di Umberto Gambino
Eleganza, finezza, vivacità. Sono queste le tre qualità chiave degli spumanti Metodo Classico Trentodoc prodotti dalle 43 aziende che aderiscono al consorzio. Non è per nulla scontato che sia così, ma la gente trentina è precisa, rigorosa, lungimirante e i produttori di vino lo sono ancora di più. Naturale che anche i loro vini abbiano queste caratteristiche, espresse per gli spumanti in modalità davvero eccelse. Basta provarli almeno una volta nella vita. personalmente, io mi ritengo un fan sfegatato delle bollicine Trentodoc: ne berrei in continuazione e in ogni contesto, non solo (toppando clamorosamente) per festeggiare.

L’occasione per apprezzare “nove bontà” assolute del Trentodoc (non scrivo l’abusato termine “eccellenze”) è stata offerta da uno dei tanti eventi collaterali dell’ultimo Merano Wine Festival. Location lussuosa e di prestigio, l’Hotel Terme. E se ve ne parlo solo oggi, a distanza di tempo, è semplicemente perché l’emozione di quello “sparkling tasting” è rimasta intatta e viva in chi scrive.

La selezione di quelli che i trentini definiscono “Spumanti di montagna” parte da alcuni numeri che fotografano bene la situazione. Una produzione di 8,5 milioni di bottiglie interamente improntata alla qualità. Il minimo della permanenza sui lieviti di ogni bottiglia – prevista da disciplinare – prima della sboccatura è di 36 mesi, ma spesso (i vignaioli trentini non si accontentano) si va oltre.

Piccola nota di riflessione. Anche se il clima generale è cambiato ovunque (Trentino compreso) e le temperature medie si sono innalzate, con la conseguenza diretta che porta ad ottenere uve con acidità più basse, il Trentino ne risente in misura minore proprio perché gran parte delle vigne si trovano in montagna. L’altitudine media dei vigneti è di 700 metri. Perché tutto ciò? Per farvi capire (nel caso non li conosciate già) che le bollicine trentine sono davvero intense, avvolgenti, prelibate, consistenti e in generale lunghe al palato.39-20151108_120419

Ecco perciò i nove “Trentodoc” scelti appositamente per l’evento dai produttori fra quelli per loro più rappresentativi o comunque espressione di annate storiche.

Austro-Ungarico
Trentodoc Pisoni Riserva 2005 – Fratelli Pisoni
Chardonnay 100% Extra Brut
Si svela al naso con i suoi aromi ancora freschi e vivaci di mela renetta, fiori bianchi, tinte agrumate e poi una profusione di lieviti. Al sorso freschezza e sapidità in bella mostra che facilitano la beva. Lascia un piacevole finale di mandorla tostata. Intenso e avvolgente. La vinificazione prevede un passaggio in legno non nuovo. Sboccatura gennaio 2014. Fa 92 mesi sui lieviti.

Passionale
Trentodoc Letrari 976 Riserva del Fondatore 2005 – Letrari
50% Chardonnay, 50% Pinot Nero
Presentato da Lucia Letrari, come tutti i suoi spumanti, anche questo è pura espressione di chi lo ha fatto e creato (enologo oltre che produttrice). Color oro, brillante nel calice, vanta oltre 90 mesi sui lieviti. Si esprime con un bel bouquet di liquirizia, lievito, crema pasticcera, agrumi canditi. Dal gusto avvolgente, strutturato e cremoso, chiude il suo gusto grintoso su piacevoli note di frutta secca.

Il giardino delle spezie
Trentodoc Altemasi Riserva Graal 2005 – Altemasi
70% Chardonnay, 30% Pinot Nero
La sua veste è giallo dorata, il perlage fine e persistente. Una bella presentazione per questo spumante che è diventato un classico del Trentodoc, chiaro esempio di come anche una cooperativa possa sfornare prodotti eccellenti. Spiccano gli aromi ancora freschi di frutta e fiori bianchi seguiti da spezie come timo, anice stellato e salvia. E’ proprio la componente aromatica il punto forte di questo spumante. Il sorso scorre ampio, dinamico, nervoso, fresco, intenso, godibile, molto lungo.

L’estremo
Trentodoc Maso Martis 2005 – Maso Martis

70% Pinot Nero, 25% Chardonnay, 5% Pinot Meunier
Presentato da Roberta Giuriali Stelzer (che ha festeggiato il 25° anniversario dell’azienda di famiglia: tanti auguri di cuore), vanta nove anni di bottiglie a riposare sui propri lieviti. Svela sensazioni sfumate che si aprono gradualmente rivelando sentori di roccia, pera matura e pinoli tostati. E poi gli immancabili lieviti. Evoluto è evoluto. Nulla da dire. Solo che appare un po’ introverso. Più espansivo al gusto che mostra intatta tutta la sua grande sapidità e freschezza. Sorso intenso e vorticoso, certamente non monotono.

