di Patrizia Pittia 

teranum-03 Ebbene si cari lettori, si è accertato che il Terrano, uva rossa del Carso, ha effetti benefici sul metabolismo cellulare del corpo umano. Tutto questo grazie a un progetto di ricerca transfrontaliero Agrotur, che ha visto la collaborazione delle Università di Udine, Trieste e Nova Gorica (Slovenia).
Ho accettato con piacere l’invito dell’Associazione Viticoltori del Carso-Kras  per questa giornata full-immersion dal titolo “Teranum-Vini Rossi del Carso (Rdeca vina Krasa)”, la cui settima edizione si è svolta aTrieste, nella splendida location dell’Hotel Savoia Excelsior Palace.  Un programma intenso e interessante. Prima, a cura dell’Associazione Italiana Sommelier del Friuli Venezia-Giulia, sono state presentate le anteprime dei Terrano  dell’annata 2013 a cui non ho potuto  partecipare.

Quello che mi premeva era il convegno su “Gli effetti benefici del Terrano” con interventi della professoressa Sabina Passamonti (Università di Trieste) del dottor Paolo Sivilotti (Università di Nova Gorica) del dottor Klemen  Lisiak (Istituto Agrario della Slovenia) e del dottor Stefano Cosma, quale storico del vino. Alla fine del convegno, in programma una degustazione interamente dedicata all’assaggio dei Terrano e dei vini rossi di oltre 30 produttori del Carso Italiano e del Kras Sloveno. Il tutto in abbinamento a prodotti gastronomici tipici della zona.

 

Il convegno
Qualche pillola utile di “scienza”. Dopo anni di studi si è accertato che le uve del Terrano sono contraddistinte da una massiccia presenza di polifenoli che sono dei metaboliti secondari: gli stessi che influiscono sulla percezione del corpo del vino. I polifenoli inoltre hanno influenza stabilizzante e sono la base per la maturazione del vino. Non solo: risultano importanti anche per la salute dell’uomo come principi biologicamente attivi. Le uve del Terrano possono contare anche su una massiccia presenza di antociani, quelle molecole  alle quali è dovuta la colorazione violacea del vino. Nel sangue umano queste molecole sono rinvenute nei tessuti solo in tracce e transitoriamente. Gli antociani incidono sul metabolismo cellulare e il loro effetto sulla salute è  ampiamente dimostrato: essi contribuiscono al bilanciamento tra salute e malattia. Si è poi dimostrato che con l’ingestione di un solo bicchiere al giorno di Terrano si sviluppa un’azione antiossidante che interagisce con altri meccanismi biochimici e sviluppa un’azione ositiva a limitare i fattori di rischio di varie malattie metaboliche e cardiovascolari.

Storia, cultura, legame con il territorio
Nel secolo scorso il Terrano  era il vino più caro e apprezzato a Trieste. L’origine della coltivazione del vitigno è un Refosco del Carso caratterizzato dal peduncolo verde di origine antichissima: duemila anni fa. Plinio il Vecchio annotava che il vino carsico era fortemente apprezzato dai suoi contemporanei, come in precedenza anche dagli antichi Greci. Il vino,  conosciuto con il nome di vino pretoriano dell’Alto Adriatico, era prodotto sui colli rocciosi non lontano dalle risorgive del Timavo, quindi sull’altipiano carsico. In epoca medievale questo vino era considerato ottimo nell’intera Europa Centrale. Le antiche cronache  cittadine raccontano della consuetudine di accogliere gli ospiti  di riguardo offrendo in omaggio  i vini più pregiati della Regione e di come questi venivano usati come tributi che il contadino doveva pagare al suo Sovrano testimoniando in questo modo  non solo l’esistenza ma anche la notorietà del vino Terrano. La zona vocata per la sua coltivazione è quella in cui è presente la terra rossa, situata nelle province di Trieste e Gorizia e nella parte più occidentale della Slovenia.

Caratteristiche organolettiche
Il colore è di un rosso rubino con riflessi violacei, ricco di profumi fruttati (i tipici frutti di bosco). Fra le caratteristiche del Terrano, una notevole freschezza dovuta all’elevata concentrazione di acidi presenti nelle uve. Questa acidità lo rende perfetto negli abbinamenti con i piatti tipici del territorio (carni di maiale, gulasch, salumi e formaggi locali).

Il tasting dei nove Terrano più emozionanti
Colja Jozko a Samatorza Sgonico (TS). Mi accoglie la bella Noris Vesnaver, moglie del produttore. Assaggio il Terrano 2011: al naso piacevoli sentori di piccola frutta rossa; in bocca una freschezza molto accentuata e una bella persistenza gusto olfattiva;

Castello di Rubbia San Michele del Carso (GO). La giovane e infaticabile Natasa Cernic mi fa degustare il Terrano 2011. La sua azienda é una chicca nel panorama enoico, sesto d’impianto fittissimo, 9800 piante per ettaro, resa limitata per ceppo che portano a concentrare la qualità in pochi grappoli. Al naso mi inebriano le note di frutta rossa sotto spirito; al primo sorso avverto una piacevole freschezza che mi invoglia a berne ancora. Un vino dal finale avvolgente. Assaggio anche il Terrano 2008. Qui oltre alla frutta sotto spirito escono fuori gli aropmi delle spezie dolci. Una parte di questo vino è stata affinata in botte: il risultato è un equlibrio e una estrema piacevolezza al palato.

