di Maria Sara Farci 

suber-01“Salludi e trigu… e tappu de ottigu”. Per i sardi non c’è augurio più grande che possedere tre semplici cose: salute, grano e tappi in sughero, ovvero vino buono da imbottigliare in abbondanza. Un detto che si perde nei secoli, come le sughere che riempiono i boschi di questa terra, dalla costa fino al cuore pulsante dell’isola, nellaBarbagia verde nei caldi giorni d’estate. Qui, a Ovodda, un paesino di milleseicento abitanti in provincia di Nuoro, abbiamo conosciuto Francesco Moro proprietario della Suber Extra, che dei tappi in sughero ne ha fatto un vero business. Venti milioni di tappi all’anno prodotti da una piccola azienda nata nel 1998, che da subito si è inserita nel mercato di élite della produzione di tappi a uso enologico, non solo a livello locale, ma anche internazionale. Dalla Sicilia al Piemonte, passando per la Toscana, per poi superare le Alpi e arrivare nelle migliori cantine della Francia,  della Svizzera e della Germania. E non è un caso se al Vinitaly di Verona molte delle cantine presenti alla manifestazione usano i tappi prodotti dalla Suber Extra, come i vini di Mamoiada, in particolare il Carnevale e il Mamuthone, e i vini di Meana Sardo della cantina Nolza. Tappi di diversa misura a seconda della cantina di destinazione: lunghi per i vini da invecchiamento, corti per quelli di qualità più bassa. “Noi puntiamo sul prodotto di nicchia – spiega Francesco Moro – e da quando è nata l’azienda questo è sempre stato il nostro obiettivo, anche perché se avessimo deciso di puntare su un prodotto commerciale, come fanno i grandi sugherifici portoghesi, saremmo stati subito ammazzati dalla concorrenza”.

Un lavoro lungo che inizia con  la ricerca del sughero migliore e la suaestrazione, che avviene solo tra maggio e agosto, quando la pianta rilascia una linfa che rende più facile il prelievo della corteccia. Il sughero, proveniente da tutta l’isola, arriva in fabbrica dove viene fatto asciugare all’aperto per diversi mesi, fino a quando è pronto per essere lavorato.

Il primo processo è la bollitura in vasconi contenenti acqua a 100 gradi, per uccidere i batteri e i microrganismi che la corteccia potrebbe aver preso durante l’asciugatura. Quello che colpisce di questa azienda è proprio l’attenzione che mette nel produrre tappi di elevata qualità, garantita da un gran numero di sterilizzazioni che vengono fatte al sughero e poi al tappo prima di essere immesso nel mercato.  “Creare un buon tappo va solo nel nostro interesse – continua il titolare della Suber Extra – perché altrimenti rischiamo non solo di perdere il cliente, ma anche di pagargli i danni.  Fino ad oggi la nostra azienda ha sempre garantito un prodotto di alta qualità e diciamo che nelle cantine in cui siamo riusciti ad entrare ci siamo anche rimasti”.
Un prodotto che cerca di mantenere il più possibile le sue caratteristiche naturali attraverso la lavorazione, anche manuale, del sughero e il controllo, dopo le prime fasi, degli occhi esperti di due donne che valutano la perfezione del tappo semilavorato. Dopodiché avviene l’ultima sterilizzazione che può essere fatta in due modi: una di tipo naturale, attraverso la bollitura, che crea un tappo più brutto, ma di maggiore qualità, scelto dalle cantine più pregiate e apprezzato dai migliori enologi; oppure può essere trattato con i perossidi, ovvero la comune acqua ossigenata, che sbianca il sughero, lo rende esteticamente più bello, ma ne abbassa la qualità.
Naturale o trattato che sia, da quando la corteccia entra in fabbrica a quando esce sotto forma di tappo, il sughero subisce una lavorazione di ben tre giorni in un’impresa a impatto ambientale zero. La Suber Extra, che al suo interno conta circa una ventina di dipendenti, è stata  infatti premiata quest’anno dalla Regione Autonoma della Sardegna come miglior azienda che opera nel campo della green economy. Le polveri, che si creano durante il processo di lavorazione, vengono convogliate nella centrale di biomasse e qui vengono bruciate per produrre energia, utilizzata soprattutto per riscaldare gli ambienti e per il processo di bollitura. “È un po’ come succede per il maiale – scherza Moro – del sughero non si butta via niente!”.
Link: http://www.suberextra.com