di Giorgia Costa
casale Sono al gate H08 dell’aeroporto di Monaco in attesa del mio volo per Charlotte in NC. Ripenso all’alba di questa mattina, al silenzio che mi ha accompagnata nella notte preparando la valigia, l’avvolgente tepore della mia casetta mosso solo dalla fresca brezza del mattino. Di tanto in tanto un faro, un’auto, il cane del vicino …  poi però tutto tace, dorme.
 
Tre ore dopo mi ritrovo a guardare il passare continuo delle persone, così diverse le une dalle altre. E’ un mescolarsi di odori, colori, movimenti, atteggiamenti. Ognuno diversamente dall’altro vive la sua attesa. Ed io con loro.

Guardo fuori dal vetro, il mio sguardo lo sento divenire assente ripensando alla magia vissuta una settimana prima. La calma, la pace, il silenzio mi vogliono rapire oggi, mi fanno voler estraniare da questo incessante movimento che solitamente mi affascina, ma oggi mi allontana.
 
Oggi mi sento un po’ anch’io come Fasolato chef e titolare del Ristorante Spinechile a Schio (VI) che, con la moglie e la famiglia, dallo scorso novembre ha realizzato il suo sogno, dando forma al suo desiderio. Dall’Alto Adige all’originale e a suo modo frenetica  Venezia: al MET. Due Stelle Michelin e la voglia di ritornare alle origini, fra la tranquillità di quel posto visto, perseguito e voluto. “Segreti, Misteri e Piaceri presentati da Corrado Fasolato ed il suo staff” questo è il pensiero di apertura che appare sul menù.
 
“Le mani toccano e riconoscono le forme, la materia. Tutto intorno solo Natura. Là dove gli odori e i profumi del bosco inebriano e avvolgono la mente. Udire la vibrazione, quasi impercettibile di un corpo sottile e melodie, nella pace assoluta. Spaziare fra colori e ombre, fin dove la vista arriva. Il palato gode e tutto ora ha un senso”.
 
Trascorrono altre due settimane, l’America è già un ricordo e mi ritrovo nelle calde Marche. Risento quella sensazione, quella voglia di evasione, dal caldo e dal vocìo, al fresco e al silenzio. Non il mare, ma la collina tra verdi vigneti ormai pronti alla vendemmia e dorati campi di fieno già raccolto. Non la mole delle persone, ma il canto delle cicale, i volpini che l’altra sera mi hanno improvvisamente attraversato la strada rimanendo a guardarmi dallo stesso bordo. Questo avvolgente buio, le strade su e giù per le colline, il paesaggio così delineato di giorno, così selvaggio la notte, mi riportano ancora là, all’emozione provata percorrendo la strada per la Contrà Pacche, sopra la cittadina di Schio, a quando, quasi credendomi persa, improvvisamente un cancello mi stava lì a guardare, ad aspettare.Si apre ed un sentiero di strada bianca mi conduce nella discesa fino alla casa nel bosco. Una favola prende forma. Mi guardo attorno ed il paesaggio è quasi surreale. Una sedia a dondolo ed una copertina in lana cotta all’ingresso. La parete in sasso alla mia desta, il legno … Salgo le scale del vecchio fenile, entrando in quella che è ora la sala del ristorante. Venti coperti, cinque tavoli, tre dei quali, affacciati ad un’immensa vetrata, sembrano essere posizionati per assistere ad un’opera: l’opera della natura che con la vista sulla valle diviene mozzafiato, l’opera di Corrado che con la sua maestria mi porta e mi accompagna nel suo originalissimo percorso gastronomico, l’opera della moglie Paola che con la sua professionalità mi fornisce qualche dettaglio per la scelta dei vini, in una lista decisamente interessante e assolutamente particolare, l’opera della figlia che col suo sorriso ed il suo muoversi leggiadro delizia le varie portate.

 
Non vi voglio svelare l’incanto dei piatti, delle pietanze, la ricerca creativa degli abbinamenti, del servizio. Già le foto vi lasceranno presagire il risultato. Spero che pure voi vi lascerete affascinare dall’atmosfera di questo posto, dalle sorprese (tante) che questo ristorante vi regalerà. Io potevo solo optare per il menù a sorpresa, sapete ormai quanto le adoro, ma vi garantisco che qualsiasi piatto vi inviterà … all’ascolto.