di Michela Pierallini

“Sei libera mercoledì?” .“Si”.
“Ti fidi di me?”. “Si”.
“Allora mettiti jeans, maglietta e scarpe da ginnastica, vengo a prenderti la mattina alle otto e saremo di ritorno nella serata”. “Devo portare pranzo al sacco?”.

casoni diversi

“Non devi fare niente, soltanto fidarti”. Uno scambio di messaggi su facebook e nient’altro, esattamente così come l’ho riportato. 

Nel 2007 lavoravo a Valdobbiadene, nell’azienda Col Vetoraz. Mi occupavo della cantina e Karin dell’ufficio. Ci siamo viste poco e frequentate ancora meno ma ci siamo piaciute al volo e comprese fin dall’inizio. Parlare non è così essenziale per conoscersi, se ascoltiamo i messaggi “sotto cutanei”, siamo in grado di percepire l’affinità con chi abbiamo davanti. Guardiamoci negli occhi, in fondo sono lo specchio dell’Anima, si dice. Quando ho cambiato lavoro non ci siamo più incontrate, io e Karin Brandstatter. Facebook è stato il nostro punto d’incontro per scambiarci auguri, messaggi e apprezzamenti sui vari post. Una conversazione di questo tipo, perciò, può sembrare assurda agli occhi di molti, ma non ai miei. Ho apprezzato moltissimo l’arrivo di questa sorpresa e non ha fatto che accrescere la mia curiosità ed eccitazione.

Pronta con lo zainetto in spalla, in giardino, vedo arrivare Karin con due persone che non conosco, Fabio Vettoretti, il suo compagno e Andrea, il fratello di Fabio. Sono simpatici, meno male! Andrea ha lasciato il suo lavoro “sicuro” e ben retribuito per coltivare i vigneti di famiglia nella zona del Cartizze e produrre l’ottimo vino che ha accompagnato la nostra giornata. Abbiamo tutti apprezzato l’idea. 

A Padova, Martina, la cugina di Karin, è si è unita a noi ed è iniziata l’avventura! Sembrava la mia festa di compleanno. Non so se mi sono meritata questa sorpresa, ma è stato un regalo grandioso. Ci siamo fermati a Caorle e abbiamo incontrato un bel po’ di gente. Qualcuno ha scaricato dall’auto vassoi di brioches e abbiamo fatto la seconda colazione. Presentazioni, saluti, baci e abbracci e ci siamo diretti al porticciolo, dove Dalmazio è venuto a prenderci con una barca meravigliosamente spartana. Sorrisi e buon umore, insieme al sole e al profumo di mare sono la cornice ideale per una giornata perfetta.

