di Germana Grasso

La curata campagna sannita ha il buon profumo della primavera appena iniziata, soprattutto per chi proviene da una città caotica e pesante di smog. I primi tepori primaverili vestono di gemme e fiori delicati gli alberi da frutta, spennellate di colore in mezzo al verde. La genuinità della vita all’aria aperta si annusa a Faicchio, un tranquillo borgo medioevale in provincia di Benevento. La mia destinazione è il birrificio Saint John’s Bier dei fratelli Gianni e Mario Di Lunardo, situato poco distante dal centro di Faicchio, immerso nel verde. Originari del Sannio, ma britannici di nascita, i fratelli Di Lunardo hanno trasposto nel loro prodotto questa doppia anima. Sono stati i primi, tra il 1998 ed il 1999, a produrre birra artigianale in Campania, quando in Italia i birrifici artigianali erano solo una quindicina. Immagine 023OK
All’ingresso dell’azienda mi accoglie cordialmente Mario Di Lunardo per guidarmi nello stabilimento e per raccontarmi la passione di due giovani che decisero di lanciare la sfida ad un territorio che da secoli produce vino, orgogliosamente.
Inizialmente, infatti, la loro birra era prodotta esclusivamente in fusti per prendere parte a sagre e feste di piazza. Poi, sette anni fa, il passaggio alla bottiglia, con una raccomandazione particolare a San Giovanni, patrono di Faicchio, che da’ il nome all’azienda, prima di mordere il mercato. “Oggi produciamo cinque tipologie di birra – spiega Mario – una gamma completa per andare incontro a tutti i gusti. Non usiamo spezie, solo malto, luppolo e lieviti. Ricerchiamo l’equilibrio tra questi ingredienti semplici e naturali”. La gamma spazia dalla bionda Kölsch, dal colore giallo paglierino ad alta fermentazione (5% vol) alla rossa Marzen, a bassa fermentazione e dal colore ambrato (5,2% vol), dalla Tripel ad alta fermentazione e dal colore bronzo-oro (7,5% vol), fino alla Dark Ale, la scura ad alta fermentazione (7,5% vol). C’è infine la Helles, birra chiara di piccolo formato ad alta fermentazione (5,2% vol).

Mario Di Lunardo mi illustra il processo dal malto e dal luppolo fino al bicchiere. “Si parte dai tini di filtrazione-miscelazione in cui si mola il malto, solo malto d’orzo, proveniente dal Belgio, dall’Inghilterra o dalla Germania – precisa – separiamo il malto dalla trebbia e dal prodotto liquido. Poi viene trasferito in un tank di cottura dove vengono aggiunti i luppoli, che danno l’aroma alla birra”. Con soddisfazione Mario mi mostra la particolarità dello stabilimento Saint John’s Bier: lo scambiatore, cento metri di tubi di acciaio che sinuosamente si avvolgono. “Di solito si usa uno scambiatore a piastra – continua Mario – ma ci siamo resi conto che aveva problemi di pulizia. La birra è un prodotto molto delicato e ne poteva risentire. Allora ci siamo fatti costruire da un artigiano questo scambiatore “manuale” tubo in tubo. Nel passaggio il prodotto viene raffreddato lentamente, quindi dai cento gradi la birra raggiunge i venticinque gradi senza subire choc termici”. Si passa, poi, alla fermentazione in tini dove si trovano i lieviti, provenienti dall’America. «La fase di fermentazione può variare dai sette ai dieci giorni in base alla tipologia della birra che intendiamo produrre. Si abbatte la temperatura, si espellono i lieviti e avviene la maturazione nello stesso tank per altri venti/venticinque giorni. Ed infine il passaggio nell’ultimo tank, dove sono aggiunti lieviti freschi e glucosio. A questo punto la birra è mischiata ed imbottigliata e staziona in una camera per altri venti giorni a temperatura controllata intorno ai 20-25. È la terza fermentazione che serve a “rigasare” il tutto”.
Mario mi spilla la bionda Kölsch. Il colore è un giallino opalescente ed il sapore fresco e leggermente fruttato. È molto beverina e mi sembra ideale per brindare alla primavera. Ma la sorpresa per me è la bruna Dark Ale. Personalmente non amo la birra scura, a causa del persistente retrogusto amaro, ma questa birra ha un sapore che avvolge il palato. Il colore è bronzo con lampi ambrati e si lascia facilmente penetrare dalla luce. Affondo le labbra nella schiuma poco compatta e mi lascio conquistare dalla sua personalità. Le note dolciastre di caramello e liquirizia smorzano l’amaro tipico delle scure. In questo bicchiere ci sono sette tipi di luppolo differenti, mi confida Mario, porgendomi un cestino di taralli al malto. Il segreto è tutto lì: nel dosare quantità e tipologie di malto e luppolo. È lì che si sbizzarrisce la creatività di chi produce in maniera artigianale, o meglio, “LA” Birra Artigianale.

www.saintjohnsbier.com

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A proposito dell'autore

Germana Grasso

Giornalista professionista, sono convinta che la migliore qualità di questo mestiere sia la curiosità, un modo di essere che impregna i pensieri e scaccia la noia. Per curiosità mi sono accostata al mondo del vino e mi sono lasciata affascinare dalla scoperta delle nostre radici. Immagino ogni bottiglia di vino come un'opera, che il produttore lascia andare per il mondo a raccontare di sé. Ho voluto documentarmi per sentire cosa intende comunicare un vino, chi lo produce e la sua/nostra terra. Discendente da tre generazioni di pizzaioli napoletani, amante della buona cucina, ho eletto la comunicazione a stile di vita, passando dalla carta stampata, alla tv al web. L'incontro con Umberto e con Wining, il suo progetto nel cassetto, è stata l'ennesima occasione per confrontarmi con la curiosità e raccontare un mondo vitale, difficile, ma sempre ricco di umanità.

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