Giovane e fresco
Trentodoc Rotari Flavio 2004 – Rotari
Chardonnay 100%
Un altro classico di un’azienda che fa grandi volumi e altrettanta grande qualità. Prendere nota che vinifica in legni non di primo passaggio. Al naso emergono ricordi di crosta di pane e spezie aromatiche, poi lieviti, menta e liquirizia su matrice balsamica. Al palato è fresco e sapido, con nota di nocciola tostata nel finale.

Gastronomico
Trentodoc Methius Riserva 2004 – Methius
60% Chardonnay, 40% Pinot Nero
Siamo all’evoluzione nuda e pura del Metodo Classico. Vive di una sequenza aromatica intensa e non banale che va dalla frutta matura (mela, pesca, albicocca, ribes rosso) alla vaniglia, dalla nocciola al cioccolato bianco. Al gusto è un vero “vino gastronomico” (come lo definisce Marco Sabellico). Nel senso che sembra fatto apposta per essere bevuto a tutto pasto. E’ molto sapido, fresco, intenso, persistente. Piacevoli note di mela cotogna nel finale. 

Mangia e bevi
Trentodoc Aquila Reale Riserva 2003 – Cesarini Sforza
Chardonnay 100%
Questi spumante proviene da un’azienda che produce solo spumanti e i cui vigneti si trovano in Val di Cembra a 400 metri di altitudine. Esordisce con piacevoli aromi di lieviti, arance, mandarino, mela matura e vaniglia. Quando lo bevi ti sembra quasi di assaggiare il frutto insieme a freschezza e sapidità da vendere. Riposa per 72 mesi sui propri lieviti. La sboccatura di questa bottiglie è del 2010.

Evoluto
Trentodoc Abate Nero 2003 Riserva Cuvée dell’Abate 2003 – Abate Nero
Chardonnay 100%
Si offre con un naso molto tipico e molto trentino: intriso di lieviti, farinoso, agrumato, con punte di luppolo, orzo, liquirizia e uva spina. Al sorso è nervoso, sapido, autorevole, con finale coerente, meno morbido di quanto ci si aspetti, con qualche spigolo e anche un po’ di tannino. 

Trentodoc Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2002 – Ferrari Fratelli Lunelli
Chardonnay 100%
Perdonate il gioco di parole, ma questo è davvero la Ferrari dei Trentodoc. Un motore complesso e grintoso, dotato di velocità e resistenza che parte allo Start su sentori di cioccolato bianco, gira poi la chicane dei frutti esotici a profusione e taglia il traguardo su delizie di frutta matura, litchi, papaya, mango, balsamicità spiccata. Il suo “carburante” vive su una bocca decisamente avvolgente, fresca, sapida, corposa, ampia, lunghissima, emozionante. Un “giro di pista” dei sensi percorso attraverso un calice che – statene certi – vi darà grandi emozioni al naso e al palato. Questo spumante è la dimostrazione chiara che le bollicine italiane Metodo Classico nulla hanno da invidiare ai più grandi Champagne francesi.

Per concludere, va dato merito all’impeccabile organizzazione dell’evento curata dall’Istituto Trentodoc, alla sua responsabile comunicazione, la brava e premurosa Sabrina Schench, ai sommelier dell’Ais Trentino che hanno curato il servizio, con il presidente Mariano Francesconi, e al giornalista del Gambero Rosso, Marco Sabellico, che ha presentato i vini dimostrando di avere una particolare predilezione per questa tipologia di spumanti. Un applauso virtuale, ma non formale, ai bravissimi produttori del Trentodoc!

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A proposito dell'autore

Umberto Gambino

Lo scrivo subito, tanto per non generare equivoci: non mi piace improvvisare. Sono sempre uno che dà il massimo in tutti i campi. Prima di tutto adoro il mio lavoro di giornalista: si può dire che sia nato con questa idea fissa. Non ho mai voluto fare altro nella vita. Però di cose ne seguo parecchie contemporaneamente: potrei definirmi un esempio anomalo di uomo "multitasking". Dopo una trentina d'anni da cronista sul campo, sono attualmente caposervizio del Tg2 Rai. Sul versante enologico, sono sommelier Master Class dell'Ais e coordinatore della guida Vinibuoni d'Italia Touring. Si può ben dire che il mondo del vino è il mio ambiente naturale, e non poteva essere altrimenti, in quanto figlio e nipote di viticoltori siciliani. E' anche in loro onore, per ricordare sempre le mie radici, la mia terra natìa, gli odori e i sapori di quando ero bambino, che mi sono inventato - con l'amico webmaster, Maurizio Gabriele - il massimo della "digital creativity": una formula inedita per un web magazine di reportage in stile blog sull'enogastronomia: www.wining.it che state leggendo. In più sono anche un ottimo fotografo. Può bastare?

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