di Michela Pieralllini
metodoclassico-04Sono andata in letargo. E’ arrivato il primo freddo ed io, fra una padella di caldarroste e una bottiglia di novello, ho smesso di scrivere. Un vero peccato perché dopo la degustazione dei metodo classico, perfettamente organizzata dall’amica Annie Martin Stefanatto (sommelier professionista, collaboratrice della guida Vinibuoni d’Italia Touring editore e membro della prestigiosa associazione nazionale Donne del Vino), di emozioni da raccontare ce n’erano eccome. Una serata sorprendente nel vero senso della parola. Ed ora che sono qui, avvolta nel mio scialle, a guardare il cielo così pieno di stelle, torno con il pensiero a quella degustazione speciale e molto interessante.
Come al solito ho sbagliato strada! Chissà se sono l’unica che riesce a contraddire anche il navigatore. Sono distratta, non ho voglia di ascoltare nessuno, neanche la mia guida in scatoletta. Riesco comunque ad arrivare. Che meraviglia! Sapevo che avrei conosciuto, finalmente di persona, due ragazze stupende, di quelle che quando le guardi negli occhi vedi brillare la luce del cosmo, Donatella Briosi, sommelier professionista AIS e Patrizia Pittia, sommelier e reporter di Wining.
Mi sono venute incontro con un regalo di benvenuto: ci siamo guardate, annusate, da buone degustatrici, e poi abbracciate. Lo chiamerei un incontro di anime che mi ha reso felice per tutta la serata. Come due scolarette indisciplinate, Patrizia ed io sediamo accanto e bisbigliamo e commentiamo al punto che Donatella ci chiede se abbiamo mangiato una radio. Che risate!
Annie introduce la degustazione suscitando subito curiosità: “Stasera avrete la possibilità di degustare vini metodo classico provenienti dall’Europa ma non dall’Italia, non dalla Francia o dall’Inghilterra o dalla Spagna”. 

“E da dove arrivano questi vini?”. Mi chiedo sorridendo. Sono contenta di essere qui, Annie è veramente una garanzia. Le sue serate sono sempre particolari, se dico uniche non sbaglio, ben organizzate e ricche di contenuti e vini a volte introvabili. E’ la stessa Annie che si muove in giro per l’Europa per cercare produttori locali e acquistare i loro vini direttamente in cantina. Ci sono case vitivinicole che vendono ai privati in poche occasioni durante l’anno e Annie riesce a beccare quella giusta e portare a casa questi gioielli tutti da bere. Non vedo l’ora di vederli brillare nel mio bicchiere.
Antonio Geretto, enotecnico e sommelier, ci guida attraverso la storia del metodo classico, che è nato in Inghilterra tra il 1500 e il 1600 dal mercante Merret. Il personaggio più famoso che tutti conosciamo, Dom Pérignon, è invece l’inventore della cuvée e della prima rudimentale gabbietta fatta con un reticolo di filo di ferro e canapa. La cuvée nasce con l’idea di bloccare la rifermentazione e ottenere vini secchi da imbottigliare. Instancabile nella sua meticolosa presentazione, Antonio ci consiglia di servire il Metodo Classico a 8-9 gradi centigradi e i grandi champagne a 11 gradi.

Ed ecco il tasting che si è rivelato davvero sorprendente.

Domaine viticole Cep d’Or, Stadtbredimus au lieu-dit Hettermillen Crémant Riesling 2008 – 12,5° – Cremant de Luxembourg – Moselle luxembourgeoise – appellation controlée.
Arriva dal Lussemburgo, dalle pendici delle colline lungo il fiume Mosella,100% Riesling. E si sente! Il colore è giallo verdognolo, al naso mi sembra molto minerale e sento odore di grafite. In bocca arriva una spiccata acidità amplificata dalle bollicine che incrementano le sensazioni spigolose. Sembra un vino scostante, sfuggente, sono sicura che non vuole essere bevuto da solo e che darà il meglio di sé abbinato al piatto giusto. Annie ci ricorda che siamo al nord e in cucina si usa molto la panna. Il pesce di fiume, ad esempio il salmone, ci sta bene. Mi piace la facilità con cui questo vino si lascia bere.

Domaine viticole Mathes, Wormeldange – Crémant Prestige brut – 12° – “Marque Nationale” – Cremant de Luxembourg Moselle luxembourgeoise – appellation controlée.
Anche questo arriva dal Lussemburgo ed è completamente diverso. I vitigni sono Riesling, Pinot e Chardonnay. Mi sembra ruffiano e morbidoso, mi ricorda le gentil donne dei film in bianco e nero che svenivano fra le braccia dell’uomo che volevano conquistare. Non si esprime del tutto e i profumi che escono dal calice sono di frutta matura, frutta secca e nocciole. Niente da dire sul vino ma non è sulle mie corde: sono pur sempre una toscanaccia!

