di Federica Romitelli
santerasmo-01 E’ domenica, la sveglia suona. Ieri sera sono rientrata a casa dal lavoro a mezzanotte quindi sono parecchio KO. Sono le 5.30.  Mi alzo e con lenti e meccanici movimenti mi preparo ad affrontare la giornata. Oggi ho il turno serale quindi stamattina ne approfitterò per una passeggiata all’isola di Sant’Erasmo, detta l’orto di Venezia.
A Mestre l’aria è fredda ma non sembra debba piovere come nei giorni scorsi. Col bus arrivo in Piazzale Roma. Sono quasi le 7 e stranamente all’imbarcadero della Ferrovia non c’è nessuno. Prendo il vaporetto fino a Ca D’Oro, scendo e mi godo l’insolito silenzio della Strada Nova, in altri orari affollata e animata dai “buttadentro” dei ristoranti dedicati ai turisti e dagli ambulanti che espongono mercanzia Made in China. 
Non è ancora sorto il sole, arrivo in Campo S.S. Apostoli e mi addentro nelle strette calli di Cannaregio fino alle Fondamenta Nove. Le prime luci dell’alba illuminano la laguna e l’isola di San Michele, il poetico cimitero sull’acqua. Il panorama è meraviglioso ed io sono in anticipo per l’appuntamento alle 8. Mi siedo emozionata e contemplo le montagne che in un gioco di prospettive sembrano vicinissime, a ridosso della laguna.

Ma ecco che arriva il professor Flavio Franceschet e tutte le persone che avevo visto all’imbarcadero gli si radunano intorno, come i pulcini con la chioccia. Sono i soci di Laguna nel Bicchiere – le vigne ritrovate. Il vaporetto numero 13 è arrivato e saliamo tutti alla volta di S. Erasmo. Arrivati sull’isola, Franceschet ci fa mettere tutti in cerchio e inizia a lanciarci il suo mazzo di chiavi. Chi le riceve dice il suo nome e si presenta alla compagnia. Veneziani, mestrini, lidensi, giudecchini, ma anche due tedesche e un’australiana. Tutti innamorati della laguna di Venezia, appassionati di buon vino e dello star allegri in compagnia. 

Iniziamo la passeggiata ciacolando (chiacchierando, in veneziano) ma dopo un centinaio di metri Franceschet ci ammonisce: “Mettetevi in fila indiana e avanzate senza parlare. Godetevi il silenzio della natura che vi circonda e recepite tutti i profumi e le emozioni che essa vi suscita”. Il prof. ha ragione. La compagnia ubbidisce e sembra di essere noi, uomini e donne che fino a pochi minuti fa non si conoscevano, un unico bisato, un serpente che scivola lento e attento sul sentiero a carpire tutte le sensazioni che l’isola ci può offrire.
In questa quiete giungiamo all’azienda agricola I Sapori di Sant’Erasmo della famiglia Finotello. A riceverci Carlo Finotello che ci mostra le ultime produzioni di verdura prima dell’inverno. Alcuni prodotti, come i fagioli, sono coltivati in serra col sistema idroponico, senza terra su piani inclinati per il recupero costante dell’acqua utilizzata per l’irrigazione. Cogliamo l’occasione per acquistare qualche verdura fresca. Io in particolare ho puntato una bella zucca del tipo Marina di Chioggia e me ne impossesso velocemente, prima che qualcuno possa avere la stessa idea! Al termine del giro brindiamo con un bicchiere di Raboso casalingo mentre Flavio ci richiama all’ordine: “Riprendiamo il cammino…mi raccomando in silenzio!”

