Stefano Di Marzo

di Alessia Canarino 
Il 29 settembre scorso il Consorzio di Tutela Vini di Irpinia ha ottenuto l’incarico ministeriale di vigilanza erga omnes, ovvero di controllo dei vini a denominazione DOC e DOCG messi in vendita. Nel giro di poco tempo, il Consorzio, presieduto da Stefano di Marzo, dell’azienda Torricino, si è attivato alacremente, per far valere la propria autorità ed il proprio ruolo sul mercato. Dopo quasi tre mesi, eeco un’intervista a tutto campo con il Presidente che ci spiega le prospettive e le iniziative del Consorzio.

Presidente, quali attività sta svolgendo il Consorzio dal riconoscimento ministeriale dello scorso settembre?
L’attività principale, riconosciuta dal Ministero, è quella di vigilanza erga omnes, ovvero di controllo sul mercato, attraverso agenti vigilatori, incaricati dal Consorzio stesso, della corrispondenza tra il vino e la sua denominazione con le informazioni riportate in etichetta, con l’intento primario di difendere le quattro denominazioni irpine (DOCG Fiano di Avellino, Greco di Tufo, Taurasi e DOC Irpinia) e tutelare i consumatori da eventuali frodi.
Mentre la vigilanza sul mercato rimane una priorità, di non meno importanza sono gli obiettivi comuni, volti all’internazionalizzazione delle aziende socie, con la partecipazione collettiva a fiere internazionali, eventi di promozione e accesso ai PSR, che abbiano come focus il brand “Irpinia”.

Saranno rivisti anche i disciplinari di produzione?
Certamente. Già lo scorso martedì l’assemblea dei soci ha approvato delle modifiche cruciali ai disciplinari di produzione, inserendo nelle DOCG del Fiano di Avellino e Greco di Tufo la denominazione “spumante”, per i vini base, spumantizzati con metodo classico, in Irpinia, imbottigliati in provincia di Avellino e che abbiano trascorso almeno 18 mesi sulle fecce. Inoltre abbiamo previsto l’inserimento della menzione “Riserva” per i due bianchi, affinati almeno tre mesi e messi in commercio dopo un anno dalla vendemmia, come da trend degli ultimi anni, soprattutto delle piccole aziende irpine.

Qual è la composizione del consorzio attualmente?
Ci sono circa 530 soci, tra vignaioli, produttori ed imbottigliatori. Naturalmente la quota degli imbottigliatori è prevalente, sebbene su alcune denominazioni si arrivi anche ad avere il 75% dei viticoltori. Ma azioni di promozione per favorire l’iscrizione dei viticoltori sono già state pianificate: innanzitutto, investendo nella formazione, con corsi per il conseguimento del patentino fitosanitario e corsi di potatura; mentre le aziende saranno supportate soprattutto nell’ambito della richiesta di finanziamenti, accesso ai PSR e nelle attività di promozione all’estero. Il C.d.A. è miscellaneo, costituito da 20 imprenditori tra le grandi aziende, medie e piccole realtà, proprio per garantire la migliore rappresentatività di tutte le esigenze. 

Come si pone il Consorzio nei confronti di piccole realtà consortili del territorio?
In Irpinia ci sono circa 20 piccoli enti (Di.Vi., Terre di Tufo), che aggregano aziende sui propri territori, ma il Consorzio dei vini d’Irpinia è sempre stato uno. Altre realtà consortili sono fondamentali, per connettere più agilmente i piccoli produttori, promuovere comuni e dare voce a chi partecipa ancora marginalmente al Consorzio e alle sue iniziative.

Il tessuto imprenditoriale vinicolo irpino è formato prevalentemente da aziende a carattere familiare. Come concilierà il consorzio la presenza rilevante di queste realtà, con le esigenze di aziende più grandi?
In Irpinia ci sono molte più connessioni di quelle che immaginiamo. La spaccatura tra aziende piccole o grandi è meno percettibile, quando si uniscono le forze in un unico obiettivo: la promozione del territorio. Le piccole aziende, che costantemente emergono per qualità, stanno percorrendo un solco tracciato, in passato, da realtà più grandi, adoperandosi a comunicare, esportare e vendere le nostre denominazioni. D’altro canto, la visibilità del territorio e il lavoro di qualità, portato avanti dai piccoli produttori, rappresenta una forma di comunicazione di altissimo profilo, anche per le aziende più blasonate. Non c’è spaccatura, ma piuttosto una serie di legami che vanno valorizzati.

Vi racconto un aneddoto: ero all’università e condividevo l’appartamento con un ragazzo francese che seguiva l’Erasmus in Italia. In occasione della visita dei suoi parenti in Italia, portai una bottiglia di Greco di Tufo dell’azienda Di Marzo. I parenti, già estimatori di vino, la apprezzarono tanto e per ricordare quale vino fosse, appuntarono su un foglio “Greco di Tufo”, piuttosto che il nome del produttore. Questo episodio mi colpì tanto e capii come la comunicazione corale di un territorio avrebbe giovato a tutti coloro che vi si adoperano.

Tutto ciò che bisogna fare ora è lavorare per l’innalzamento medio della qualità e la valorizzazione delle interconnessioni sul territorio.

www.consorziovinidirpinia.it