Ecco, siamo tutti sulla barca, osservo i volti sereni e contenti e sono felice anch’io. Insieme agli zaini, vedo casse di vino e la cosa mi piace… Mi guardo intorno, vedo gabbiani e cigni, cerco di immortalare il riflesso del sole sull’acqua ma con scarsi risultati. Ci infiliamo in mezzo ad un canneto (non so se si possa chiamare stradina quella che la barca percorre sull’acqua), ad ogni modo imboccando questa strettoia arriviamo davanti ad un’isoletta che mostra in tutta la sua bellezza, i Casoni di Caorle.
Costruiti con pali di legno, canne e ramaglie varie, i Casoni sono grandi capanne coniche dove i pescatori vivevano. Oggi Bruno, il padrone di casa, ci accoglie nel suo casone, mantenuto nell’originale semplicità, ma migliorato sul lato pratico. Mi sento frastornata, emozionata, non so da che parte iniziare per salutare tutti e presentarmi.  Seguo Karin fin dentro il Casone e mi trovo di fronte ad una tavolata di piatti colorati e prelibati. Ovviamente li ho fotografati, e dopo, mangiati! Pentoloni da tutte le parti appoggiati su fornelli da campeggio e profumo di pesce e vino. Ancora devo bere e sono già ubriaca! Cozze al sugo di pomodoro, vongole alla marinara, schie e pesciolini con polenta. Per fortuna c’è Luciano che si prende cura di noi donne e ci porta i piatti e i bicchieri già pieni. Mangiamo l’antipasto in piedi, appoggiando il piatto sopra una barrique sotto la palma. Poi ci sediamo a tavola. Siamo in ventiquattro. Arriva l’antipasto di gamberi e fragole con aceto balsamico, seppie, melone e pomodorini. Ci sono anche le sarde in saor. Tutto questo fa veramente uno strano effetto, mangiato in mezzo al mare in un posto così spoglio. Ci sono ristoranti che non sarebbero capaci di fare la metà con cucine ben attrezzate. Mangiamo e chiacchieriamo allegramente, mentre il vino scivola giù che è un piacere e cominciano a farsi notare i “morti” (morti = bottiglie vuote perché bevute). Mi ripeto: bravo Andrea!
A tavola siamo tutti amici e non ci sono differenze né di sesso né di età. Tutti parlano con tutti e ognuno ha la propria storia da raccontare. Affascinante! Ho voglia di cantare e canto. C’è una musica anni
60 in sottofondo, che proviene dallo stereo di una macchina collegato a una batteria. Adoro l’ingegno e l’inventiva. Ci prepariamo a cucinare il riso con le capesante e il branzino. Voglio collaborare perciò vado a tenere fermo il manico dell’enorme padella dove potrei scomparire, tanto è grande. Dalmazio ci raggiunge con in mano la pagina di un canto dei pescatori ed io intono con gli altri come se l’avessi sempre cantato. Ormai sono partita e chi mi ferma più? Intanto Bruno mette sulla brace un dentice di circa 6 kg che riusciamo a “spolverare” in un batter d’occhio, tanto è buono. Continua a deliziarci con seppioline e mazzancolle cotte sempre sulla brace. Il profumo della legna che brucia, gira sull’isola insieme alla nostra gioia. “E’ tanto complessa la mente umana, che rende difficile anche ciò che è così semplice” penso mentre guardo tutti, uno per uno “stare insieme, dividersi i compiti, esprimerci, sorriderci, ma cosa potremmo chiedere più di quello che abbiamo in questo momento? Niente. Per me è fin troppo” .
Si mangia, si beve e si parla di vita vissuta, di belle e brutte esperienze, di gioia e dolore, di vino, birra e cantine. Siamo pronti per il dolce e per il caffè. Ognuno ha portato qualcosa, eccetto me. Karin apre una bottiglia di Traminer passito della cantina Rottensteiner di Bolzano. E’ sublime, a occhi chiusi sembra un concentrato di albicocche tanto è profumato e suadente. Si avvicinano le 17, l’ora amata dalle zanzare perciò iniziamo a sfaccendare per non farci trovare impreparati dalle belve tigre. Lo so, il loro nome è zanzare ma io mi rifiuto di chiamarle così, vent’anni fa lo erano, ora sono bestie feroci. Lavare i piatti è rilassante, Natalino pulisce tutte le stoviglie in un enorme pentolone che contiene acqua calda e un po’ di sapone ed io li sciacquo sotto l’acqua che scende a filo piano piano, ancora più piano! Per avere l’acqua sull’isola, Bruno deve portare le taniche con la barca, salire la scaletta sul container e riempirlo. Meglio usarla con parsimonia.
L’unione fa la forza: chi ha inventato i proverbi la sapeva lunga. Tutti insieme riusciamo a mettere ordine all’isola come se nessuno fosse mai stato lì. Potere del gioco di squadra, un battito d’ali e il bruco è diventato farfalla. Aiuto, fermatemi, sto dando i numeri! Saliamo di nuovo tutti sulla barca, anzi, metà al primo giro e gli altri al secondo, e prendiamo la via di casa. Non smetto di scattare fotografie e penso che se dovessi sintetizzare questa giornata in poche parole, nude e crude, userei queste: amicizia profonda, generosità, cooperazione, collaborazione, gioia del cuore e, dulcis in fundo, enogastronomia! E così sia!

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A proposito dell'autore

Sono Michela, cos'altro posso dire? Se volete conoscere qualcosa di me, leggete i miei articoli, tra una riga e l'altra si capiscono molte cose. Scrivo perché ho bisogno di esternare le mie emozioni, di condividere le mie esperienze e di far conoscere le prelibatezze che mi entusiasmano. Sono una consulente di immagine e comunicazione per le aziende del settore enogastronomico. Mi prendo cura di tutto ciò che riguarda il web. In realtà sul web io mi diverto e faccio incontri strepitosi, come quello con Umberto Gambino che mi ospita su wining.it.Studi di agraria ed enologia alle spalle mi aiutano a comprendere la materia, il master in Reiki Usui mi permette di entrare in empatia con l'Anima del mondo. E' così che me la godo. Del vino apprezzo le vibrazioni positive e la storia che racconta, del cibo mi entusiasma il suo percorso, e l'armonia del gusto. Mi piace ridere e dire quello che penso. Ho finito. P.S. L'ho scritto che sono una toscanaccia? Ecco, ora l'ho scritto

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