di Umberto Gambino

20130408 133622Al di là del solito, freddo elenco di numeri, da bilancio di “fine Fiera”, il Vinitaly è sempre un susseguirsi di facce che conosci e vedi – se va bene – una sola volta all’anno (a Verona) e che, edizione dopo edizione, trovi inaspettatamente trasformate. Bei visi cangianti, perlopiù sorridenti, qualche rossore assortito, tanta gioia, pochi imbarazzi. Un mix di emozioni che fotografa i tanti approcci diversi al mondo del vino. Uomini e donne (queste sempre più numerose) che ti raccontano la loro esperienza, ognuno (ognuna) in modo diverso. Sì, perché non esiste un vino assolutamente simile ad un altro semplicemente perché non esiste un produttore completamente simile all’altro. E per vino intendo qui,  ovviamente, tutta la gamma di bottiglie di ogni singola cantina. 
Al di là del fatto che, se vai a Vinitaly, hai due possibilità: o ti organizzi “rigidamente” alla tedesca, con un calendario di appuntamenti già programmati (“schedulati” come si dice oggi); oppure seguii l’istinto, e vai alla scoperta dell’ignoto, lasciandoti “catturare” dal primo amico produttore che incontri (e che non vedevi appunto da un anno): “Vieni che ti faccio assaggiare l’ultimo nato”! L’ultimo nato (of course) è un nuovo vino: niente paura, nessun cannibalismo. 
Secondo voi com’è andata quest’anno? L’opzione due ha preso il sopravvento sull’opzione “tutto programmato”. E perciò, prima di mettere nero su bianco le sensazioni gustative, ho deciso di raccontarvi, così di getto, le facce e le emozioni di chi ha avuto la pazienza di spiegarmi il suo vino.