Bajta, altra azienda  del Carso Triestino. Hanno voluto cimentarsi in un  metodo classico 2011 da uve Refosco, 15 mesi sui lieviti: al naso note di fragoline di bosco; in bocca è fresco, morbido e piacevole.  Sicuramente un ottimo vino da aperitivo per l’estate.

Rikardo Vrabec, a Dutovlje nel Carso Sloveno. Il vino nel calice è un  Terrano 2009, che affina per un anno in barrique. Sentori di frutta matura e spezie; al palato tannini ancora presenti, ma morbidi, che si risolvono in una notevole persistenza gusto-olfattiva.

Benjamin Zidarich è il Presidente dell’Associazione Viticoltori del Carso. Con lui bevo un  Terrano che, dopo quattro settimane di macerazione, è rimasto in botte per due anni e poi ha fatto un ulteriore affinamento in bottiglia. Al naso piccola frutta sotto spirito, in particolare sento la ciliegia; al sorso è fresco, minerale, lungo. Un vino che di certo durerà nel tempo.

Orel  Alenka, a Sezana (Slovenia), presenta il Terrano 2011. Al naso è decisamente vinoso con note di frutta rossa e sottobosco; in bocca i tannini ancora giovani, molto minerale.

Edi Kante, lo definirei la storia del Carso: è sempre alla ricerca del perfetto equilibrio. Molti produttori hanno avuto la fortuna di potersi confrontare con lui e trarne beneficio. Il suo Terrano 2008 si è affinato tre anni  in barriques di rovere di Slavonia; poi un ulteriore periodo in botte e in acciaio. Al naso una moltitudine di profumi, dalla frutta al sottobosco, alle spezie dolci; il vino ha un gusto equilibrato, avvolgente, fresco ed elegante. 

Rencel del Carso Sloveno mi sorprende con un passito da uve Terrano 2004. Un vino da uve appassite e con lunga permanenza in barriques. L’aspetto è rosso granato. Sentori di spezie amare e marmellata di more; al sorso un bel ritorno di spezie e toni morbidi e freschi tali da non renderlo stucchevole. Un vino da abbinare al cioccolato fondente o ad una sacher –torte.

Grazie al Terrano e agli amici vignaioli, le ore sono trascorse in fretta e mi ritrovo davvero felice di aver passato un pomeriggio con la dinamica “Associazione Viticoltori del Carso”. Al tirar delle somme (piacevoli) il Terrano è davvero il vino che più di ogni altro caratterizza il Carso, grazie ad un terroir davvero unico: la terra rossa, la forte ventosità, la vicinanza al mare. Un ringraziamento per l’organizzazione e l’ospitalità.


Links:
www.jcolja.eu
www.castellodirubbia.it
www.bajta.it
vrabec.vrabec@siol.net
http://zidarich.it/
www.vinskakletorel.com
www.kante.it
rencelwine@gmail.com

 

 

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A proposito dell'autore

Patrizia Pittia

Sono fiera di essere una friulana DOC. Nata a Udine un bel po' di anni fa, ma con lo spirito e la mente come quelli di una ragazzina. I miei genitori - gente semplice e di grandi valori - mi hanno insegnato a muovermi con serietà e rispetto verso gli altri. La mia voglia di indipendenza e il non voler pesare sulla famiglia (ho tre fratelli) mi hanno portato a lavorare molto presto : sono contabile aziendale per un'azienda di prodotti petroliferi. Fin da ragazzina avevo il pallino per la cucina: mi divertivo (e mi diverto) a preparare risotti e molto altro. Così, una decina di anni fa, mi sono iscritta all'Associazione Italiana Sommelier perché mi incuriosiva l'abbinamento cibo-vino. E pensare che a quei tempi ero quasi astemia! Dopo il diploma di sommelier mi si è aperto un "universo" che non avrei mai immaginato e il mondo del vino ha preso il mio cuore (e anche il mio tempo). Organizzo spesso visite nelle cantine della mia regione e nella vicina Slovenia. Su invito di Umberto Gambino, collaboro con Wining, una sfida a cui mi sono sottoposta molto volentieri. Così ora le mie visite in cantina e le degustazioni le condivido con i lettori del nostro sito. I miei gusti? Adoro le bollicine metodo classico , i vini aromatici e i passiti. Sono diventata anche una patita del mondo dei Social. Credo che la comunicazione digitale sia fondamentale, in particolare per i vignaioli che vogliano davvero promuovere i loro prodotti, la loro azienda nel territorio. Oggi il marketing online e il turismo enogastronomico sono veicoli di comunicazione fondamentali. E Wining aiuta tantissimo in questo. Dal luglio 2015 sono giornalista pubblicista.

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