di Barbara Nocco
“Tutto ciò che è comodo è stupido”.
Se si tratta di educare i propri figli all’attribuzione di un valore alle cose sono perfettamente d’accordo con lo psichiatra Paolo Crepet, ma se vado in un contesto come quello del Taste of Roma, dove mi aspetto di vivere un’esperienza gourmet con i fiocchi, mi trovo costretta ad arricciare il naso e scendere dal tacco 12 (fortuna ho sempre un paio di sneakers in macchina!).
Meravigliosa la location, con gli stand allestiti negli splendidi giardini dell’Auditorium parco della Musica di Roma. Fantastici gli chef e le loro brigate che hanno saputo mantenere altissimo il livello dei piatti malgrado i limiti delle cucine attrezzate.
Troppa, troppa, troppa, la gente costretta a mangiare in piedi e troppe le file da fare. Probabilmente non ci si aspettava un afflusso così copioso, ma Taste anche quest’anno è stato un vero successo.

Il format è accattivante e intelligente: una splendida cornice dove ospitare i ristoranti più famosi di Roma permettendo di assaggiare piatti gourmet a prezzi accessibili. Indubbiamente non è un’esperienza completa, come una cena nei ristoranti, ma è anche vero che qui puoi assaggiare nella stessa serata più piatti dei diversi chef ad ottimi prezzi sotto il bellissimo cielo di Roma.
Proprio perché l’impianto funziona mi aspettavo un po’ più di lungimiranza nel prevedere il grande afflusso alle casse che ha creato file di parecchi minuti così come il problema dei posti a sedere e dei tavoli che erano decisamente pochi  in confronto ai tanti  visitatori. Purtroppo in piedi non è stato assolutamente semplice usare i coltelli, la plastica rinforzata regge bene ma senza una base d’appoggio non taglia neanche un budino e non è stato altrettanto semplice tenere in mano i piatti più caldi. Insomma piccoli disagi che non mi hanno fatto gustare appieno la serata. Credo davvero che più posti a sedere avrebbero regalato agli ospiti la giusta comodità e il relax per godere al meglio l’esperienza.

ostrica-sedano

Ben riuscita, invece, l’organizzazione dei vari eventi in programma, degli spazi degustazione, delle scuole di cucina e dei laboratori in cui il problema dell’overbooking mi è parso invece ben gestito. Ho trovato molto divertente l’idea del tristellato Heinz Beck che è riuscito ad incastonare un ristorante completo con tanto di cucina, sala e servizi a bordo di un enorme bus a due piani e che ha battezzato col geniale nome di DegustiBus. Ammetto anche di aver invidiato e non poco quei fortunati che sono riusciti a prenotare un tavolo per la cena e non solo perché avrei potuto tenere su il tacco… e visto il menù ci sarei andata anche scalza.

Purtroppo non ho potuto assaggiare tutti i piatti per questioni di decoro: non amo uscire rotolando, ma tutto quello che ho assaggiato mi è piaciuto e molto. Tra questi mi ha estasiato l’Ostrica su ristretto di sedano e yuzu con caviale Calvisius e nuvola di acqua di  pomodoro liofilizzata di Heinz Beck chef del ristorante La Pergola. In bocca mi ha regalato una  lunga, piacevole sensazione di freschezza, sapidità e pulizia. Mentre lo spaghetto, melanzane bruciate, gambero rosso e pistacchio, preparato da Davide del Duca di Osteria Fernanda, mi ha lasciato una sensazione piena, avvolgente e piacevolmente cremosa. Da provare entrambi!

Spaghettone di melanzane, gambero rosso e pistacchio di Davide Del Duca

www.tasteofroma.it

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

A proposito dell'autore

Barbara Nocco

La curiosità…E’ la curiosità e l’amore per la scoperta che mi muovono a cercare e sperimentare, per questo adoro il buon bere e mangiare in tutte le sue declinazioni. Mi definirei edonista e sensation seeker ma l’amore per le cose ben fatte e il piacere di condividere con chi stimo ed amo mi spingono a guardare oltre la semplice esperienza sensoriale. Cercare, provare, scegliere, condividere e sublimare sono fattori cui non posso né voglio rinunciare. Forse per la mia esperienza quale psicologo del lavoro, dove lavorare con le persone significa immergersi nella loro realtà e facilitare la comprensione del senso di ogni esperienza. Forse per il mio modo di guardare alla vita, dove buono e bello sono nutrienti per corpo e spirito, motivi che mi hanno indotta a diventare prima sommelier e poi barmaid. Forse per nulla di tutto questo. Ringrazio sentitamente Umberto, l’opportunità di scrivere per Wining mi costringe a fermarmi e riflettere più a fondo su me stessa attraverso l’esperienza stessa delle scrittura. Se è vero che per evolverci dobbiamo muoverci alla costante ricerca di nuovi equilibri dinamici è anche vero che ogni tanto bisogna fermarsi e godersi il paesaggio e se lo si fa in compagnia di un buon calice di vino e i giusti amici è ancora meglio (ma anche in compagnia di un buon sigaro e un bel distillato!).

Post correlati