In fila indiana procediamo fino alla dimora senza tempo dove Gastone e Dariella Vio ci accolgono calorosi e sorridenti. Dariella rimprovera subito Flavio: “Ti avevo detto di avvisarmi prima di arrivare, per metter su la frittura!”. L’azienda produce frutta e verdura biologica e l’immagine è quella di una casetta familiare di campagna dove i nonni si preoccupano che tutti mangino a sazietà e stiano bene. In cucina ognuno vuol aiutare, ci si sente a casa. Chi affetta il salame, chi porta i piatti, chi serve la frittata con le erbe spontanee, mentre Gastone riempie i bicchieri di Dorona e Raboso. Nota simpatica: i bicchieri in cui stiamo bevendo sono “scarabocchiati” ognuno con una diversa parola graffiata sul vetro: uova, gallina, ciliegia ecc., perché così quando si è in tanti è più facile distinguere il proprio. La frittura di pesciolini e i cardi pastellati deliziano gli ospiti e Dariella esce trafelata dalla cucina chiedendo se ne vogliamo ancora…come si fa a dirle di no! Una delle amiche tedesche chiede come si puliscono i cardi e Dariella corre nell’orto, prende un cardo e ce lo prepara. Pochi semplici gesti e lo mangiamo crudo, chi l’avrebbe mai detto! Appaiono anche dei biscottini salati alla salvia e in molti hanno avuto lo stesso pensiero: sono ottimi per l’aperitivo! La voce tonante di Franceschet attira la nostra attenzione. Nei pochi minuti in cui era sparito alla nostra vista ha velocemente fatto due ritratti a Gastone e Dariella e il poeta Giampaolo Simonetti ha scritto estemporaneamente una poesia loro dedicata che ci legge emozionato. Flavio legge poi un racconto tratto dalle Metamorfosi di Ovidio indicando che i protagonisti somigliano molto a Gastone e Dariella. Bauci e Filemone, una vita insieme a lavorare ed amarsi teneramente, custodi del tempio di Giove e Mercurio che non hanno voluto avere il dispiacere di sopravviversi l’un l’altra e sono stati per questo tramutati dagli dei in Tiglio e Quercia, suggellando l’ultimo istante della loro vita umana ed entrando in una naturale immortalità. 
Non vorresti mai andartene da un posto così e da questa accoglienza ma il tempo stringe e tutti salutiamo Gastone e Dariella ringraziandoli per l’ospitalità con la speranza di rivederli presto.

Ci avviamo verso l’ultima tappa di questa mattinata, la cantina dove l’imprenditore francese Michel Thoulouze produce il suo vino Orto di Venezia; un mix di Malvasia Istriana, Vermentino e Fiano per un vino molto apprezzato anche dai ristoratori stellati (ne avevo già parlato su Wining, in questo servizio, insieme a Laguna nel bicchiere, in occasione della Biennale del Gusto). E mentre con Michel si chiacchiera fra i vigneti e in cantina un gruppetto di quattro persone in costume d’epoca, fra cui spiccano il Doge e la Dogaressa, posano per un servizio fotografico allegri e infreddoliti mangiando chissà quali leccornie. Ma il mio sguardo si perde nel panorama mozzafiato della laguna, il motivo principale, dice Thoulouze, per cui ha scelto di trasferirsi qui e produrre il vino. 
Il tempo purtroppo è tiranno e dobbiamo correre a prendere il vaporetto n.13 che passa ogni ora. 
Molti dei miei compagni di viaggio proseguiranno verso l’isola del Lazzaretto Novo per il pranzo, io  rientro a Venezia perché il turno sta per iniziare. Ma tornerò presto in questi luoghi ricchi di storia e fascino. Questa è la Venezia che mi piace, fuori dai giri turistici, dove si respira ancora quell’aria di vita vera, di aiuto reciproco e di sogni realizzati.
(Wining ringrazia Sergio Torcinovich e Fulvio Rossi per le splendide foto)Società Agricola I Sapori di Sant’Erasmo di Claudio e Carlo Finotello – Via Boaria Vecia, 6 – 30141 S. Erasmo (Venezia) VE
Tel./ Fax: 0415282997; Cell. Carlo: 3470594687; Cell. Claudio: 3480418032
https://isaporidisanterasmo.com 
E-mail: carlo76@teletu.it

Gastone e Dariella Vio – Sant’ Erasmo – 
Frutta e verdura biologica

 

Orto di Venezia di Michel Thoulouze – Via delle Motte, 1 – Sant’ Erasmo, 30141 Venezia
Telefono:041 244 4021
www.ortodivenezia.com