di Giorgia Costa
La prima volta l’ho visitata nel 1992, adolescente, per ben due estati, in escursione durante la classica vacanza-studio. Mi colpirono i suoi parchi: l’Hyde Park, con i suoi scoiattoli e london-16la sua tranquillità, ma soprattutto il regale St Jame’s Park con la sua vista mozzafiato sul Buckingham Palace. La sua imponenza ed eleganza. L’ordine e la raffinatezza di Westminster con la sua Abbey ed il famoso Big Ben. Il mio primo vero incontro con l’Arte: alla National Gallery che si affaccia su Trafalgar Square e l’alta colonna dedicata a Nelson. L’arte “libera”, o meglio gratis, a cui tutti possono accedere, indiscriminatamente. Come non apprezzare, specie a quell’età, la trasgressiva Carnaby Street. Descritta da Charles Dickens come zona malfamata, divenne negli anni sessanta-settanta fulcro di negozi di moda alternativi e musica “indipendente”. Così vivace e colorful!
Ero rimasta affascinata dal contrasto: la frenesia della metropoli, l’estrema pace del countryside.

Così ci tornai ventenne, era il 1996: il mio primo fly&drive. Ventun giorni (la vacanza più lunga della mia vita) in giro by tube nella capitale e by car in Inghilterra, Scozia e Galles. Tutti i risparmi del mio primo anno di lavoro, contati al centesimo. Prima notte prenotata e tutte le altre all’avventura. B&B quando si poteva, in auto quando non si trovava. La Theatreland, con i suoi musicals, che emozione quello di Cats nella West End! In scena dal 1981 al 2002. Poi spettacolo itinerante in tutto il Mondo. Recentemente in Italia. L’incontro con i pubs, un must, la birra, le prime nozioni e distinzioni. I locali “internazionali”, il Planet Hollywood, l’Hard Rock Cafè. Il divertimento, ma anche gli incontri più genuini al bancone del pub con la gente del posto, specie nei piccoli paesini: York, Durham, St Andrews.

Poi 16 anni di lontananza fino a Settembre dello scorso anno. Un invito di una cara amica e una vera
last minute: le migliori! Un giorno e mezzo sufficienti per farmi rivivere la magia della tranquillità e del benessere di Notting Hill con il suo mercato del sabato in Portobello Road. Sufficienti per farmi notare quanto la cucina sia profondamente migliorata negli anni.  Numerose le bancarelle dall’invitante organic food (il nostro biologico). Vi suggerisco di mangiare la classica Ale Pie Steak al The Duke of Wellington, pub all’incrocio tra Portobello Road ed Elgin Crescent. I tipici negozietti di antichità, Alice’s in primis. E pensare che in passato questa zona era considerata un ghetto, la “bidonville”, ed ora è invece uno tra i quartieri più lussuosi.

Passeggiare ancora sul
Tower Bridge, lungo la Queen’s walk, ammirandolo ora, dalla nuova ed ordinata More London Place, con la sua City Hall, l’anfiteatro The Scoops, The Unicorn, un teatro per bambini, The Rill verso il ponte. Un misto di attività commerciali, finanziarie  e tanto spazio all’aperto dove i più giovani si divertono con skate e pattini a rotelle. E poi il suggestivo St. Katharine Docks. Nel 1125 sede di un ospedale e monastero, poi con la Rivoluzione Industriale sede di nuovi docks (magazzini) atti ad accogliere, fino al 1930, theluxury goods: zucchero, rum, tè, spezie, profumi, avorio, perle, vino e brandy. Tra le due Guerre Mondiali, le navi diventarono troppo grandi e quindi in questi ultimi 180 anni è divenuto un vero e proprio gioiellino dove quotidianamente si possono ammirare un centinaio di costosi yachts ed historic barges.

Un’oasi di pace e silenzio nel mezzo della trafficata città. Un posto magico, segreto, dove ci arrivi solo se ti ci portano, quasi, tutti coloro che lo frequentano, lo volessero serbare per sè, gelosi di cotanta tranquillità e benessere. E così mi ritrovo a passeggiare nella piazzetta con la tipica cabina telefonica rossa, salire e scendere dai pontili che ne collegano i vari lati. Mi gusto un caffè chiacchierando con il titolare turco. Mi guardo attorno e mi sembra di essere seduta altrove, la mia mente fugge verso altri porticcioli, avvolgenti, accoglienti e graziosi. Di paesini di mare, francesi o italiani. Turistici? Forse, per il mescolarsi di lingue diverse, ma più intimi di quanto si possa pensare.

