di Umberto Gambino
arianna 1 “Vivo in un palmento. La zona di Vittoria e del ragusano è piena di queste strutture di pietra antiche come il tempo, dove una volta si pigiava il vino. Tutti quelli che non sanno ed entrano a casa mia per la prima volta, mi chiedono cosa siano quei buchi nel pavimento. Sono le vasche dove fermentava il mosto”. E’ la frase che inizia il secondo capitolo di “Natural Woman”, il libro in cui Arianna Occhipinti racconta come e perché ha deciso di dare una svolta (forte) alla sua vita per diventare agricoltore, anzi viticoltore, come lei stessa ama definirsi. Dire viticoltrice suona proprio male ma non solo: fino a pochi anni fa, coltivare la terra in Sicilia (e in tutto il Sud) era considerato un lavoro esclusivamente maschile. 
Aveva 22 anni allora, Arianna, quando cominciò con un ettaro di vigneto a Vittoria, in contrada Pedalino. Oggi, dopo otto anni, è orgogliosamente proprietaria di un’azienda trenta volte più grande: il suo vino naturale è considerato fra i migliori al mondo. Lei si è sempre proposta con garbo, qualche timidezza, un pizzico di umiltà e tanta semplicità. Ma con grande determinazione. Basta scorrere le pagine del suo libro da cui vi propongo questo estratto significativo. 

“Scusa Arianna, che vino è il tuo” è la domanda che quasi tutti i giornalisti le pongono. E lei: “Vorrei semplicemente rispondere VINO”.
D’accordo, ma cosa vuol dire?
“Il vino naturale è una definizione forse più estrema e olistica di vino biologico. Ma, attenzione, non è una certificazione. E anche se lo fosse non mi etichetterei (in fondo anche questo è coerente con la naturalità). Voglio semplicemente “etichettarmi” col vino che faccio, non per un metodo e una moda”.
Ma volendo dare una definizione?
“Il vino naturale parte dal rispetto del terreno e della vigna. Dall’idea che la porzione di terra che abbiamo c’è stata data in dono e un giorno la lasceremo a chi verrà dopo di noi, con l’obbligo di donargliela sana e più curata di quanto non l’abbiamo trovata”.
Pensieri profondissimi, idee chiare, voglia di raggiungere un obiettivo. Arianna Occhipinti è tutto questo e il libro che la descrive rappresenta lo specchio della sua anima, di una filosofia che si è scontrata (fin dall’epoca in cui studiava enologia) con l’iniziale diffidenza di uno dei suoi illustri professori all’università di Milano: Attilio Scienza. “Qua in aula c’è qualcuno che non la pensa come noi”, disse a metà lezione il luminare dell’enologia riferendosi proprio alla Occhipinti. Era il 2003: e sulla rivista “Ex Vinis” il grande Luigi Veronelli pubblicò la lettera con cui l’allora giovane studentessa di Marsala esprimeva tutta la sua perplessità su una “falsa enologia, appesantita da un evidente piede industriale che è ossessionante”. Erano i tempi del “Critical Wine”, la manifestazione dei vini biologici voluta e organizzata da Veronelli.
In questo libro, edito da Fandango, trovate tutta la forza e l’espressività mediterranea dell’ambiente naturale in cui ha vissuto e vive Arianna Occhipinti. Ci sono i filari di Fossa di Lupo, a Vittoria nel ragusano. E ci sono, presenti ed evidenti, tutti i suoi vini: Sp68, il Frappato, Siccagno, Grotte Alte, Passo nero.
Otto anni di storia e avventura che scorrono lievi alla lettura (Arianna ha un futuro da scrittrice assicurato!), tra road tour e piacevoli ricordi, emozioni pure e semplici, aneddoti e pause di riflessione.
Il racconto comincia dalla festa per il trentesimo compleanno. Da qui l’autrice, attraverso continui flashback, porta alla mente tutti quegli episodi che l’hanno aiutata a maturare la sua scelta di vita. Fino a quel motto finale che non può essere solo di Arianna Occhipinti, ma che ogni viticoltore che ama e vive la propria terra dovrebbe fare proprio: 
“Aspetti, osservi, pensi, fai strategie. Poi raccogli una volta all’anno”. Un libro per chi ama il mondo del vino, assolutamente da leggere tutto d’un fiato. 

Links:
www.fandango.it 
www.agricolaocchipinti.it

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A proposito dell'autore

Umberto Gambino

Lo scrivo subito, tanto per non generare equivoci: non mi piace improvvisare. Sono sempre uno che dà il massimo in tutti i campi. Prima di tutto adoro il mio lavoro di giornalista: si può dire che sia nato con questa idea fissa. Non ho mai voluto fare altro nella vita. Però di cose ne seguo parecchie contemporaneamente: potrei definirmi un esempio anomalo di uomo "multitasking". Dopo una trentina d'anni da cronista sul campo, sono attualmente caposervizio del Tg2 Rai. Sul versante enologico, sono sommelier Master Class dell'Ais e coordinatore della guida Vinibuoni d'Italia Touring. Si può ben dire che il mondo del vino è il mio ambiente naturale, e non poteva essere altrimenti, in quanto figlio e nipote di viticoltori siciliani. E' anche in loro onore, per ricordare sempre le mie radici, la mia terra natìa, gli odori e i sapori di quando ero bambino, che mi sono inventato - con l'amico webmaster, Maurizio Gabriele - il massimo della "digital creativity": una formula inedita per un web magazine di reportage in stile blog sull'enogastronomia: www.wining.it che state leggendo. In più sono anche un ottimo fotografo. Può bastare?

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