A conferma per l’ennesima volta del detto: “Il vino somiglia (deve somigliare) a chi lo fa”. Altrimenti è solo business senza cuore! Solo pochi, reali e significativi esempi, fra i tanti. 
Così, da autentico blogger, senza un filo logico, ti ritrovi di botto proiettato fra pannelli azzurri e tavoli bianchi di uno stand dove ti accoglie il sorriso di un’elegante e bella signora pugliese che inaugura il tour de force di  “tre giorni” delle tue papille gustative con un rosso possente del luogo; poi ti offre anche una terrina di purè di fave con peperoni soffritti e, così, tanto per gradire, conclude, senza “sé” e senza “ma”, addirittura con un passito. 
E tu non la conoscevi: mai vista prima d’ora. Eppure, lo smisurato senso di accoglienza dei meridionali (come te d’altra parte) ti  sorprende ancora una volta. Come inizio non c’è male. Neanche a dirlo: è stato un amico a farti conoscere la vignaiola “sconosciuta” che ora conosci anche tu. E sai già che  tornerai a trovarla, nella sua vigna. 
Ecco poi che, zigzagando fra torme di visitatori da allegra gita scolastica che tagliano la strada al tuo percorso, raggiungi un ambiente forse non propriamente da fiera internazionale del vino. Sei in una Spa, annusi (per forza) gli odori pungenti di un centro benessere e pensi: forse ho sbagliato, sono finito al Cosmoprof di Bologna? Nient’affatto, … sei sempre al quarantasettesimo Vinitaly e, fra tavolini bianchi da picnic e sedie fucsia by Ikea tieni testa ad una grintosa vignaiola-digital-executive che ti fa bere le nuove annate dei bianchi siciliani. Dalla valle dei Templi (o giù di lì) al tempio del benessere. Con contorno di essenze, buddah bar, oli massaggianti e reiki company. E il vino, direte voi? Mica facile annusare gli aromi della vigna quando il tuo naso è disturbato da altri, più forti, odori cosmetici. Ammettilo: ti sei distratto. Ma agli importatori russi del tavolo accanto sembra importare poco delle interferenze olfattive:  gli affari sono affari.
Basta! Devi resettare. Torni  alla purezza incontaminata di chi, solo a guardarlo ti mette allegria. Sì, quella faccia da bravo ragazzo pacioccone, gel nei capelli, mani tozze da contadino e sorriso contagioso.20130408 153700 Eccoti in Piemonte a sorseggiare bollicine che mai avresti sospettato così avvolgenti. Nonostante il caos imperante e la presenza incombente del massimo esperto giapponese di vini nostrani, lui ti si dedica con tutto il cuore. Generoso e puntuale. Così si fa! E le bollicine? Esuberanti come lui! 
Qualche padiglione più in là, trascinato dalla tua personale Beatrice nel paradiso dei vini, eccoti spostato tutto a Nord Est dello Stivale. Di fronte a te la pacatezza di un uomo garbato, dai toni misurati. Non una sola azienda, in questo caso, ma una costellazione di cantine che rispecchiano la voglia di “fare sistema”, abbattere i costi, dare un’identità definita a territori diversi ma vicini. Ti mette a tuo agio, seduto e concentrato. Ti senti accolto, come se fossi a casa tua. Non è vero che solo al Sud trovi accoglienza e disponibilità. 
Capita poi che, nel giorno conclusivo della fiera, quando la folla sembra aver mollato la presa, sei a far visita ad un’azienda della tua regione. Vuoi capire e trovare conferma alle tue ipotesi. Ci riesci perché stavolta hai di fronte l’enologo (donna, sorridente, very professional) che ti fa capire davvero: non uno, ma ben sette vini. Cosa c’è dietro e cosa c’è dentro ogni bottiglia. Il territorio (pur non il massimo possibile)  trova piena espressione in quello che bevi nel calice. Improvvisamente ti accorgi che lei diventa sbrigativa, ma non c’è nessun altro, dopo di te, che aspetta di valutare i vini. Tagli corto, capisci e te ne vai. Sono tante le tipologie. 
Fai le tue considerazioni e ti accorgi che oggi, nel mondo del vino, sono sempre più donne a presentare i vini. 
Alla fine, fra le tante, ecco altri tre esempi. 
Si va dalla “quasi ministeriale”, affezionata ai temi ambientali, che come un fiume in piena ti travolge e ti convince affettuosamente della bontà di un progetto che le sta molto a cuore.
C’è poi la Miss del Vino, una bellissima e solare abruzzese che – con il fratello – ha preso in mano le redini dell’azienda di famiglia. Ti racconta di come tocchi a lei occuparsi della promozione dei vini, viaggiando per le principali città del mondo. Della serie: brava e iperattiva. 
E c’è la sua coetanea, una piccola donna romagnola, allo stand insieme alla madre: gentile, come poche. Un sorriso circoscritto dietro gli occhialini da ragioniera. Ama i suoi vini e ci ragiona tanto. “Poche bottiglie prodotte per ora  bastano”. E se i vini non ti sembrano pronti anche lei è d’accordo. No problem! 
Per parafrasare una famosa scrittrice:  il vino va dove ti porta il cuore. Ma, a volte il cuore fa a pugni con la ragione. Anche questo è Vinitaly! 

(per leggere l’articolo sul tasting al Vinitaly 2013 clicca qui)

Link: www.vinitaly.com       

   

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A proposito dell'autore

Umberto Gambino

Lo scrivo subito, tanto per non generare equivoci: non mi piace improvvisare. Sono sempre uno che dà il massimo in tutti i campi. Prima di tutto adoro il mio lavoro di giornalista: si può dire che sia nato con questa idea fissa. Non ho mai voluto fare altro nella vita. Però di cose ne seguo parecchie contemporaneamente: potrei definirmi un esempio anomalo di uomo "multitasking". Dopo una trentina d'anni da cronista sul campo, sono attualmente caposervizio del Tg2 Rai. Sul versante enologico, sono sommelier Master Class dell'Ais e coordinatore della guida Vinibuoni d'Italia Touring. Si può ben dire che il mondo del vino è il mio ambiente naturale, e non poteva essere altrimenti, in quanto figlio e nipote di viticoltori siciliani. E' anche in loro onore, per ricordare sempre le mie radici, la mia terra natìa, gli odori e i sapori di quando ero bambino, che mi sono inventato - con l'amico webmaster, Maurizio Gabriele - il massimo della "digital creativity": una formula inedita per un web magazine di reportage in stile blog sull'enogastronomia: www.wining.it che state leggendo. In più sono anche un ottimo fotografo. Può bastare?

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