Non c’è nulla da fare. Qualche settimana fa ci ritorno. Voglio vivere la magia Natalizia. Voglio vedere brillare le Christmas Lights. Chiamo la mia amica e mi autoinvito. Lei, italiana che vive là da 10 anni, con la sua infinita gentilezza, mi accoglie. E così un weekend di mondanità. Il sabato sera l’aperitivo al 32esimo piano del The Shard o Shard of Glass (la scheggia). Dalla forma piramidale irregolare è rivestito completamente in vetro. Con i suoi 310 metri d’altezza ed 87 piani, è il più alto grattacielo dell’Unione Europea. Proget
tato da Renzo Piano, offre the view, una visita mozzafiato su La City. Da non perdere!

La domenica, shopping. Si scende a
Picadilly Circus, si percorre Regent Street e si prosegue lungo la curva verso Oxford Street. Travolgente Hamleys, un toy store multipiano dove vengono addirittura proposte le dimostrazioni dei nuovi giocattoli. Bimbi e genitori impazziti mi convincono ad evadere. Ma la curiosità mi assale: voglio rivedere Carnaby Street 21 anni dopo. La trovo completamente diversa, così elegante, sicuramente non più carismatica e trasgressiva. Ordinata e curata. Le decorazioni sono in totale sintonia con gli edifici ripuliti, risistemati, sobri. Sfacciatamente formale, ma mi piace perchè mi ha saputo colpire pur nel suo totale cambiamento, ha ora una sua nuova dimensione. Si pone in  un nuovo modo. In perfetta sintonia. E penso: non è forse anche questo un altro esempio di quanto questa città sia grande, perchè in grado di “cambiare”, modificare l’assetto urbanistico di certi quartieri rendendoli ancor più attraenti ed economicamente allettanti?

Entro in uno dei tanti negozi della catena “Pret a manger”. Croissants dolci e salate. Sandwiches mediterranei, insalatine e frutta di vari tipi e gusti. Yougurt traboccanti di frutti di bosco. Sono catturata dal profumo che respiro lì dentro. Esco ed alzo gli occhi. Le decorazioni qui sono particolarissime: degli uccellini colorati collegano i vari edifici e negozi. Il cielo è straordinariamente azzurro. Guardo all’orizzonte, la luce del pomeriggio cede a quella della sera regalandomi un rosa tramonto. E’ buio quando entro per ammirare l’elegantissimo
Claridges Hotel luogo preferito dalla Regina per il suo tea.

Non posso non tornare in
Covent Garden. Raffinate decorazioni natalizie verdi e rosse, palle di vetro argento e rosse mi fanno respirare un’atmosfera fiabesca. Sarà pure la visione della Fata Turchina! I negozietti di cui ricordavo sono ora eleganti boutiques in questo mercato coperto. Rimango spiazzata, positivamente. Tutto attorno è pulitissimo.
L’indomani decido di regalarmi la colazione in Portobello Road. Posto che sempre mi porto nel cuore. E’ lunedi mattina. Tutto tace. Tutto dorme. Molti negozi chiusi. Giovani mamme passeggiano coi bimbi nella carrozzina. Mi gusto questa volta non la vivacità del mercato, ma la quiete dell’Artisan Bakery sulla piazzetta che ammiro dalle grandi finestre. E’ ora di tornare. L’efficienza dei mezzi pubblici è travolgente: tube e trains nel loro incontro a Victoria Station e sono a Gatwick Airport in meno di un’ora.

Penso che sono riuscita a respirare “leggero” pur nell’incessante “noise” di una metropoli multietnica di quasi 9 milioni di abitanti. Cinque aeroporti internazionali e sede del più antico sistema di metropolitana del mondo, The Tube, che abbraccia 13 milioni di residenti. 
Metropoli dove tutti corrono, tutti partono il mattino e tornano la sera condividendo ogni momento della giornata, dalla colazione a spesso anche la cena, con il proprio collega, vicino di posto nel bus, nella metro, nel treno ma dove la sera, il fine settimana o in quei rari momenti di intima tranquillità, di stacco dall’incessante corsa della quotidianità, ti senti tanto solo quanto, allo stesso modo, hai la possibilità di “isolarti”.

Metropoli meritocratica dove anche il tuo sogno (se vale) può avverarsi, dove anche tu (se vali) puoi realizzarti. Metropoli chiara nelle indicazioni ed organizzata. Metropoli dove l’edifico storico convive con quello moderno, dove la tradizione è parte dell’innovazione, dove il “brutto” viene affrontato e spesso cede il posto al “bello”. Metropoli non idilliaca, ma concreta. Metropoli dove non riuscirei a vivere per più di tre giorni, ma dove mi entusiasma recarmi per tre giorni l’anno.
Keep left and Mind the gap. Anche questa è Londra.

Links:
www.visitlondon.com
www.thedukeofwellingtonpub.com