Mauler Motiers (dal territorio di Neuchatel in Svizzera, al confine con la Francia) – Tradition brut – 12°.
Che carattere questo metodo classico! Prodotto in Svizzera da uve Pinot Nero, Chardonnay, Chenin blanc e Colombard si manifesta con personalità, profumi decisi e delineati di albicocca, mela e pera. Nella sua poliedricità è complesso. In bocca lascia un’idea di mandorle amare, molto piacevole. Il perlage è fine, l’acidità è presente ma poco pungente. “La sapidità è data dalla natura degli ultimi due vitigni, lo Chenin blanc che ha origine nella Valle della Loira e il Colombard, a sud-ovest della Francia” precisa Antonio Geretto.

Domaine Alice Hartmann, Wormeldange – Crémant Cuvée “Alice Hartmann Brut” – 12,5° – Marque Nationale – Crémant de Luxembourg Moselle luxembourgeoise – appellation contrôlée.
Torniamo nel Lussemburgo dove lo Chardonnay matura in barrique. Poi, insieme al Pinot Nero vinificato in bianco e al Riesling, diventano il metodo classico che in questo momento mi ha rapita. Colore giallo intenso che va verso il dorato, al naso si riconoscono profumi di crosta di formaggio, vaniglia, erbe balsamiche, frutta candita, arancio candito, un ricordo di biancospino in fiore. Molto ampio nei suoi profumi, entra in bocca in modo meraviglioso e alla fine stupisce perché lascia una nota amarognola. C’è gente e non si può, ma ho una gran voglia di riempire un calice a misura d’uomo e farci il bagno completamente nuda.

Mauler, Motiers (Prov. Neuchatel in Svizzera al confine dellaCuvée Louis Edouard Mauler 2007  AOC brut  – 12°.
Ci spostiamo in Svizzera per il Blanc di Pinot nero. Tutte le uve provengono dai vigneti orientati a est, lungo il Lago di Neuchâtel, nel cuore dell’omonima DOC. Colore giallo paglierino carico, molto più elegante del precedente, è un prodotto che si distingue. Note di vegetale secco e tabacco sono le prime ad uscire. In bocca è presente una sostenuta acidità e nonostante abbia trascorso tre anni sui lieviti, chiude al gusto con discreta pulizia. E’ un vino di spessore, importante nella sua struttura senza perdere eleganza. Il liqueur d’expédition fa la sua parte.

Le Vignoble des Agaises, Haulchin (Belgio) Cuvée Seigneur Ruffus – 12,5°.
Chiudiamo la degustazione con un metodo classico che arriva dal Belgio, un blanc de blancs in purezza da uve chardonnay. Appena avvicino il naso al calice sento la mela verde, i fiori bianchi, il biancospino, i fiori del pero appena aperti. Emergono profumi di frutta acerba, fresca, a polpa bianca. E’ croccante, brioso, vivace, è un ragazzo che inizia il college con la divisa seria e le caramelle in tasca, con il ciuffetto ribelle che scende sulla fronte, i capelli biondi, lo sguardo ammiccante verso la compagna di banco che, invece, sta guardando fuori dalla finestra.

Che soddisfazione. Sei grandi vini, di aziende anche molto piccole, tutti diversi uno dall’altro e ognuno con le sue peculiarità e segni distintivi. Penso che la serata sia finita quando Annie presenta un piatto che è tutta una sorpresa: pappardelle di Gragnano al “confit et foie gras de canard”.
Tutte le serate organizzate da questa strepitosa donna sommelier funzionano proprio così: dopo la presentazione e una degustazione che non ha eguali, Annie presenta un piatto della tradizione che ha imparato a cucinare direttamente da uno chef “autoctono”, preparato con gli ingredienti comperati nel luogo d’origine. Ci indica quale vino viene abbinato localmente, poi, ognuno di noi elegge comunque il suo preferito. Grata ad Annie per questa parentesi di metodo classico, consiglio a tutti gli amanti delle bollicine di amplificare la curiosità e di guardare anche oltre i “soliti” vini.


Links:

www.cepdor.lu/
www.mauler.ch/
www.alice-hartmann.lu/
www.ruffus.be/

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A proposito dell'autore

Sono Michela, cos'altro posso dire? Se volete conoscere qualcosa di me, leggete i miei articoli, tra una riga e l'altra si capiscono molte cose. Scrivo perché ho bisogno di esternare le mie emozioni, di condividere le mie esperienze e di far conoscere le prelibatezze che mi entusiasmano. Sono una consulente di immagine e comunicazione per le aziende del settore enogastronomico. Mi prendo cura di tutto ciò che riguarda il web. In realtà sul web io mi diverto e faccio incontri strepitosi, come quello con Umberto Gambino che mi ospita su wining.it.Studi di agraria ed enologia alle spalle mi aiutano a comprendere la materia, il master in Reiki Usui mi permette di entrare in empatia con l'Anima del mondo. E' così che me la godo. Del vino apprezzo le vibrazioni positive e la storia che racconta, del cibo mi entusiasma il suo percorso, e l'armonia del gusto. Mi piace ridere e dire quello che penso. Ho finito. P.S. L'ho scritto che sono una toscanaccia? Ecco, ora l'ho scritto

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