e cari amici di Wining, dopo Australia e Cile, vi presento la mia vendemmia siciliana.
Ero molto eccitata a ri-mettere le mani sull’uva, nella mia terra. Avevo voglia di sentire i profumi dell’uva con cui sono cresciuta professionalmente in questi anni, quell’uva raccontata dai miei nonni, che di anno in anno faceva gioire o penare, U Riddro (il Grillo), U Catarrattu (il Cataratto), A ‘nzolia ( l’Inzolia) …. ma non solo…
Lavoro per una cooperativa, la Colomba Bianca, una delle più grandi della provincia di Trapani, con cinque sedi dislocate in tutto il territorio: copre più di 8.000 ettari. C’è da sbizzarrirsi insomma! Pensate che i vigneti sono sparsi in 43 comuni con 978 contradediverse, ci sono 29 varietà di uva, tra autoctone ed internazionali: in un gioco di numeri, unendo idealmente tutti i filari di vigneto, si raggiungono i 33.244 Km: cinque volte la distanza tra Roma e New York! Ma la cosa più affascinante è la moltitudine di micro-terroir, che colorano i paesaggi, tinteggiando poi di sfumature diverse anche i vini che nascono in queste terre.

I percorsi qualitativi di Colomba Bianca

All’interno di questa moltitudine di numeri, esistono dei progetti che hanno come solo scopo l’eccellenza e la crescita, in termini qualitativi, dell’azienda. È ormai da tre anni che il Gruppo Tecnico di Colomba Bianca (formato da giovani tecnici viticoli ed enologi) sta portando avanti progetti che legano il territorio, i viticoltori ed i vini attraverso dei percorsi qualitativi che nascono in campo e proseguono in cantina fino alla bottiglia. 
Quest’anno ho avuto l’onore di partecipare a questo percorso, occupandomi della vinificazione di una buona parte di queste uve, soprattutto quelle bianche.

Ma andiamo per ordine, cominciando dalla potatura. I quasi 500 ettari che raggruppano diverse varietà nelle zone più pregiate e vocate vengono seguiti dal gruppo tecnico e da un consulente, nonché amico, Roberto Merlo (Uva sapiens srl). I viticoltori vengono istruiti e seguiti in tutte le fasi di lavorazione della vigna, proseguendo questo cammino durante tutta il ciclo vegetativo, la lavorazione dei terreni, fino alla raccolta, eseguita in modo davvero teutonico. Vengono consigliati, seguiti e monitorati con l’obiettivo primario di produrre delle uve di qualità e in secondo luogo (non meno nobile, anzi…) di ridurre al minimo gli interventi fitosanitari per non avere poi residui sulle uve e nei vini. Una buona parte dei vigneti, fra l’altro, produe uve secondo i principi e le regole del biologico.

La qualità del contatto umano con tutti i vignaioli
Io ho avuto l’opportunità e l’onore di ricevere il frutto di questo duro e impegnativo lavoro dei viticoltori. Le uve arrivano in cantina raccolte in cassette da 10-15 Kg e vengono lavorate “con i guanti”: l’impressione è che ciò che deriva da un impegno così faticoso debba essere obbligatoriamente lavorata con un’occhio davvero di riguardo: ed è veramente così!
Sapete qual è l’aspetto più affascinante e che mi diverte di più? Conoscere uno per uno i viticoltori e le loro uve. Ormai li vedo arrivare dalla finestra dell’ufficio, o da lontano, fra le ripide curve delle colline che circondano la cantina, riconosco i colori retrò e le fumate nere dei vecchi tigrotti, leoncini o cerbiatti, e quando arrivano in cantina sento il doppio sospiro di sollievo: del contadino…e del mezzo! Questo legame forte “uomo-uva” continua poi dentro la cantina. Pur essendo ormai un  gruppo consistente, l’aspetto umano non svanisce e non si sostituisce alle metodiche o ai processi industriali. Perciò, passeggiando fra i corridoi e degustando i mosti ed i vini, spillandoli direttamente dai serbatoi, si riconoscono quelle sfumature già conosciute fuori, in mezzo ai vigneti e nei vari terroir. E i serbatoi riportano i cognomi dei soci viticoltori: e quindi trovi il grillo di x + y e la selezione di catarratto del signor z, tutti ben identificati.
Arriva poi il confronto con il gruppo tecnico e con gli enologi: è qui che si iniziano a fare i primi apprezzamenti sul risultato e i confronti con la scorsa annata scorsa: si valutano  conferme, dubbi, sorprese. Il tutto si trasforma in un momento di crescita sinergica tra tutti noi, tecnici, viticoltori e territorio. Credo sia questo il modo più bello e costruttivo di fare l’enologo, apportando, anche solo con una virgola, un contributo alle parole o alle frasi che rimarranno impresse per descrivere la vendemmia del 2012 in Sicilia.

