di Mariangela Bonfanti
La medievale Soave, caratterizzata dall’imponente castello scaligero, che l’abbraccia con le sue mura merlate, è una sorta di gate spazio temporale per gli enogastronauti in esplorazione. In quest’area geografica, tra il lembo orientale dei Monti Lessini e la Val d’Illasi, si entra in contatto con secoli di tradizioni storiche e culturali, legate ad un terroir unico dove il vino accompagna il cammino millenario degli uomini fin dai tempi più remoti.
L’itinerario, seguendo le zone di produzione del Soave – tra cantine, filari di vigne e valli che portano verso le montagne – è un salto nel passato, prossimo e lontano, dove le antiche vestigia di affascinanti manieri e gli sfarzi della nobiltà rurale del tardo seicento hanno lasciato il passo alla moderna coltura della vite e dell’olivo.

E così, magari attorno ad un grande faggio o ad un gelso, si ascoltano racconti di terre vulcaniche, ricordi di vita vissuta da nonni e bisnonni miracolosamente documentati da foto d’antan che sembrano uscite dal set dell’Albero degli Zoccoli. Io le ho trovate conservate nella cantina Sandro De Bruno a Montecchia di Crosara, accanto ad una lunga tavola apparecchiata, tra botti silenti e lo spiedo sulle braci dell’enorme camino. Sapori antichi e modernità in perfetta armonia con l’identità del territorio.

Qui tutte le fasi di produzione del vino vengono seguite nei dettagli da una tecnologia enologica all’avanguardia, con un’attenzione particolare alla valorizzazione dei vigneti, ordinati in piccoli filari, lungo le pendici del Monte Calvarina, il vulcano ormai spento che nutre le viti con il suo terreno ricco di elevati elementi minerali. L’azienda è situata in Val d’Alpone, nella zona del Soave DOC e dei Monti Lessini DOC. Tra i vini bianchi, produce il Soave DOC, il Soave Superiore DOCG e il Recioto di Soave DOCG ottenuti dai vitigni autoctoni di Garganega, un’uva con un piccolo patrimonio di profumi, dalla mandorla ai fiori bianchi, che giunge a maturazione in ottobre.

Dalla Durella, vite antica e rustica delle alte vallate dei Monti Lessini viene prodotto il Durello Superiore DOC, un vino di raffinata mineralità, dal bouquet intenso. Nella tipologia Spumante, sempre vinificato in purezza, viene lavorato col Metodo Classico, alla stregua dei grandi champagne, riposando 36 mesi in bottiglia a contatto con i propri lieviti. Lo Spumante Durello Superiore DOC, sta acquisendo negli anni sempre nuovi appassionati: soprattutto nel mercato in espansione delle “bollicine”. Piace e convince per i suoi profumi e la sua gradevolezza come vino da aperitivo e di accompagnamento ai piatti di pesce.

Nella terra del Soave le sorprese da scoprire non finiscono mai e spesso si trovano anche sotto terra. Non mi riferisco a scoperte archeologiche o fossili che in questo sottosuolo sono tante e di grande risonanza scientifica, basti pensare alla vicina Bolca. In questo caso il tesoro nascosto è una cantina realizzata nella roccia sotto l’edificio ottocentesco, dimora della famiglia Trabucchi a Illasi dove ha sede l’azienda vitivinicola omonima.

La struttura si sviluppa su tre piani per 20 metri scavati nel sasso, sotto il suolo. Attraverso un tunnel, senza alcun impatto ambientale, si accede alle varie sale dedicate alle fasi di preparazione del vino: le selezioni delle uve, la pigiatura, la fermentazione, l’appassimento. L’isotermia e l’assenza di rumori e vibrazioni del sottosuolo sono condizioni molto favorevoli all’invecchiamento ed è in questa dimensione quasi sospesa, irreale, che scopriamo alloggiata una distesa di barrique di rovere francesi. Al loro interno il prezioso Recioto di Soave DOCG prosegue la sua lentissima fermentazione. Diventerà un nettare vellutato, dal colore dell’oro con riflessi ambrati, ricco di profumi di frutta matura, capace di raggiungere i 15 gradi.

Forse per un’arcana coincidenza, mai come nel caso del Soave, il nome di un vino ha espresso meglio la sua personalità enologica e la sua identità armonica di sentori e profumi. E’ probabile che proprio la definizione data al Recioto dagli antichi Romani, descritta nel 533 d.C.,da Cassiodoro, funzionario imperiale di Re Teodorico, abbia ispirato la denominazione del vino bianco italiano per eccellenza prodotto in queste terre: “Vinum suave, nobile et pretiosum”. Il bere Soave, come lo intendiamo ancora noi, oggi.

Link:
www.ilsoave.com
www.montilessini.com
www.trabucchidillasi.it
www.sandrodebruno.it

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A proposito dell'autore

Mariangela Bonfanti

Vivo a Verona. Il vino e la buona tavola hanno incontrato la mia storia professionale di giornalista svariate volte. Ho iniziato giovanissima a scrivere e a condurre programmi radio e TV negli anni '80. Erano ancora lontani i tempi dei cuochi in televisione e dei canali tematici dedicati alla cultura del vino e della cucina, ma il programma che conducevo su Rai 3 dal titolo "E'gradito il dialetto"si concludeva con tavole imbandite intervistando sommelier e chef al lavoro tra i fornelli. Mi sono sempre divisa tra il pubblico delle platee e quello delle televisioni,Telenuovo e Telearena le due emittenti veronesi dove ho lavorato fino al 2010 occupandomi di cronaca e di trasmissioni sulla salute e il benessere. Nelle molte edizioni di Vinitaly di cui ho presentato gli eventi per Verona Fiere ho avuto modo di conoscere tante cantine e le loro storie che mi hanno affascinata. Sono entrata a far parte dell'Associazione Nazionale Le Donne del Vino nel 2012 occupandomi dello sviluppo del brand di un'azienda agricola della Valpolicella. Un' esperienza che mi ha consentito di acquisire buone competenze anche nel campo della produzione e del marketing del vino. Ma le passioni ritornano sempre e grazie proprio alle Donne del Vino ho ritrovato ciò che più amo fare: la giornalista che documenta le cose belle della vita e che fanno stare bene; il mondo del vino e' sicuramente una di queste.

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