La rassegna dei miei vini bianchi preferiti
E ora, seguitemi: vi faccio assaggiare un po’ di delizie in anteprima. I miei vini preferiti sono il Catarratto proveniente da una selezione di Vigne Vecchie e quello per la base spumante, ma di “piacioni, furbi, ruffiani” ce ne sono tanti. Tutti con un’eleganza ed una finezza sorprendenti.
Il Pinot grigio e il Viognier sono stati una esplosione di profumi sin dalla pressatura, dalle note di frutta. Più che berli c’é da mangiarli! E’ come dare un morso ad una pera selvatica matura, ricca di profumi, succosa ma con un pizzico di acidità e buona sapidità! Fantastiche le note “nuove” di Cirimoia, tipiche dei Viognier coltivati in zone calde.
Di Chardonnay e di Sauvignon blanc, ne ho visti parecchi, in questi mesi, molto diversi fra di loro, ognuno con un carattere e una personalità spiccata. Devo constatare una volta di più che in Sicilia lo Chardonnay si comporta davvero bene, presentandosi ricco di aromi tipici molto vicini a note tropicali di papaya e ananas.
Il Sauvignon Blanc, in questa fase, è un interessante mix di frutti esotici e profumi di fiori di sambuco, assai tipico di un Sauvignon nato in un clima caldo. Ma lo conosco: cambierà vestito e rimarrà un vino interessante, affascinante ma semplice rispetto a quello che la Sicilia può offrire. È vero: gli internazionali crescono davvero bene in Sicilia, sopratutto se coltivati su medio-alte colline, come quelle della zona tra Salemi e Calatafimi (400-600 metri). Credo però che questa terra riesca a dare il meglio di sé con i vitigni autoctoni, forse un po’ dimenticati in passato, ma che per fortuna non tutti hanno abbandonato.
Il Catarratto per esempio, a seconda delle zone, riesce ad essere fruttato con sfumature di pesca e melone bianco in fermentazione e ribes bianco in affinamento, speziato e spicy, con note che richiamano l’affumicatura dello speck (le ritroviamo anche negli eleganti gewürztraminer altoatesini) e poi dellicati sentori floreali di gelsomino.
Tra questi, la mia preferita è la selezione proveniente da “Vigne Vecchie”. E’ proprio vero che più si invecchia e più si diventa saggi: l’uomo, la natura e quindi anche la vigna! Nella vendemmia di quest’anno è stato un susseguirsi di confronti tra le varie zone e i vari appezzamenti. Ho scoperto così micro-zone che non conoscevo: il territorio di Vita (in parte una conferma) e la zona di Poggioreale (una scoperta!).

La poliedricità del Grillo
Il Grillo è l’altra varietà di uva che geneticamente fa parte integrante della mia sicilianità. È infatti il vitigno di base del vino Marsala (ora sono ammesse anche altre varietà, mentre un tempo era l’unica utilizzata). Con amici, enocultori, e produttori lo si definisce spesso una varietà poliedrica perché si può fare Marsala, spumante e vino. Ed è proprio quello che ho fatto io quest’anno. Impressionanti le note tioliche di questi vigneti d’alta collina (da non confondere con le varie “puzzettine” da riduzione di un mosto in fermentazione), alternate a bouquet di fiori, quasi sauvignoneggianti!
Meno accentuate in questa fase le componenti terpeniche moscatate di rosa. Dovete sapere infatti che il Grillo nasce da un vecchio incrocio tra lo Zibibbo (che dona note ovviamente di moscato e quindi molto terpeniche) e il Catarratto (che ha invece una componente tiolica importante) e nei decenni (forse secoli) sono stati selezionati, sviluppati, riprodotti e piantati un’innumerevole numero di biotipi e cloni diversi. L’aspetto  “magico” è che queste caratteristiche si esprimono diversamente, da zona a zona, quasi come se la pianta leggesse il codice a barre intrinseco inscritto segretamente nel terroir.
Insomma, il Grillo in Sicilia, ma soprattutto in provincia di Trapani è ancora veramente tutto da scoprire, perché risulta magicamente differente nei vari territori e nelle varie interpretazioni dei diversi produttori.
Per la stesura di questo articolo voglio ringraziare: gli enologi Antonio Pulizzi e Michelangelo De Vita, dell’assistenza viticola Colomba Bianca; foto eq. naturalmente selezioni vigneti, l’enologo Mattia Filippi per la consulenza enologica, l’enologo Carlo Caprarotta, responsabile della Cantina Vitese e Leonardo Taschetta, presidente delle Cantine Colomba Bianca.

Link:
www.cantinecolombabianca.it